COMBATTE L'ODIO DOPO AVERLO PROFESSATO – DI ROBERTO ZANNI

COMBATTE L

MONTEVIDEO\ aise\ - “Suo padre faceva il barbiere, la mamma invece lavorava in un ristorante. Una famiglia di lavoratori, di emigranti italiani, che viveva in un sobborgo di Chicago, Blue Island. Christian Picciolini non era nato per odiare, non era quella la sua educazione, non gli era stata insegnata dai genitori. Ma a 14 anni, ora ne ha 44, ecco che succede qualcosa che per anni ha cambiato la vita di Picciolini, ma non solo la sua. Fu reclutato dai Chicago Area Skinheads (CASH) dallo stesso fondatore del gruppo, Clark Martell e due anni dopo, con il leader finito in galera per la seconda volta, fu lui, appena sedicenne, a prendere le redini di quel gruppo che aveva l'odio come punto di partenza e di arrivo e fu lo stesso figlio di emigranti italiani a fare in modo che CASH e Hammerskin, un'altra organizzazione, ancora più violenta si unissero: esponenti di quello che negli Stati Uniti viene definito 'white supremacist', la supremazia bianca”. A scriverne è Roberto Zanni su “Gente d’Italia”, quotidiano diretto a Montevideo da Mimmo Porpiglia.
“E questa storia, davvero unica, è stata portata in televisione dalla CBS, in quello che è un programma storico della tv americana: '60 Minutes', un newmagazine che il 24 settembre scorso ha superato il mezzo secolo di vita. Uno show che ogni domenica racconta l'America, nei suoi aspetti più profondi e più attuali, come in questo momento può essere l'odio razziale e le sue conseguenze, portate atrocemente alla ribalta dagli eventi dell'anno scorso di Charlottesville, in agosto, quando sull'asfalto, vittima di un'auto assassina rimase una persona con 19 feriti e tante domande.
E per cercare di trovare almeno una risposta Scott Pelley, inviato di '60 Minutes' è andato a trovare Picciolini che per otto anni è stato un elemento di spicco dei 'white supremacist', ma che poi si è ritrovato, trasformandosi in chi combatte l'odio. "Da piccolo - ha raccontato – ero stato vittima di bullismo, per tutto: dal mio nome alla mia bassa statura al fatto che i miei genitori non parlavano molto bene l'inglese". Ma il problema non era solo questo, uno dei vicini di casa della famiglia di emigranti italiani era anche una figura importante, a livello nazionale, del movimento nazista.
E le difficoltà i problemi del giovane ragazzino del sobborgo di Chicago sono stati la miscela che lo hanno poi trasformato in un 'white supremacist'. E il racconto di Picciolini fa anche rabbrividire.
"MI hanno promesso il paradiso - le sue parole - che mi avrebbero portato fuori da qualsiasi inferno stessi vivendo, poteva essere l'abbandono o l'emarginazione. Mi hanno dato una nuova identità, ero diventato una persona potente e mi hanno dato anche una comunità che mi accettava". Aveva 14 Christian, era stato preso di mira, vittima del bullismo fino al giorno prima e la nuova vita per lui sembrava davvero il paradiso. Ma si trattava solo di una comunità di razzisti, con una cultura propria, come anche la musica. "E la musica – ha aggiunto - è divenuta importante mi faceva capire quello che stava succedendo e al tempo stesso mi dava anche le risposte che erano semplici: tutti erano contro di me come uomo bianco e se non avessi protetto la mia orgogliosa eredità europea tutti saremmo stati spazzati via".
Da qui è cominciato il viaggio che si può definire come il lavaggio del cervello di un ragazzino che era alla ricerca di una propria dimensione, nel tentativo di uscire dall'oppressione che viveva tra scuola e quartiere. Ma l'incontro con le persone sbagliate, gli ha fatto cambiare la vita e dimenticare, per otto anni, anche l'educazione che aveva ricevuto in casa. Trasformato dalla violenza che gli era stata inculcata: alla Eisenhower High School Picciolini era diventato un teppista che picchiava i compagni di scuola di colore, fino a quando, espulso per la sesta volta dall'istituto finì in carcere, dopo che era stata chiamata la polizia.
"Nel 1994 - così ha proseguito il suo racconto - assomigliavo molto di più a un terrorista, capo di una organizzazione di skinheads e la gente che era con me erano come soldati che avrebbero fatto di tutto per il proprio capo. Poi sono andato anche a Dachau in Germania, davanti ai cancelli del campo di concentramento dove furono uccise oltre 41.000 persone, la maggior parte ebrei e lì in quel momento pensavo che avrei voluto bruciare il mondo, perchè ero così arrabbiato".
Non fu il culmine della sua carriera di white supremacist, altri terribili episodi hanno visto protagonista quel ragazzo, cresciuto in fretta, che una volta era vittima di bullismo.
Poi dopo l'ennesima brutale aggressione il cambiamento. Ma non è stato facile: cinque anni di depressione, moglie e i figli che lo avevano lasciato, ma nel frattempo la sua rabbia cominciava ad incrinarsi, a raffreddarsi e, oggi, vent'anni dopo Christian Picciolini è diventato un'altra persona. Il volto vero suo e della sua famiglia e nel suo continuo impegno contro la violenza, contro il razzismo e contro i white supremacist, ha partecipato a una conferenza di pace delle Nazioni Unite a Ginevra e negli Stati Uniti si è trasformato in un trainer, un istruttore che allena le forze di polizia, ma anche gli agenti della FBI e del Homeland Security, su quelle che sono le tattiche e la mentalità dei gruppi che vogliono la supremazia bianca”. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi