PAPA: RISPETTATE LO STATUS QUO DI GERUSALEMME

PAPA: RISPETTATE LO STATUS QUO DI GERUSALEMME

foto Osservatore Romano

ROMA\ aise\ - “Il mio pensiero va a Gerusalemme. Al riguardo, non posso tacere la mia profonda preoccupazione per la situazione che si è creata negli ultimi giorni e, nello stesso tempo, rivolgere un accorato appello affinché sia impegno di tutti rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite”. Così Papa Francesco che oggi, a margine dell’udienza generale in Sala Nervi, ha rivolto un appello alla comunità internazionale ricordando che Gerusalemme “è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, che in essa venerano i Luoghi Santi delle rispettive religioni, ed ha una vocazione speciale alla pace”.
“Prego il Signore – ha aggiunto – che tale identità sia preservata e rafforzata a beneficio della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero e che prevalgano saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti”.
In udienza, il Papa ha ripercorso il suo recente viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh. Ringraziate le autorità e le comunità birmana e bengalese “che mi hanno dimostrato tanta fede e tanto affetto”, il Papa ha sottolineato che il suo è stato il primo viaggio di un Papa in Myanmar, “avvenuto poco dopo che si sono stabilite relazioni diplomatiche tra questo Paese e la Santa Sede”.
“Ho voluto esprimere la vicinanza di Cristo e della Chiesa a un popolo che ha sofferto a causa di conflitti e repressioni, e che ora sta lentamente camminando verso una nuova condizione di libertà e di pace”, ha detto Francesco. “Un popolo in cui la religione buddista è fortemente radicata, con i suoi principi spirituali ed etici, e dove i cristiani sono presenti come piccolo gregge e lievito del Regno di Dio”.
Nell’incontro con le autorità birmane il Papa ha “incoraggiato gli sforzi di pacificazione del Paese e auspicato che tutte le diverse componenti della nazione, nessuna esclusa, possano cooperare a tale processo nel rispetto reciproco”.
In Bangladesh, ha proseguito il Pontefice, “alle Autorità ho ricordato che la Santa Sede ha sostenuto fin dall’inizio la volontà del popolo bengalese di costituirsi come nazione indipendente, come pure l’esigenza che in essa sia sempre tutelata la libertà religiosa. In particolare, ho voluto esprimere solidarietà al Bangladesh nel suo impegno di soccorrere i profughi Rohingya affluiti in massa nel suo territorio, dove la densità di popolazione è già tra le più alte del mondo”.
“La Messa celebrata in uno storico parco di Dhaka è stata arricchita dall’Ordinazione di sedici sacerdoti, e questo è stato uno degli eventi più significativi e gioiosi del viaggio”, ha commentato il Papa. “In effetti, sia in Bangladesh come nel Myanmar e negli altri Paesi del sudest asiatico, grazie a Dio le vocazioni non mancano, segno di comunità vive, dove risuona la voce del Signore che chiama a seguirlo”.
A Dhaka “abbiamo vissuto un momento forte di dialogo interreligioso ed ecumenico, che mi ha dato modo di sottolineare l’apertura del cuore come base della cultura dell’incontro, dell’armonia e della pace. Inoltre ho visitato la “Casa Madre Teresa”, dove la santa alloggiava quando si trovava in quella città, e che accoglie moltissimi orfani e persone con disabilità. Là, secondo il loro carisma, le suore vivono ogni giorno la preghiera di adorazione e il servizio a Cristo povero e sofferente. E mai, mai manca sulle loro labbra il sorriso: suore che pregano tanto, che servono i sofferenti e continuamente con il sorriso. È una bella testimonianza. Ringrazio tanto queste suorine”.
Infine, l’incontro con i giovani bengalesi, “ricco di testimonianze, canti e danze. Ma come danzano bene, queste bengalesi! Sanno danzare bene! Una festa che ha manifestato la gioia del Vangelo accolto da quella cultura; una gioia fecondata dai sacrifici di tanti missionari, di tanti catechisti e genitori cristiani. All’incontro erano presenti anche giovani musulmani e di altre religioni: un segno di speranza – ha concluso – per il Bangladesh, per l’Asia e per il mondo intero”. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi