ANTHONY FASANO E LA SUA GUIDA PER RITROVARE LE ORIGINI ITALIANE – DI VIOLA BRANCATELLA

ANTHONY FASANO E LA SUA GUIDA PER RITROVARE LE ORIGINI ITALIANE – di Viola Brancatella

NEW YORK\ aise\ - “Per anni e anni Anthony Fasano si è sentito un italo-americano senza davvero capire cosa questo volesse dire, senza conoscere quei posti da cui le sue due famiglie di origine (paterna e materna) sono partite all’inizio del Novecento a bordo di una nave che li portava in America. Gli italo-americani a New York e negli Stati Uniti in generale sono ancora tantissimi e alcuni quartieri sono irrimediabilmente legati all’identità italiana, che per più di un secolo si è mescolata a quella locale”. Inizia così l’articolo che Viola Brancatella firma per “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“Basti pensare ai casi celebri del cinema come il regista Martin Scorsese, nato e cresciuto a Elizabeth Street, nel Lower East Side di Manhattan, a Robert De Niro che vi si trasferì con la madre dopo il divorzio dei genitori e a Francis Ford Coppola, che arrivò nel Queens con la sua famiglia lucana da Detroit. E poi i cantanti Mrs. Madonna Louise Veronica Ciccone in arte Madonna che arrivò a New York dal Michigan negli anni ‘70, la più giovane Lady Gaga, all’anagrafe Stefani Joanne Angelina Germanotta, figlia di un imprenditore siciliano dell’Upper East Side di New York, e Frank Sinatra nato a Hoboken da una famiglia italiana poi trasferitasi a Monroe Street a Manhattan, il noto giocatore di baseball Joe Di Maggio e alcuni tra i più importanti uomini politici della città di New York, a partire dal sindaco “Little Flower” Fiorello La Guardia, per arrivare ai sindaci più recenti Rudy Giuliani e Bill De Blasio e ai governatori dello Stato di New York Mario Cuomo e il figlio Andrew. Questi sono solo alcuni degli italo-americani passati alla storia negli Stati Uniti, ma molti di più sono gli italo-americani comuni, che si mescolano alla folla delle strade di New York e del New Jersey e che spesso o forse mai visitano la terra dei loro avi.
È proprio a loro che Anthony Fasano, un giovane italo-americano del New Jersey (Bergen County), ha deciso di rivolgersi con il suo progetto Italian American Experience. Tramite la lettura del libro della scrittrice italo-americana Adriana Trigiani, The Shoemaker’s Wife, Anthony ha preso consapevolezza dell’importanza delle sue origini italiane e ha deciso di creare un podcast che contenesse interviste a italo-americani celebri e meno celebri, informazioni sull’Italia e che creasse una comunità di ascoltatori italo-americani.
Poi è arrivato il suo primo libro, Forty days in Italy con la mia famiglia: How to research your Italian roots & travel to Italy on your own, scritto in seguito a un’estate trascorsa nella terra di origine delle sue famiglie italiane e poi tanto altro ancora. Il suo obiettivo? Aiutare gli italo-americani che vogliono scoprire o riconnettersi alle loro origini italiane a mettersi in cammino, nel vero senso della parola.
Abbiamo chiesto a Anthony di raccontarci i suoi progetti e la sua esperienza legata alla riscoperta della sua identità italiana, cominciando dal punto di partenza: New York.
D. Dove sei cresciuto, Anthony?
R. Sono cresciuto e abito in New Jersey, a Bergen County, a circa 20 minuti da New York City. Qui in New Jersey ci sono molti italo-americani ancora, come a New York.
D. C’è una vera e propria comunità italo-americana dalle tue parti?
R. Le persone adesso vivono vite più separate rispetto a prima, perché sono impegnate e lavorano molto. Non c’è più tanta vita di quartiere come era un tempo, ma ci sono ancora dei posti in cui puoi andare per incontrare la comunità italiana. Io cerco di portarci i miei figli, nel Bronx e in altri quartieri italo-americani. Oggi non si fa più vita di quartiere, devi andartela a cercare la comunità. Quando i miei genitori erano piccoli era diverso.
D. Quali sono i luoghi in cui si incontra ancora oggi la comunità italo-americana?
R. Nel Bronx, c’è una zona chiamata Arthur Avenue che è la una Little Italy piena di ristoranti, Deli e supermercati italiani. Noi andiamo lì perché dal New Jersey non è lontano. Ma ci sono posti in tutta new York City, a Brooklyn, dappertutto.
D. Che fai quando vai nei quartieri italo-americani?
R. Lì ci sono ristoranti e bar con il cibo italiano e si possono trovare cose che non abbiamo qui nel Jersey: succhi di frutta freschi importati, il caffè espresso e tutto il resto. Ci porto i miei figli, ci sediamo lì, mangiamo, parliamo italiano e ci godiamo l’atmosfera italiana.
D. Cosa significa oggi essere un italo-americano a New York per un giovane come te?
R. La mia famiglia è venuta qui dall’Italia, i miei bisnonni sono arrivati qui con nulla, quindi per me essere italo-americano significa ricordarmi da dove vengo, da dove viene la mia famiglia. Oggi per me l’obiettivo è di aiutare i miei figli nella scoperta delle proprie radici, aiutarli a capire cosa significa essere anche italiani. Per me essere italo-americano significa essere molto socievole, mangiare insieme alle persone care ogni domenica, incontrarsi e condividere il valore della famiglia. Essere italiani per me significa avere a cuore la famiglia e coltivare il valore della famiglia. Anche se il mondo è cambiato, voglio mantenere questi valori nella mia vita.
D. Quali sono le differenze tra la cultura italiana e quella americana?
R. La mia famiglia viene da Salerno e dalla Sicilia, erano grandissimi lavoratori, avevano rispetto per la famiglia e per le altre persone della comunità. Io penso che oggi non ci sia più questo rispetto per la propria comunità e per le persone in generale, penso che le giovani generazioni abbiano perso il rispetto verso gli altri e verso i valori importanti: lavorare tanto e curare gli affetti. Questo è quello che vorrei mantenere invece. Il rispetto.
D. Tutto è cominciato quando hai incontrato Adriana Trigiani, ci puoi raccontare com’è andata?
R. Ho incontrato Adriana quando ho cominciato a fare l’Italian-American podcast, lei è stata la prima persona che abbiamo intervistato per il nostro programma. Lei è la mia scrittrice preferita, perché il suo libro è sull’immigrazione italo-americana. È un libro che mi ha fatto conoscere mia nonna, me lo ha dato lei. L’ho letto e mi sono innamorato di quella storia.
D. Quindi hai creato il podcast dopo aver letto il libro?
R. Sì, il libro di Adriana mi ha ispirato molto. Ho cominciato con il podcast perché ho letto quel libro e perché volevo conoscere le mie radici italiane. Queste due cose insieme mi hanno ispirato molto.
D. Puoi raccontarci qualcosa del podcast?
R. Il podcast è sull’identità italo-americana e sul patrimonio italiano. Abbiamo intervistato molte persone famose, come Adriana Trigiani e Lidia Bastianich, e tutte queste persone hanno parlato delle loro famiglie, delle radici culturali che hanno. Il punto è far riflettere gli ascoltatori sulle proprie origini italiane, sulle loro tradizioni e sulle loro famiglie. Inoltre il podcast è on-line, perciò anche i bambini possono ascoltarlo e la trasmissione dei valori e delle tradizioni italiane è garantita anche alle nuove generazioni. L’obiettivo del podcast perciò è aiutare gli italo-americani a conoscere, celebrare e salvare dall’oblio le proprie tradizioni.
D. Come hai realizzato l’idea del podcast?
R. La prima cosa che ho fatto è stata contattare una mia amica, Dolores Alfieri, siamo cresciuti nella stessa città e sua cugina è sposata con mio fratello. Le ho chiesto di aiutarmi in questa impresa, perché lei ha scritto dei memoir sulle sue origini italiane e sull’immigrazione italiana a New York. Lei è diventata la mia partner lavorativa per il podcast. Non abbiamo avuto bisogno di soldi, abbiamo iniziato con i nostri mezzi, su internet, e semplicemente abbiamo cominciato a fare le interviste su Skype, gratis.
D. Adesso il podcast è diventato un lavoro per voi?
R. In un certo senso sì. Abbiamo qualche sponsor, come l’Italian American Foundation, che ci aiuta nella diffusione del podcast, perciò adesso abbiamo molti più ascoltatori.
D. Dopo il podcast è arrivato il tuo libro…
R. La parte fondamentale di tutto questo processo era per me scoprire da dove veniva la mia famiglia. Perciò ho fatto delle ricerche e ho trovato i paesi di origine dei miei bisnonni, a Salerno e in Sicilia, ho imparato l’italiano e sono stato lì per tutta l’estate, per 40 giorni, con la mia famiglia italiana e la mia famiglia americana. Non sono un esperto di alberi genealogici né di lingue straniere né di viaggi, ma ho scritto il libro perché ho fatto tutto da solo, dalle ricerche al viaggio in Italia e penso che tutti possano farlo. L’idea è che tutti gli italo-americani che lo desiderino possano avere una sorta di “guida” su come fare per ritrovare le proprie origini italiane. Il sottotitolo del libro infatti è: “Come trovare le tue origini italiane viaggiando in Italia per conto tuo”. Mi auguro che molti italo-americani leggano il libro e si mettano in viaggio per l‘Italia, a cercare le loro famiglie o anche solo per viaggiare e conoscere l’Italia.
D. Cosa hai scoperto delle tue origini?
R. La famiglia di mio padre viene da Salerno, da un paese che si chiama Albanella, nel Cilento, una bella zona, mentre la famiglia di mia madre viene dalla Sicilia, da Siracusa, un’altra bellissima zona. I miei genitori si sono conosciuti qui, vivevano nello stesso quartiere. I miei bisnonni sono arrivati qui per primi, nel 1907, poi i miei nonni e i miei genitori sono nati tutti qui, come me. Perciò i miei genitori, pur avendo famiglie che vengono da due parti diverse dell’Italia si sono incontrati qui, nello stesso quartiere, nel Bronx, nell’area di Harlem e di Upper Manhattan, dove all’epoca c’erano tantissimi italiani. Ma ci sono state diverse ondate migratorie. Per esempio la famiglia di Dolores, la mia collega, è arrivata qui negli anni ‘60. Sono esperienze diverse, anche perché l’Italia di queste due epoche era diversa e anche gli Stati Uniti erano diversi.
D. L’idea che avevi dell’Italia da qui è cambiata quando ci sei andato davvero?
R. L’Italia che ho visto è molto diversa da quella che immaginavo, certo. Molti italo-americani quando pensano all’Italia si riferiscono a Roma, Firenze, Venezia, Milano, ma il sud Italia è diverso! Ci sono fattorie, montagne e una vita diversa. È diverso dalle grandi città, ma è bellissimo. La Sicilia è stupenda, ma la cosa più importante è stata la famiglia, conoscerli, stare con loro più di un mese, essere accolti da loro, mangiare insieme. Adesso siamo in contatto tramite telefono e facebook.
D. Ti senti orgoglioso di essere italo-americano?
R. Sì mi sento molto orgoglioso e penso che la maggior parte degli italo-americani lo siano perché le nostre famiglie sono venute qui negli Stati Uniti senza niente in mano, scappando dalla povertà, perciò hanno costruito tutto dal nulla, con le loro forze. Ecco perché è bello e giusto capire da dove veniamo, anche per onorare lo sforzo delle nostre famiglie.
D. La comunità italo-americana si incontra per parlare di questi argomenti?
R. Cerco di andare spesso alle conferenze dell’Italian American Foundation e anche noi con il podcast abbiamo creato una nuova iniziativa e una nuova comunità che si chiama The new neighborhood. È un gruppo chiuso su facebook, ma l’idea è di riproporre a livello virtuale l’antico concetto di comunità di quartiere, dove si mangiava e si stava insieme tutto il giorno. Così abbiamo messo insieme la comunità italo-americana on line, affinché le persone possano parlare, scambiarsi informazioni, idee, memorie, le tradizioni. Perché c’erano tantissimi ascoltatori dei Podcast e volevamo dar loro uno spazio in cui connettersi. Vogliamo ricostruire la comunità italo-americana. Noi chiamiamo quello che facciamoItalian American Experience, perché per noi è davvero un’esperienza di vita riconnettersi alle radici, un’esperienza che ti cambia la vita. L’esperienza italo-americana si concretizza nell’ascolto dei Podcast, nella lettura degli articoli che abbiamo sul sito, nella connessione con la comunità virtuale su facebook, fino – speriamo – ai viaggi in Italia . Sono diverse forme di esperienza che tutte insieme o vissute separatamente avvicinano le persone alle proprie origini.
D. Essere italo-americani significa essere originari di diverse parti d’Italia, che spesso sono mondi paralleli e opposti, penso alla Sicilia e alla Lombardia per esempio…
R. Sì, è tutto diverso, i dialetti, le tradizioni, i modi di essere. Ma siamo tutti americani e italiani, è questo che ci unisce alla fine. Quello che come comunità abbiamo in comune è l’orgoglio per quello che hanno costruito le nostre famiglie quando sono arrivate qui. Se non fosse stato per loro, noi non saremmo qui in America! Penso che siamo tutti orgogliosi delle nostre famiglie per questo. Siamo orgogliosi di essere italo-americani, che significa italiani e americani allo stesso tempo!
D. Cosa ti ha lasciato l’esperienza italiana?
R. È davvero importante che ogni italo-americano si metta alla ricerca delle sue origini, anche se non trova esattamente il posto della sua famiglia o se non ha più parenti lì, perché una volta che ci si mette su questo cammino, la vita cambia. Adesso che conosco i luoghi originari della mia famiglia, per esempio, sento di avere una prospettiva diversa quando dico di essere italo-americano, adesso questo significa di più per me, ho dei reali legami con l’Italia, ci sono stato, parlo l’italiano, sono in contatto con la famiglia italiana. Sicuramente tornerò in Italia ogni anno, voglio aiutarli a fare l’olio d’oliva e ci porterò i miei figli di nuovo, perché voglio che anche loro sappiano da dove veniamo. Infatti sto cercando di insegnare loro la lingua… Quando siamo stati in Italia si sono divertiti molto, hanno conosciuto i cugini e sono in contatto adesso”. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi