IT-Lmp: a Lampedusa il nuovo osservatorio unico della rete ICOS per l’ambiente

ROMA\ aise\ - Raccogliere dati e informazioni relative ai parametri ambientali attraverso un unico sito di monitoraggio, in modo da restituire una prospettiva completa delle dinamiche che influenzano la presenza, gli scambi e gli assorbimenti dei gas a effetto serra. Questo è l’obiettivo a lungo termine che riguarda la stazione IT-Lmp, un sito collocato sull’isola di Lampedusa, parte della rete di monitoraggio dell’infrastruttura di ricerca europea ICOS (Integrated Carbon Observation System). L’istallazione è stata realizzata nell’ambito del progetto PRO-ICOS-MED, coordinato dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) in collaborazione con l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) e il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea) e finanziato con oltre 13 milioni di euro dal Ministero dell’Università e della Ricerca.
Oltre ad essere la più a sud di tutta Europa, la stazione di Lampedusa sarà la prima di tutto il network a integrare tutte le componenti atmosferica, marina e terrestre. L’infrastruttura di ricerca europea ICOS è un sistema di monitoraggio dell’ambiente che si avvale di oltre 150 stazioni distribuite in 13 paesi europei. A livello internazionale, oltre 500 scienziati sono coinvolti nelle operazioni che riguardano la raccolta, l’elaborazione e l’analisi delle informazioni ottenute dai vari siti, localizzati in diverse tipologie di ambienti. La rete italiana, coordinata dal Focal point Carlo Calfapietra, direttore dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iret), si compone attualmente di 17 stazioni, che, tramite una serie di strumentazioni, registrano informazioni preziose, accurate, qualitativamente elevate e disponibili gratuitamente per tutti gli interessati. “L’integrazione di diverse componenti è fondamentale per comprendere le dinamiche coinvolte negli scambi e negli assorbimenti dei gas a effetto serra”, spiega Alcide Giorgio di Sarra, coordinatore delle osservazioni atmosferiche nell’ambito della Joint Research Unit italiana di ICOS e ricercatore presso l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea). “La possibilità di osservare le alterazioni e i valori di diversi parametri nello stesso luogo è davvero importante nell’ottica di fornire dati di elevata qualità”, aggiunge il ricercatore.
L’Osservatorio Oceanografico, che si trova al largo dell’isola di Lampedusa, si aggiunge a quello atmosferico per restituire una visione di insieme unica e completamente nuova sui parametri utili al monitoraggio integrato dell’ambiente (https://www.lampedusa.enea.it). Gli strumenti installati comprendono un analizzatore per la misura della pressione parziale di CO2 in acqua, un sensore di pH, una sonda multiparametrica per temperatura, pressione, conducibilità, ossigeno disciolto, un sensore di clorofilla, retrodiffusione e CDOM, ed un sensore di radiazione fotosintetica. “Tutti i sensori si trovano a una profondità di cinque metri – continua Francesco Monteleone, responsabile scientifico per Enea del progetto di implementazione del sito marino ICOS a Lampedusa – ad eccezione del radiometro per la radiazione fotosintetica, che invece è collocato a 2,5 metri di profondità. I dati vengono acquisiti e spediti via GSM in tempo quasi reale”. “La ricezione dei primi dati – commenta – è stato un grande traguardo. L’integrazione della componente oceanica alla stazione atmosferica di Lampedusa ha richiesto un notevole impegno. Siamo davvero contenti di questo successo. Con queste osservazioni, che si aggiungono alle misurazioni già effettuate presso l’Osservatorio Oceanografico di Lampedusa da Enea e dal Consiglio nazionale delle ricerche, il sito marino di Lampedusa raggiunge uno stadio decisamente avanzato di realizzazione”. Lo sviluppo del sito marino di ICOS a Lampedusa è uno degli obiettivi del Progetto PRO-ICOS-MED, dedicato al potenziamento della infrastruttura di ricerca in Italia.
Damiano Sferlazzo, che a Lampedusa garantisce l’operatività dell’Osservatorio, spiega poi che nel prossimo futuro la stazione si arricchirà ulteriormente con un osservatorio ecosistemico, integrando per la prima volta tutte le componenti della rete ICOS. “Lampedusa offre un’occasione davvero unica per studiare e monitorare gli scambi di gas a effetto serra restituendo un quadro completo della situazione ambientale, con una panoramica integrata delle componenti atmosferica, oceanica ed ecosistemica”. “Tutti gli strumenti per lo studio del ciclo del carbonio sono stati montati sulla boa a fine ottobre – conclude Sferlazzo – e finora non ha dato troppi problemi. A dispetto delle difficoltà tecniche, delle impressionanti mareggiate di questo inverno e della complessità materiale per l’alimentazione dei dispositivi, la ricezione dei primi dati dall’osservatorio oceanografico è stata davvero una soddisfazione per tutta la comunità scientifica che ha dedicato impegno, tempo e passione a questo progetto”.
Nell’ambito del Progetto ICOS è inoltre in fase di realizzazione un sito ecosistemico che permetterà di quantificare gli scambi di CO2 tra atmosfera e macchia mediterranea: l’obiettivo è di fare di Lampedusa un osservatorio unico della rete ICOS, in grado di fornire informazioni integrate sui comparti marino, terrestre e atmosferico, e un quadro complessivo del ciclo del carbonio in un re-gione particolarmente critica del Mediterraneo. (aise)