LA RIVISTA/ IL MICROMARKETING COMPORTAMENTALE, IL GRANDE FRATELLO E LO SCONTRO FRA APOCALITTICI E INTEGRATI – DI NICO TANZI

LA RIVISTA/ IL MICROMARKETING COMPORTAMENTALE, IL GRANDE FRATELLO E LO SCONTRO FRA APOCALITTICI E INTEGRATI – di Nico Tanzi

ZURIGO\ aise\ - “Lo scenario mediatico contemporaneo, dominato dai social network e dai giganti della tecnologia, può essere (e di fatto è) oggetto di due narrazioni di segno opposto. La prima focalizza la sua attenzione sulle infinite possibilità di interazione e di condivisione rese possibili dalla rete. È una narrazione che mette l’accento sulle potenzialità salvifiche di un’umanità che è sempre più connessa, sempre meno vincolata dalle barriere geografiche e culturali, e che proprio grazie alle nuove tecnologie si avvia a costruire un mondo migliore. La seconda tiene presente invece soprattutto i rischi legati alle attività digitali e alla vita “connessa”. Questa narrazione si rifà a Orwell e al suo 1984: un grande fratello che tutto vede e tutto controlla, indirizzando la società sulla strada di un totalitarismo pervasivo che non lascia spazio alla minima possibilità di un pensiero critico individuale”. Partono da qui le riflessioni che Nico Tanzi affida a “Benchmark”, rubrica che tiene su “La Rivista”, mensile diretto a Zurigo da Giangi Cretti.
“In fondo, per ripescare un vecchio saggio di Umberto Eco, lo scontro fra le due narrazioni si può ricondurre a quello, insito fin dalle origini nella cultura di massa, fra apocalittici e integrati. Fra pessimisti e ottimisti, in estrema sintesi.
A gettare una luce sinistra su questo dilemma, che acquista sempre di più la forma dell’aporia, contribuisce un recente episodio di cronaca: il caso Cambridge-Analytica. Un caso talmente devastante nei suoi meccanismi che, al di là della sua risoluzione (o meno) sul piano legale, ha il merito quantomeno di far riflettere sulla complessità e la portata epocale dello scontro culturale cui accennavo prima.
Cambridge Analytica, come probabilmente tutti sappiamo, è il nome di una società che, raccogliendo dati da Facebook e analizzandoli tramite un particolare algoritmo, ha creato una banca dati con i profili, i gusti e le preferenze di 50 milioni di cittadini americani. Il padre di questo algoritmo, MichalKosinski, ha dichiarato che bastano 70 like per conoscere una persona meglio di quanto la conoscano i suoi amici. 300, per conoscerla meglio del suo partner. Qualche “mi piace” in più – e questo francamente mette i brividi – rivela di noi più di quanto sappiamo noi stessi.
L’algoritmo di Kosinski ha permesso alla Cambridge Analytica di mettere a punto quella che è forse la più sofisticata e devastante forma di “micromarketing comportamentale” di tutti i tempi. Un marketing che permette di calibrare i messaggi in maniera estremamente precisa sui singoli destinatari, facendo leva non solo sui loro gusti ma anche sulle loro emozioni.
I dettagli della vicenda, venuta alla luce grazie a un’inchiesta del Guardian e del New York Times, non sono del tutto chiariti (anzi), e sono troppo complessi per approfondirli in breve. Sta di fatto che Cambridge Analytica è legata agli ambienti della destra americana e a personaggi come Steve Bannon, lo stratega che ha aiutato Trump nella corsa alla Casa Bianca.
La domanda di fondo che aleggia sul caso è: quanto hanno inciso Cambridge Analytica e il suo “micromarketing comportamentale” nell’elezione di Trump? Ed è collegata con un altro interrogativo colossale: quello sui rapporti della società con la Russia e su un eventuale condizionamento della Brexit. Dubbi così inquietanti puntano inevitabilmente i riflettori su quella che è la vera questione: giocando con i social network stiamo “giocando” anche con la nostra libertà?
Fino ad ora gran parte di noi ha accettato, più o meno coscientemente, quello che ci è parso un compromesso accettabile: cedere parte della nostra privacy (disseminando in rete i nostri dati tramite tutte le nostre interazioni: il vero prezzo che paghiamo per i servizi “gratuiti”) in cambio dei vantaggi della vita connessa.
Se però il prezzo da pagare fosse la cessione, alla tecnologia e ai giganti del mercato, del potere di decidere per noi, sarebbe un prezzo troppo alto. E se fosse così, chissà se potremo rendercene conto prima che diventi troppo tardi”.(aise) 

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