LA CUMPARSITA: I CENTO ANNI DEL TANGO PIÙ FAMOSO DEL MONDO - DI MATTEO FORCINITI

LA CUMPARSITA: I CENTO ANNI DEL TANGO PIÙ FAMOSO DEL MONDO - di Matteo Forciniti

MONTEVIDEO\ aise\ - "Il suo vincolo poco conosciuto con l'Italia. Dall'origine del nome agli artisti coinvolti, tante le tracce di italianità sulla storia della Cumparsita nata a Montevideo un secolo fa". A raccontarle in un articolo pubblicato oggi da Gente d’Italia, il quotidiano diretto a Montevideo da Mimmo Porpiglia, è Matteo Forciniti.
"Avere cent'anni e non dimostrarli. Sembra non passare mai il tempo per La Cumparsita, il tango più famoso del mondo ricordato un po' ovunque per il suo centesimo anniversario il 19 aprile.
Il tango più suonato e ballato della storia nasce a Montevideo all'inizio del Novecento. A comporlo, verso la fine del 1915, è il giovane studente di architettura Gerardo Matos Rodríguez intenzionato a creare una marcetta per i festeggiamenti del carnevale della Federación de Estudiantes del Uruguay.
Da marcetta a successo mondiale il merito lo si deve innanzitutto al pianista argentino Roberto Firpo. Nel 1916 Firpo la presenta al caffè La Giralda su richiesta di un gruppo di studenti che gli consegnano un manoscritto chiedendogli un arrangiamento come tango.
Negli anni la fama della Cumparsita è cresciuta enormemente. Nel 1924 la celebre interpretazione di Carlos Gardel (sul testo scritto da Pascual Contursi) ne fa incrementare ulteriormente la fama portando il ritmo tanguero anche in Europa.
Anche il cinema ha contribuito in modo determinante alla diffusione di questo patrimonio culturale. Anchors Aweigh, Viale del tramonto, Take the Lead, A qualcuno piace caldo, Radio Days: sono oltre duecento i film dove è stata utilizzata la musica nata come marcetta degli studenti universitari uruguaiani. Da Rodolfo Valentino a Frank Sinatra, passando per Marilyn Monroe, Antonio Banderas, Richard Gere e Jennifer López: tantissime sono state in questo secolo le appropriazioni del brano, in tutti i generi musicali e ovunque nel mondo.
Non poteva certo mancare un pezzettino di Italia in una di quelle storie rioplatensi dove basta solo scavare un po' in profondità per trovare sempre un legame con il Bel Paese.
"Nella storia del tango c'è stata una grandissima influenza italiana. Questa è una di quelle storie che meritano di essere conosciute", dice subito Eugenio Nocito, presidente dell'Associazione Calabrese e grande appassionato del genere. Nocito rivela un aneddoto alquanto particolare sull'origine del brano di Matos Rodríguez: "A ribattezzare la marcia con il nome La Cumparsita furono due italiani che vedevano arrivare gli studenti nel loro cammino dalla Facoltà di architettura al Parque Rodó". Tra leggenda e verità Nocito cita addirittura il dialogo originale che avrebbe poi conferito il nome al tango più famoso di tutti i tempi. "Ahí viene la cumparsa" disse uno. L'altro rispose: "No è una cumparsita", facendo riferimento, appunto, al ridotto numero di partecipanti nel gruppo. Bisogna precisare che la parola cumparsa viene dal cocoliche, il linguaggio che parlavano gli immigrati italiani nel Río de la Plata nato da un miscuglio di dialetti (tra cui ligure, lombardo, napoletano) con lo spagnolo.
Dell'interpretazione di Nocito si trova conferma anche nel libro "De Matos Rodríguez, La Cumparsita" scritto da Rosario Infantozzi, nipote del compositore uruguaiano. Secondo questa ricostruzione sarebbe stato un cameriere italiano ad usare per la prima volta la parola cumparsita. Nel bar erano ormai abituati a vedere gli studenti sfilare nel periodo di carnevale. E ogni volta, puntualmente, arrivavano i commenti del cameriere così citati nel libro: "¡Attenti! ¡Alla Madonna! Ecco qua la cumparsa de los estudiantes". Proprio per questo motivo, secondo la Infantozzi, sarebbe stato il dottore Roberto Introini a proporre che la comparsa si chiamasse in questo modo.
C'è poi un altro dettaglio del libro che merita di essere citato. La bandiera del gruppo degli studenti di architettura faceva riferimento alle drammatiche vicende di quegli anni che si vivevano in Europa con la Grande Guerra ed erano seguite con apprensione in Uruguay. "La Cumparsita", "Venimos del Bajo... y sonso" era il messaggio ironico scritto da Arturo Carcavallo. L'espressione "sonso" - scrive Infantozzi - fa riferimento al fiume Isonzo, il terreno di scontro principale tra Italia e Austria nella guerra. "Qui le notizie della guerra arrivavano frequentemente. Da lì il gioco di parole di Arturo che faceva ridere i passanti quando vedevano la bandiera. Noi, figli di immigrati europei, cercavamo di mettere un po' di umore in questa vicenda così triste".
Il vincolo dell'Italia con l'inno del tango non finisce qui. Le tortuose vicende legali riguardo i diritti d'autore del brano videro coinvolta la casa editrice milanese Ricordi nella sua filiale argentina. La Ricordi acquistò i diritti della Cumparsita dall'editrice Breyer, che a sua volta li aveva acquisiti dal minorenne Matos Rodírguez in un contratto poi considerato nullo. Dopo una lunga battaglia legale, Matos riuscì a raggiungere un accordo con la Ricordi. Tuttavia, quando La Cumparsita si diffuse in Europa – inizialmente in Francia -, ci fu un ulteriore scontro con la Siae che si concluse con la firma di un nuovo accordo tra il musicista e la casa editrice milanese.
L'impronta italiana della Cumparsita si conclude con Roberto Firpo, pianista e direttore di orchestra argentino di origine genovese. Come detto, è stato lui il principale artefice di questo successo planetario. Firpo, che è stato uno dei primi musicisti a far evolvere il tango sul piano musicale, aggiunse agli spartiti della Cumparsita anche un motivo del "Miserere" di Giuseppe Verdi. È proprio per questo motivo che anche in Liguria ci sono stati diversi spettacoli organizzati in occasione del centesimo anniversario. Tra questi il più importante si è svolto a Genova.
In Uruguay i festeggiamenti sono tantissimi e saranno distribuiti durante tutto l'anno. Nel 1997 La Cumparsita è stato proclamato l'inno popolare e culturale del Paese con una legge del Parlamento. Una storia di successo e di passione che nasconde un volto italiano poco conosciuto". (aise) 

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