SALVATORE, EROE DI DUE PAESI – DI NICOLA NICOLETTI

 SALVATORE, EROE DI DUE PAESI – di Nicola Nicoletti

PADOVA\ aise\ - “Eroe di due culture. Sconosciuto o forse dato per morto in Patria e, invece, ancora attivo nella promozione culturale in Messico, Paese che l’ha accolto a braccia aperte. Almeno da quel 1954, quando Salvatore Sabella lasciava l’Italia, appena venticinquenne, per seguire l’amore nella sua futura patria. Lei era Lucila Diaz Oropeza, nota cantante lirica. Figlio di un’infermiera che ha lavorato con Giuseppe Moscati, il medico santo, a 11 anni Salvatore è già capofamiglia. Siamo in piena guerra e il padre è al fronte”. A raccontare la sua storia è Nicola Nicoletti sul “Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero”.
“Per mantenere la famiglia, è costretto a rovistare tra le macerie in cerca di qualcosa di utile da barattare con beni di prima necessità. Dopo l’armistizio, cambiano le carte in tavola. I tedeschi, presenti in città, diventano nemici. Le truppe alleate, sbarcate a Salerno nel 1943, sono bloccate dai tedeschi.
Napoli attende la liberazione. Ma i ragazzi, gli scugnizzi, vogliono fare la loro parte: rubano le armi dalle caserme e vanno all’attacco dando inizio a quelle che sono passate alla storia come le Quattro giornate di Napoli.
“Dal 28 settembre iniziammo a combattere, rione per rione. In tanti si unirono dai diversi quartieri”. Da Porta San Gennaro, Salvatore, 14 anni, imbraccia una mitragliatrice e spara. Alla fine Napoli è l’unica città a liberarsi da sola. Oggi quel ragazzo è un distinto signore di 87 anni, cittadino conosciuto a Monterrey. Siamo nel Nord del grande Paese americano, ai confini con gli Usa. L’area metropolitana, con i suoi 5 milioni di abitanti è la sua seconda patria.
Intanto a Napoli si viene a sapere che lo scugnizzo eroe è ancora vivo ed è in Messico. Il sindaco, Luigi De Magistris, decide di incontrarlo il 3 ottobre scorso, insieme all’ambasciatore del Messico, per consegnargli una medaglia al merito settant’anni dopo. Salvatore è un eroe anche nel nuovo mondo.
Appena un anno dopo il suo arrivo, salva dei passeggeri da un autobus in fiamme, mettendo a rischio la propria vita. Nella sua nuova Patria vede la nascita del figlio Vincenzo, ora brillante medico in Texas, ma anche la perdita dell’amata moglie Lucila, deceduta improvvisamente mentre preparava un concerto. Sabella dedica così anima e corpo al lavoro e alla cultura, diventando un imprenditore e una persona di successo. Si risposa e collabora alla formazione dell’orchestra sinfonica di Nuevo León, portando in Messico le stelle della lirica mondiale. Nel 1968 contribuisce alla nascita della Dante Alighieri.
L’amore per le sue due patrie è testimoniato dalla realizzazione del monumento all’amicizia tra i due Paesi, che occupa una piazza della sua città. Si tratta di due mani stilizzate che sorreggono un mappamondo, in ricordo dei tanti italiani arrivati qui per co- struire un modello di convivenza. Il libro sulla presenza in Messico dei connazionali suggella l’importanza della memoria da parte dell’ultimo scugnizzo delle Quattro giornate di Napoli”. (aise) 

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