LA MIA ATTIVITÀ DI RICERCA DOPO LA BREXIT: INTERVISTA A GIANMARIA MATRONE, RICERCATORE ITALIANO PRESSO L’IMPERIAL COLLEGE DI LONDRA

LA MIA ATTIVITÀ DI RICERCA DOPO LA BREXIT: INTERVISTA A GIANMARIA MATRONE, RICERCATORE ITALIANO PRESSO L’IMPERIAL COLLEGE DI LONDRA

LONDRA\ aise\ - “Gianmaria Matrone è uno scienziato italiano, laureato prima presso l’Università “Federico II” di Napoli in Scienza ed ingegneria dei materiali e successivamente al Politecnico di Milano in Ingegneria dei materiali e nanotecnologie, ha avuto la possibilità di continuare i suoi studi nell’“Imperial College” di Londra, dove attualmente è a metà del percorso per conseguire il dottorato di ricerca in Elettronica organica”. Ad intervistare il ricercatore sono stati i ragazzi dell’Istituto “Elena di Savoia- Piero Calamandrei” nell’ambito del progetto giornalistico sulla Brexit. L’articolo è pubblicato da Philiph Baglini su “l’Italoeuropeo”, magazine che dirige a Londra.
“Dopo una breve introduzione sull’Imperial College, Matrone ha condotto gli studenti all’interno dell’edificio dove questi ultimi hanno avuto l’occasione di visitare il prestigioso laboratorio di “chimica dei materiali”.
In seguito, il gruppo studentesco ha posto numerose domande al ricercatore campano.
D. Cosa hai intenzione di fare quando terminerà il contratto fornito dalla sovvenzione europea?
R. I fondi si esauriranno nel Marzo 2019 (data dell’attuazione della Brexit) e sono già in contatto con una start up con sede a Milano.
D. Su quale progetto vertono i tuoi studi attualmente?
R. Mi occupo di sviluppare tecnologie per celle fotovoltaiche, basate su fonti di recupero dell’energia proveniente dalle singole abitazioni.
D. Qual è il funzionamento e la durata di queste celle fotovoltaiche?
R. Si basa tutto sul recupero dell’energia dispersa attraverso filtri polimerici, contenuti in collettori, per poi essere immagazzinata e riutilizzata in ambiti domestici ed industriali. La particolarità di tale materiale organico è la possibilità di essere applicata su qualunque tipologia di superficie. Riguardo, invece, la durata delle celle, sono in corso degli studi per applicare dei miglioramenti in quanto, a differenza di quelle già in commercio con una durata di circa 10-15 anni, sembrerebbe che le nostre abbiano una durata di soli due anni per il loro consumo e funzionamento eccessivo.
D. Quale potrebbe essere il tuo percorso al termine del dottorato nell’Imperial College? Ma soprattutto, dove avresti intenzione di continuare e perché?
R. Certamente non in Italia perché è un po’ complicato convertire il dottorato inglese in quello italiano per motivi burocratici. Anche se, essendo realista, non ho molti collegamenti in Italia, poiché le università italiane non sono così aperte come quelle estere; infatti il sistema risulta meno accessibile.
D. Quali sarebbero altre tue mete post-universitarie per trovare lavoro?
R. Per la carriera accademica il top è in America perché sono ubicate le migliori università al mondo e ci sono più porte aperte per tornare in Europa grazie ad un Curriculum Vitae riconosciuto ufficialmente in tutti i Paesi.
D. Preferiresti lavorare come dipendente o avviare un’azienda in proprio?
R. La mia idea sarebbe quella di restare con la start up in Europa, considerando la presenza di una situazione molto dinamica nei Paesi del Nord come Olanda, Belgio e Scandinavia.
D. In che modo può incidere la Brexit sulla ricerca e sugli studi scientifici?
R. Secondo me la Gran Bretagna ha fatto una scelta errata perché molti fondi non saranno più accessibili non solo per i lavoratori inglesi, ma anche per quelli europei; di conseguenza, il governo ha deciso di impiegare tali somme per i laboratori universitari. Inoltre, in un Paese come l’Italia in cui non c’è un programma di ricerca forte come in altri Paesi con meccanismi di ricerca forti, i fondi europei sono l’unico modo per un ricercatore di fare ricerca ad alto livello. L’Inghilterra potrebbe essere l’esempio di qualcosa di diverso perché i soldi non inviati all’UE vengono immessi in un meccanismo di ricerca forte e migliore di quello di altri Paesi.
D. Per quanto riguarda i privati, finanziano ancora i progetti e gli studi delle università?
R. Questi finanziamenti ci sono e ci saranno sempre in Inghilterra, però erano comunque legati a progetti europei, quindi loro nella migliore delle ipotesi hanno perso 40-50% del loro potere.
D. Infine, quale sarebbe l’impatto sull’ambiente delle sostanze chimiche che utilizzate per realizzare questi nuovi prodotti?
R. Ci sono diverse questioni da tenere in conto come ad esempio la compatibilità dei solventi che non sempre sono eco-friendly e non possono essere dispersi nell’ambiente, anche se nel film polimerico prodotto, la quantità di solvente intrappolato è minima. Inoltre anche le temperature alle quali si tratta il silicio sono più base di quelle del vetro, infatti parliamo di soli 200°C circa”.
Al termine dell’intervista, Matrone ha gentilmente accompagnato gli studenti all’interno del laboratorio in cui esegue le sue ricerche, mostrando l’intero edificio dell’università contenente le altre sezioni dedicate a specifici studi”. (aise) 

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