MESSAGGERO SANT’ANTONIO/ PIERO BASSETTI: VERSO UN COMMONWEALTH ITALICO

 MESSAGGERO SANT’ANTONIO/ PIERO BASSETTI: VERSO UN COMMONWEALTH ITALICO

 PADOVA\ aise\ - “Non solo gli italiani nel mondo, ma gli italici sono una grande risorsa economica e culturale per il Bel Paese. Ne è convinto da tempo Piero Bassetti. Ex politico. Primo presidente della Regione Lombardia. Da circa vent’anni investe le sue energie intellettuali e una cospicua cifra economica per diffondere la sua visione globale sugli italici anche attraverso la sua Associazione Globus et Locus. Il frutto è il volume dal titolo “Svegliamoci Italici! Manifesto per un futuro glocal” (Marsilio, 2015), riproposto in una chiave internazionale attraverso un seminario svoltosi alle Nazioni Unite nel novembre scorso”. A Bassetti e al suo libro è dedicato questo articolo di Vincenzo Pascale, pubblicato sul “Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero”.
“All’incontro ha partecipato il rappresentante italiano all’ONU, l’ambasciatore Sebastiano Cardi, che ha letto un messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Abbiamo bisogno di una più ampia e differenziata definizione dello spirito italiano, non limitata dai confini nazionali – una identità culturale”.
Al seminario hanno preso parte studiosi del fenomeno delle global communities: Saskia Sassen e Akeel Bilgrami della Columbia University, e Seyla Benhabib della Yale University. Barbara Faedda della Columbia University e Fabio Cinotti della University of Pennsylvania hanno affrontato il tema di quanti si relazionano culturalmente con l’Italia. Un asset notevole per il nostro Paese. E in questa chiave si è sviluppata la ricerca e il progetto di Bassetti.
Un’identità e, successivamente, un Commonwealth italico che vada oltre i confini nazionali: world communities che oltrepasseranno gli Stati nazionali, identità liquide, soggettività globali che si fonderanno su identità, media, business e commonwealth.
Un progetto ambizioso che parta dal basso. Non a caso, tanti discendenti di italiani – oltre 250 milioni nel mondo – continuano a dirsi italiani pur avendo, a oggi, un tenue se non nullo rapporto con il Bel Paese. Un’idea che soprassiede le burocrazie degli stati nazionali, ma che può trovare realizzazione e crescere attraverso i social media e la soft diplomacy della cultura e dell’arte e, attraverso un’identità glocal, globale e locale, che ha trovato da sempre piena realizzazione nella diaspora italiana, ma anche nella stessa Italia”. (aise)
in perenne stato di disoccupazione (o detenzione). (aise)

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