A COLLOQUIO CON IL CONSOLE GENERALE MORA: “HO IN MENTE UNA RIORGANIZZAZIONE PROFONDA DELLA SEDE” – DI MAURO BAFILE

A COLLOQUIO CON IL CONSOLE GENERALE MORA: “HO IN MENTE UNA RIORGANIZZAZIONE PROFONDA DELLA SEDE” – di Mauro Bafile

CARACAS\ aise\ - “Il problema lo conosciamo noi, ma anche il nostro Console Generale di Caracas, Enrico Mora. Il “Sistema degli Appuntamenti”, ormai, è diventato una parete invalicabile. Difficilissimo da superare, come lo fu il “Muro di Berlino”, alimenta una variegata fauna di gestori che offre la possibilità d’ottenere appuntamenti, altrimenti impossibili. E lo fa, il più delle volte, a prezzi inaccessibili che crescono al ritmo incalzante dell’inflazione. Ma non è di questo che abbiamo parlato con il Console Generale Mora. Detto e ridetto, è un argomento ormai vecchio. Al nostro Console Generale, invece, abbiamo chiesto cosa stia facendo per abbattere quel muro che si è creato tra Consolato e utenza. Strategie già in atto e progetti a breve, a medio e a lungo termine”. Ad intervistare il nuovo console, da giugno a Caracas, è stato Mauro Bafile, direttore del quotidiano online “La voce d’Italia”.
““Istanze superiori hanno allo studio provvedimenti in merito ai quali non entro – commenta alla Voce il Console Generale Mora -. Mi limito ad augurarmi che queste misure straordinarie possano essere disponibili al più presto. E così contare su risorse adeguate in modo tale da mettere questa sede in condizione di rispondere a una domanda di servizi notevole. I due Consolati Generali, quello di Caracas e quello di Maracaibo, al momento, non sono in grado di soddisfarla tempestivamente.
Che le iniziative a livello legislativo “vadano avanti e giungano a buon porto”, è, questa, la premessa del Console Generale Mora. Così da permettere ai Consolati “di contare su risorse numericamente superiori a quelle oggi a disposizione”.
– L’attesa – prosegue – deve essere accompagnata da un atteggiamento fiducioso ma non basta. Sono necessarie iniziative orientate a far sì che la struttura, nel proprio interno, possa nel frattempo migliorare. Quindi, mentre si aspetta l’incremento delle risorse, siamo impegnati nella riorganizzazione del lavoro.
– Come?
– L’obiettivo che ho in mente è una riorganizzazione profonda della sede – confessa. – Al riguardo, è già stata formulata al Ministero una proposta di acquisizione dell’immobile che ci ospita. Questa iniziativa è finalizzata alla realizzazione d’interventi strutturali che consentano l’adozione di misure organizzative innovative tese a migliorare l’efficienza e l’efficacia della nostra attività. Insomma, del nostro lavoro quotidiano. Mi riferisco a modalità che tecnicamente definiamo “sportello polifunzionale”; ciò rappresenta una rivoluzione rispetto al modo in cui oggi riceviamo il pubblico.
Il Console Generale, prendendo in prestito la terminologia dal mondo dell’aeronautica, ci parla di un unico “hub” nel quale l’operatore possa gestire tutte le esigenze dell’utenza.
– Il funzionario, quindi, deve avere la formazione e la conoscenza necessarie per coordinare la variegata richiesta di pratiche che lo “sportello polifunzionale” è chiamato a smaltire.
– Si chiaro – ammette, per poi spiegare:
– Stiamo parlando di un’iniziativa organizzativa che consentirebbe di abolire l’attuale divisione per settori. L’utenza si dirigerebbe a un unico sportello. E l’impiegato dovrà essere in grado di rispondere ad ogni richiesta, dalla domanda di passaporto, a quella d’aggiornamento anagrafico; dallo Stato Civile alla cittadinanza e così via. Tutti i servizi, meno due che hanno bisogno di un approccio speciale: assistenza sociale e settore visti.
Il Console Generale assicura che “l’intervento formativo del personale è già stato disposto”. Chiarisce comunque che l’applicazione di questa iniziativa sarà possibile solo una volta acquistato l’immobile, cioè quando si potranno realizzare le modifiche strutturali necessarie. E’ questa, precisa, una condizione “sine qua non”.
– Non posso arrivare a quel momento senza avere la risorsa umana già pronta – commenta -. Ecco perché, accanto alla formazione a distanza che ci fornisce Roma, abbiamo già adottato una dinamica di rotazione del personale. In questo modo, avremo un nucleo di addetti con il know-how indispensabile por potersi destreggiare con proprietà nello “sportello polifunzionale”.
Parla adagio. A volte, con un fil di voce. Scandisce le parole e si esprime con la sicurezza di chi ha le idee assai chiare. Del problema creato dal “sistema degli appuntamenti”, imposto da Roma e applicato tra mille polemiche dal Console Generale Mauro Lorenzini, era già informato. L’incontro del nostro Ambasciatore, Silvio Mignano, con la Collettività, promosso dal nostro Giornale e dal Centro Italiano Venezuelano, gli aveva già permesso di formarsi un’idea. Il filmato, nella nostra pagina web, illustrava le esigenze della Collettività e mostrava la sensibilità umana dell’Ambasciatore Migliano che non ha evaso nessuna domanda. Ad ognuna ha dato una risposta precisa, onesta, opportuna.
– Altri provvedimenti in atto per alleggerire il lavoro nei settori più critici?
– Assieme alla rotazione dei funzionari – spiega l’intervistato – vi è un intervento mirato a riallocare il personale interinale. Lo stiamo assegnando ai reparti che, in questa fase, evidenziano le maggiori criticità a livello di arretrati. Ci sono pratiche in attesa di essere esaminate e di essere portate a compimento. Questo è un ulteriore provvedimento, già avviato, che considero di estrema importanza nella riorganizzazione del Consolato.
Non sottovaluta l’importanza dei Consolati Onorari che, in un passato recente, erano stati praticamente svuotati di ogni autorità e, in alcuni casi, anche oggetto di polemica. Sostiene che sono “risorse d’importanza straordinaria e, in questo momento, è necessario riconsiderarne le attribuzioni di competenza per aggiornarle alla normativa vigente”.
– Così – prosegue – i connazionali che abitano lontano dai Consolati Generali potranno ricevere dai funzionari della rete onoraria dei riferimenti, dei consigli, dei suggerimenti. E potranno disporre di quei servizi per i quali i Consolati onorari sono autorizzati. Quindi, in buona sostanza – aggiunge, – stiamo rivedendo i decreti, le modifiche alla normativa. Si tratta di ricalibrare le funzioni che gli uffici onorari svolgono così da permettere all’utenza di avere uno strumento idoneo sul territorio.
Il Console Generale Mora insiste nel sottolineare che l’intervento in atto è orientato al miglioramento organizzativo, alla formazione del personale e alla riallocazione degli interinali.
– Il nostro primo obiettivo – afferma – è smaltire le pratiche arretrate. Dopodiché, è chiaro, si metterà la rete onoraria in condizione di far sì che le istanze ci pervengano senza la necessità che i connazionali debbano venire da noi. Sarà un intervento graduale.
La rete consolare onoraria
Per il Console Generale Mora l’obiettivo è chiaro ed è in linea con la politica della Direzione Generale che coordina la rete consolare. Cioè, “ridurre all’indispensabile le occasioni di contatto fisico tra utenza e Consolato”.
– Per quel che riguarda la rete consolare onoraria – insiste -, l’obiettivo è metterla nuovamente in condizione di svolgere le funzioni che le sono proprie.
Per il Console Generale Mora uno degli obiettivi è mettere nuovamente in condizione i consolati onorari di svolgere le funzioni che le sono proprie.
– In quanto tempo stima che si possa tradurre in realtà quanto illustrato?
Sorride. Respira profondamente e confessa:
– Mi piacerebbe poter avere una risposta. Ma non l’ho. Mi auguro che da qui a sei mesi il nostro intervento sia ultimato.
Chiarisce che la rotazione, la formazione e la riallocazione delle risorse sono iniziative già partite. E ci informa che si realizzano riunioni di lavoro quasi quotidiane. Si tratta di adottare procedure che già altrove “alla prova dei fatti, hanno dimostrato di essere efficaci”. Metodi che, si spera, avranno ricadute positive in termini di soddisfazione dell’utenza.
– Sarebbe ipocrita dire che i problemi non esistono – ammette -. Non solo esistono ma, in alcuni casi, hanno una profonda incrostazione. Mi conforta, comunque, che in non pochi casi, ci viene manifestata soddisfazione e plauso per un approccio che non è quello di trincerarsi dietro le difficoltà. Si cerca di risolvere il problema delle persone. L’atteggiamento è questo, non può essere un altro. Dove la risposta non sia possibile, credo sia doveroso offrire una spiegazione; far comprendere le ragioni per cui la richiesta non può essere soddisfatta. Sono convinto che la strada da seguire sia sempre quella della motivazione del possibile rifiuto.
L’Assistenza sociale e la nostra Comunità
Che esista da sempre una fascia di connazionali poco fortunati i quali, dopo una vita di sacrifici, hanno bisogno della nostra solidarietà, è una realtà. Ma la violenza della crisi, che come uno tsunami, spazza via speranze e distrugge sogni, ha incrementato il numero degli italiani bisognosi. Come affronta il nostro Consolato una realtà ogni giorno più preoccupante? Lo chiediamo al Console Generale Mora.
– Il ministro – afferma immediatamente – ha ricordato che c’è un’attenzione straordinaria dell’amministrazione per i problemi della Comunità. Il nostro atteggiamento, quindi, non può che essere conseguente a quel segnale chiaro dato dal ministro. Abbiamo le risorse finanziarie…
– Il ministro Alfano ha annunciato lo stanziamento di un milione di euro per affrontare le crescenti necessità della nostra comunità. Sarà sufficiente?
– Sì, lo è – non ha dubbi il responsabile del nostro Consolato Generale di Caracas -. È chiaro che sono risorse che eroghiamo, caso per caso, una volta realizzate tutte le verifiche nel rispetto della normativa vigente. Oggi c’è un’attività particolarmente intensa, quotidiana in questo settore; settore che se potesse contare anche con maggiori risorse umane potrebbe fare molto di più.
– Sappiamo quanto sia sensibile alle necessità della nostra Collettività l’ufficio assistenza. Deve essere difficile stare quotidianamente a contatto con connazionali bisognosi e, a volte, non essere in condizioni di aiutarli. In Venezuela, oggi, anche una famiglia agiata di classe media può diventare improvvisamente povera. Basta una malattia, un’operazione…
– È il settore al quale dedichiamo la maggiore attenzione – assicura -. È quello di cui, per lo staff di cui dispone, mi sento particolarmente orgoglioso. Posso contare su colleghi che hanno una profonda conoscenza della normativa e, soprattutto, una sensibilità umana senza la quale sarebbe impossibile lavorare. L’ufficio assistenza è sotto la diretta direzione della Console di Caracas, Carmen Taschini, e la mia supervisione.
Erogazione diretta e indiretta, assistenza domiciliare, acquisto dei farmaci, spese per gli interventi ospedalieri, rimpatri. Sono questi solo alcuni degli aspetti che cura un ufficio sensibile alla bufera della crisi e alla sorte altalenante del Paese.
– Vorrei ricordare che abbiamo ripreso un’attività che era stata sospesa in seguito alle vicende del Paese – commenta -. Mi riferisco alle missioni del nostro “funzionario itinerante”. Io lo vedo come una dimostrazione del nostro desiderio… di un’amministrazione che va incontro al cittadino, che non vuole assolutamente restare cristallizzata.
Afferma che sono state già realizzate tre missioni dalla ripresa di questo progetto che era stato sospeso a maggio. E prosegue:
– Stiamo parlando di circa 400 domande di passaporto che abbiamo acquisito in quelle località in cui abbiamo fatto operazioni prodromiche all’emanazione del passaporto. Ci siamo avvalsi della collaborazione dei nostri circoli italo-venezuelani, in cui i connazionali si sono riuniti. Chi lavora, in realtà, è il funzionario che mi accompagna mentre io ho la possibilità di realizzare incontri che mi consentono di conoscere i rappresentanti delle realtà associative della zona. Così colgo l’occasione di rivolgere loro un appello volto a mostrare quanto ci stia a cuore l’assistenza sociale. In queste realtà ho rivolto a tutti la preghiera di farsi portatori d’informazioni che consentano di dare una risposta adeguata alle situazioni di disagio di connazionali.
Fuga verso l’Italia, una leggenda urbana?
Oltreoceano cresce la preoccupazione per una presunta fuga di italiani e italo-venezuelani verso l’Italia. Si parla di un’ondata di “emigrazione di ritorno”. Realtà o leggenda urbana? Il Console Generale Mora conferma: in effetti, “la tendenza esiste ed è in crescita”.
Cresce la voglia di emigrare dal Venezuela. “Emigrazione di ritorno”: realtà o leggenda urbana?
– Parliamo di un’emigrazione di ritorno verso l’Italia o, più in generale, verso l’Europa?
– Abbiamo anche richieste di rimpatrio – precisa il Console Generale Mora -. Si registra una variazione nella consistenza della Collettività. Certamente, non siamo a conoscenza di tutti i trasferimenti. E, in molti casi, è un fenomeno che non riguarda l’Italia come meta finale.
– I nostri giovani, per la loro formazione, sono “merce pregiata” assai apprezzata in molti paesi della Comunità.
– Certo – ammette – ci sono anche altri paesi. Ad esempio, Spagna, Panama, e gli stessi Stati Uniti. Lo deduciamo dalle variazioni che registriamo, dai dati che passano da un settore all’altro dell’Aire.
Spiega, quindi, che nei primi sette mesi dell’anno si è registrato un incremento dei passaporti rilasciati, circa 600, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E teme che la tendenza sarà confermata nei prossimi mesi.
Una lunga esperienza professionale
Solo brevi parentesi, come ad esempio quella di Consigliere degli Affari Amministrativi ad Ankara. L’esperienza professionale del Console Generale Enrico Mora è trascorsa tutta presso la Direzione degli Italiani all’Estero, con incarichi di responsabilità presso uffici consolari.
Console Generale Mora, una lunga esperienza tra gli italiani fuori l’Italia
– La mia – ci confida – è un’esperienza di qualche decennio. È un’esperienza che mi ha visto misurarmi, per la stragrande maggioranza di questi anni, nell’area delle nostre Comunità all’estero. Oggi che sono alla mia ultima sede ricordo con orgoglio il lavoro svolto. È un’esperienza irripetibile. In tutti questi anni ho incontrato persone, in diverse parti del mondo, che hanno segnato la mia vita personale e professionale. Tantissime persone con le quali ho avuto un rapporto di lavoro e di amicizia che mi ha arricchito. Amici con i quali ho fatto un piccolo tratto di strada. Persone che, lo dico senza retorica, hanno contribuito al successo e allo sviluppo dei Paesi che le hanno accolte.
Certo, chiudere la carriera professionale alla conduzione d’un Consolato importante come quello di Caracas, in un momento storico per il Paese, rappresenta una sfida. Ne è cosciente.
– Mi sono candidato per questa sede – spiega – perché qui sono passati una serie di amici ai quali sono particolarmente legato. Persone che ho avuto modo di conoscere e con le quali ho lavorato in altri posti. Questa sede, quindi, l’ho sentita particolarmente vicina. Sono cresciuto professionalmente nella Direzione Generale, dove le associazioni italiane in Venezuela erano citate con orgoglio e come modelli da seguire. Rappresentavano un’evoluzione verso forme di associativismo di tipo diverso rispetto a quello tradizionale. Per farla breve… sì, ho un’esperienza di parecchi anni. Mi occupo di problematiche legate agli italiani all’estero, alle nostre comunità, dal 1986.
Console Generale a Rosario, Console a Manchester, e breve pausa a Roma a capo dell’Ufficio Affari Consolare. Quindi di nuovo all’estero: ad Ankara capo della Cancelleria Consolare ma anche con funzione di esperto amministrativo, Console nella Svizzera tedesca e poi in Brasile. Dopo Curitiba, Caracas. Sedi svariate, con comunità dalle caratteristiche diverse. Non sono uguali l’organizzazione e la precisione svizzera e l’estro brasiliano; la mentalità anglosassone e quella latinoamericana. Per questo chiediamo:
– Come ha vissuto queste esperienze così diverse e contrastanti?
Sorride e ammette:
– Sì, sono realtà molto diverse…
– Per un italiano che vive a Rosario è molto più difficile recarsi in Italia di quanto lo sia per uno che vive in Svizzera. Il connazionale a Manchester può prendere il treno o un volo low-cost e nel giro di poche ore arrivare in Italia. Non è lo stesso per un connazionale a Curitiba o a Caracas. Secondo lei, queste comunità come vivono l’italianità…
Non risponde immediatamente. E’ un attimo di riflessione che gli permette di navigare tra i ricordi, tra emozioni vissute: momenti di gioia e di dolore.
– In Europa le dinamiche sono completamente diverse da quelle latinoamericane ma altrettanto toccanti – afferma subito -. L’italiano che è emigrato in Svizzera, quindi al di là dalle Alpi, vive una condizione che bisogna imparare a conoscere. Certamente non c’è l’oceano di mezzo, come con l’Australia, il Canada o l’America del nord o del sud. Ma è un italiano che non sa dove stia la sua casa. Certamente ha la possibilità di tornare in Italia spesso ma non ha il sogno, ad esempio, dell’argentino.
Racconta che la sua esperienza professionale l’ha vissuta nella svizzera tedesca, un modello culturale molto diverso da quello italiano.
– La vicinanza – prosegue – permette un contatto maggiore con i parenti, le vacanze d’estate… Ma alcuni aspetti vengono fuori solo quando entri in contatto intimo con le persone. Solo allora ti rendi conto della loro fragilità. Essere vicino a casa ma vivere in un altro paese alla fine ti fa sentire estraneo in ambedue le terre. L’italiano in Argentina è argentino. È vero, sogna l’Italia ma poi è profondamente inserito nel paese in cui è nato. In molti casi, si tratta di seconda e terza generazione. L’illusione, che non è quella degli italiani in Svizzera o in Inghilterra, è visitare la terra dei genitori. Per loro è un sogno scoprire le proprie radici attraverso un viaggio alla penisola. Vivere l’emozione della prima volta. Sono –conclude – esperienze assai diverse… difficili da descrivere.
Sabato 23 settembre, alle ore 11, presso il Centro Italiano Venezuelano di Caracas, avrà luogo un incontro con il Console Generale Enrico Mora. È un incontro al quale è invitata tutta la Collettività. Un’occasione, dopo le parole del presidente del nostro sodalizio, Carlos Villino, e del nostro Ambasciatore, Silvio Mignano, per esprimere le nostre preoccupazioni e proporre idee”. (aise) 

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