DEF: PARERE FAVOREVOLE DELLA COMMISSIONE ESTERI DELLA CAMERA

DEF: PARERE FAVOREVOLE DELLA COMMISSIONE ESTERI DELLA CAMERA

ROMA\ aise\ - Nella seduta di ieri, la Commissione Affari Esteri della Camera, alla presenza del sottosegretario Benedetto Della Vedova, ha esaminato in sede consultiva il Documento di economia e finanza (Def) 2017. Dopo la lunga e dettagliata illustrazione del relatore, Marco Causi (Pd), a cui nessuno ha replicato in sede di dibattito, la Commissione ha  approvato la proposta di parere favorevole da lui presentata.
Queto il testo.
La III Commissione (Affari esteri e comunitari),
esaminato
per le parti di competenza il Documento di economia e finanza 2017 (Doc. LVII, n.?5 e Allegati);
preso atto dello scenario macroeconomico internazionale, caratterizzato da un recupero della crescita sia nelle economie avanzate che nei mercati emergenti, da un miglioramento della fiducia di imprese e consumatori e da condizioni monetarie che continuano ad essere accomodanti, favorendo maggiore accesso al credito e sostenendo l'espansione di consumi e investimenti;
preso atto però anche dei fattori di rischio emergenti o in via di emersione nello scenario europeo e internazionale, collegati a fattori geo-politici, alle spinte protezionistiche, alle incertezze sull'evoluzione istituzionale dell'UE e in particolare dell'area Euro, al consolidarsi di fattori che potrebbero portare all'inversione del ciclo positivo e reflattivo dei tassi d'interesse;
valutato che una piccola economia aperta come l'Italia, caratterizzata da forte fragilità finanziaria, non può discostarsi da un sentiero temporale di politiche di finanza pubblica credibili e coerenti con l'obiettivo di rendere sostenibile l'elevato debito pubblico;
preso atto con soddisfazione che la Relazione sull'Italia della Commissione UE, redatta nell'ambito del Semestre Europeo e recante le raccomandazioni a cui l'Italia è chiamata a rispondere nel DEF, contiene per la prima volta l'analisi degli effetti negativi che si ripercuoterebbero sull'intera Eurozona in seguito a un'eventuale crisi finanziaria dell'Italia, quantificandoli in una riduzione del PIL di mezzo punto per almeno due anni e in successive riduzioni anche negli anni successivi;
valutato che l'analisi di cui al precedente capoverso dimostra che – finalmente – i servizi della Commissione UE tengono conto dell'interdipendenza che caratterizza i paesi UE e soprattutto quelli dell'Eurozona, e che anche alla luce dell'interdipendenza vanno valutate le politiche raccomandate e/o attuate da ciascun paese;
tenuto conto del quadro dell'area dell'Euro, che registra una crescita pari all'1,7 per cento, in marginale accelerazione rispetto all'anno precedente (1,6 per cento), principalmente attribuibile al contributo dei consumi privati, fondata sulla buona performance del mercato del lavoro, conseguente alle riforme strutturali operate in diversi Stati membri;
rilevato che questa crescita appare modesta al confronto, ad esempio, con gli Stati Uniti, e che questo dato conferma la necessità di agire con opportune modifiche nel quadro istituzionale e operativo delle politiche macroeconomiche europee, in particolare nell'Eurozona;
valutate in questa prospettiva positivamente le numerose azioni intraprese dal Governo italiano per la riforma e l'innovazione delle politiche europee (bilancio dell'Eurozona; risorse proprie per un Tesoro europeo; politiche asimmetriche, come ad esempio un sussidio europeo alla disoccupazione; completamento dell'UnionePag. 54bancaria; condivisione dei rischi a fronte del rafforzamento degli istituti di controllo e monitoraggio di livello federale; revisione delle regole di coordinamento della finanza pubblica nella direzione di incentivare gli investimenti; eccetera);
valutati positivamente i risultati economici del nostro Paese nell'anno 2016 esposti nel DEF, che evidenziano, dopo la crescita dello 0,1 per cento di Pil registrata nel 2014 e dello 0,7 per cento del 2015, la prosecuzione del percorso di ripresa, con una crescita risultata pari a 0,9 punti percentuali di Pil, che si è realizzata pur in presenza dei numerosi fattori di freno e di incertezza a livello globale ed europeo;
preso atto che il DEF, nello scenario macroeconomico programmatico, stima nel 2017 una crescita del Pil in linea (1,1 per cento) con quella prevista nel quadro previsionale, pur in presenza dell'intervento correttivo sui conti pubblici previsto per tale anno (0,2 per cento di Pil);
rilevato che la previsione macroeconomica programmatica per i tre anni seguenti, che riflette l'intendimento del Governo di seguire un sentiero di politica di bilancio in linea con le regole europee, è pari a quella tendenziale nel 2018 (+1,0 per cento) e nel 2020 (1,1), ed invece lievemente inferiore nel 2019 (1,0 contro 1,1 per cento);
considerato che il quadro programmatico di finanza pubblica del DEF conferma il percorso di raggiungimento dell'obiettivo del pareggio strutturale di bilancio per il 2019 (già prefigurato nel DEF 2016 e nella relativa Nota di aggiornamento), esponendo un'evoluzione dell'indebitamento netto strutturale che dall'1,5 per cento nel 2017 (in peggioramento di 0,3 punti percentuali rispetto al 2016) migliora poi rapidamente negli anni successivi, posizionandosi allo 0,7 per cento nel 2018 ed allo 0,1 per cento (vale a dire in sostanziale pareggio) nel 2019, pervenendo poi a zero nel 2020;
condivisa la decisione relativa alle azioni di breve periodo delineate nel PNR, tra le quali: la prosecuzione dei processi di liberalizzazione, mediante l'approvazione in tempi rapidi del disegno di legge per la concorrenza, all'esame del Parlamento; l'attuazione di processi di privatizzazione parziale o totale di società pubbliche e di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico non utilizzato nell'ambito dell'offerta di servizi pubblici essenziali; la realizzazione di strategie di contrasto alla povertà delineate nella legge delega n.?33 del 2017, ivi inclusi reddito di inclusione, riordino delle prestazioni assistenziali e rafforzamento del coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali;
valutata favorevolmente la linea di continuità tra le scelte di politica economica delineate nel DEF 2017 e le opzioni di politica fiscale poste in essere dall'esecutivo precedente, intese ad impiegare l'incremento di gettito prodotto dal contrasto all'evasione fiscale per la riduzione di imposte, opzione che ha consentito infatti, insieme al rafforzamento della crescita, di ridurre la pressione fiscale (scesa nel 2016 al 42,3 per cento dal 43,6 per cento del 2012);
rilevato favorevolmente che il DEF 2017 propone una strategia per evitare l'applicazione automatica e non selettiva delle clausole di salvaguardia, e che all'interno di questa strategia è contemplata la possibilità di interventi mirati e selettivi per lo sfoltimento e la razionalizzazione delle numerose agevolazioni tributarie esistenti, spesso ormai obsolete e prive di efficacia;
considerato con favore l'impegno a proseguire l'azione di contrasto di fenomeni evasivi ed elusivi degli obblighi fiscali a livello internazionale, mediante una sempre più efficace cooperazione amministrativa sul piano internazionale, che si basa sulla conclusione di nuovi accordi internazionali bilaterali, sulle sinergie operative e sullo scambio di informazioni con altre autorità competenti, europee e internazionali, anche monitorando gli obiettivi dello scambio automatico di informazioniPag. 55a fini fiscali (Common Reporting Standard) e del progetto BEPS (Base Erosion Profit Shifting);
condiviso pienamente l'impegno del Governo a proseguire nel percorso di riallineamento dell'Aiuto pubblico italiano allo sviluppo agli standard internazionali della media dei Paesi aderenti all'OCSE, e rilevato che nel 2016 esso si dovrebbe attestare sullo 0,26 per cento del reddito nazionale lordo (RNL), in coerenza con gli indirizzi più volte espressi da questa Commissione e prefigurati dalla legge n.?125 del 2014 di riforma della cooperazione italiana allo sviluppo;
auspicato un rilancio dell'investimento in risorse umane del Ministero degli affari esteri e della cooperazione Internazionale al fine di salvaguardare l'operatività e la capacità funzionale della struttura deputata all'attuazione di strumenti qualificanti della politica estera italiana, quali la cooperazione allo sviluppo, il «Fondo Africa», il potenziamento della cultura e della lingua italiane all'estero;
espresso apprezzamento per la peculiare attenzione con la quale il PNR si sofferma sui temi dell'internazionalizzazione del tessuto produttivo nazionale, sottolineandone la centralità nello sforzo di consolidare e rilanciare la competitività del Paese, attraverso la riorganizzazione degli strumenti finanziari di supporto alle strategie di internazionalizzazione, l'introduzione di alcune importanti misure di «Finanza per la crescita» e per incentivare l'attrazione in Italia di investimenti esteri;
valutata favorevolmente l'introduzione, per la prima volta dall'entrata in vigore della legge di riforma della contabilità pubblica, di indicatori di benessere equo e sostenibile, finalizzati ad una valutazione dei progressi del sistema Paese non solo dal punto di vista meramente economico-finanziario, ma anche sociale e ambientale e comprensivi di misure di disuguaglianza e sostenibilità,
esprime
PARERE FAVOREVOLE”. (aise) 

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