“MEDITERRANEO: LE CONSEGUENZE DELLA CRISI” NEL RAPPORTO INTERNAZIONALE ME20

“Mediterraneo: le conseguenze della crisi” nel Rapporto Internazionale ME20

NAPOLI\ aise\ - Le conseguenze geopolitiche, sociali ed economiche della pandemia di COVID-19 nell’area mediterranea sono al centro del Mediterranean Economies 2020 (ME20), versione internazionale del Rapporto sulle economie del Mediterraneo (REM) curato dall’Istituto di studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismed). Il Rapporto sarà presentato il prossimo 5 marzo a Napoli, in modalità remota con diretta Facebook sulla pagina Ismed Diretta Facebook @CNR.ISMed.
All’evento prenderanno parte il professore di economia dell’università di Tor Vergata Giovanni Tria, il professore di economia dell’Università degli Studi di Roma Sapienza Claudio De Vincenti, il direttore del Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Cnr Gilberto Corbellini.
“La pandemia di COVID-19 ci ha fatto rivedere il nostro obiettivo originale e questa prima edizione di Mediterranean Economies si concentra soprattutto sull’impatto della pandemia sulle economie del Mediterraneo”, spiega Giovanni Canitano, uno dei curatori del Rapporto. “In effetti, la pandemia ha confermato che la mobilità e il commercio internazionale sono cruciali per sostenere la crescita in molti Paesi, in particolare nelle piccole economie aperte. In questo senso le economie mediterranee si sono dimostrate particolarmente vulnerabili alle limitazioni del commercio internazionale e dei movimenti di capitali e persone, e una crisi prolungata rischia di avere gravi conseguenze economiche, sociali e politiche, con effetti destabilizzanti nelle aree più deboli”, aggiunge Salvatore Capasso, curatore del volume e direttore Cnr-Ismed.
“La recessione che seguirà il blocco sarà grave: il FMI stima una riduzione dell’economia globale di circa il 3% nel 2020, peggiore di quella seguita alla crisi finanziaria del 2008-09. Inoltre questa crisi, a differenza delle precedenti, è veramente globale, per cui l’attività mondiale non può contare sul sostegno vitale di nessuna area non colpita”, continua Capasso. “Caratteristica chiave di questa crisi economica è la pronunciata asimmetria. Alcuni settori come l’elettronica sono colpiti marginalmente, o addirittura beneficiano della pandemia; altri sono quasi completamente inattivi, come il turismo. E l’asimmetria riguarda anche i Paesi, a causa della diversa diffusione del virus e del diverso peso dei settori esposti. Le economie già fragili, particolarmente dipendenti dalla domanda esterna e dal turismo, subiranno maggiormente gli effetti della recessione. Gli interventi massicci dei governi hanno fortunatamente attutito l’impatto economico della pandemia, tuttavia i deficit pubblici sono aumentati bruscamente e questo metterà a dura prova i Paesi con un’esposizione debitoria già elevata”.
La forte caduta della domanda globale del turismo e dei traffici internazionali avranno un effetto particolarmente pronunciato sulle economie piccole e più dipendenti dai settori esposti. “I dati FMI indicano che la contrazione dell’attività economica nell’area mediterranea sarà di circa l’8,35%. Quella stimata per il 2020 del Prodotto interno lordo italiano è del 10,5%, contrazione che sarà recuperata solo nel 2025. Una sorte simile tocca ai Paesi della sponda sud (Spagna, Portogallo e Grecia) che però, secondo le stime del FMI, godranno di una ripresa più vigorosa già a partire dal 2021. I tassi di disoccupazione nel 2020 salgono ovunque e in Spagna e Grecia superano il 20%, in Italia si prevede che resti intorno all’11.8% anche nel 2021. In tutta l’area del Mediterraneo i tassi di risparmio si sono significativamente ridotti nel 2020, a indicare che i consumi si trovano a livelli difficilmente comprimibili. A seguito degli interventi di sostegno dei governi, in tutti i Paesi del bacino l’indebitamento pubblico conosce notevoli incrementi. In Italia tra 2019 e 2020 il rapporto debito-Pil passa da 126% al 149% ed è atteso in lieve riduzione a partire da quest’anno”, conclude il direttore Cnr-Ismed.
La mobilità umana ha indubbiamente influenzato la diffusione della pandemia COVID-19. Desirée Quagliarotti analizza il nesso tra confini planetari e malattie infettive emergenti (EIDs) nella regione mediterranea. “Negli ultimi decenni, la frequenza delle epidemie globali è aumentata significativamente. Solo nei primi due decenni del 21° secolo il mondo ha assistito a una serie di epidemie letali di sindromi respiratorie acute gravi: Zika virus, Ebola, febbre gialla e SARS CoV-2. Gli effetti combinati delle conseguenze sanitarie ed economiche stanno mettendo a dura prova molti paesi in via di sviluppo e le disuguaglianze stanno aumentando a tutti i livelli, mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs)”, ammonisce la ricercatrice. “Si delinea la necessità di un approccio integrato alla salute pubblica, che riconosca le complesse interazioni tra fattori biologici, comportamentali, ambientali, sociali e di sviluppo”.
“L’implementazione di nuovi sistemi di mobilità è una sfida per i policy maker che mirano a garantire sia l’efficienza dei sistemi urbani e metropolitani, sia una maggiore sostenibilità nell’espansione dei servizi di trasporto”, sostengono Rosaria Battarra e Giuseppe Mazzeo, ricercatori Cnr-Ismed. “Poiché il carico territoriale e ambientale e il cambiamento climatico sono strettamente correlati, diventa una necessità controllare e innovare la gestione funzionale dei sistemi metropolitani (mobilità, abitazioni, produzione, turismo e così via), grazie anche alle metodologie e tecnologie smart city e allo sviluppo dei sistemi di mobilità”.
Uno studio sull’accessibilità urbana progettata in risposta ai cambiamenti demografici nelle aree urbane è oggetto della ricerca inclusa nel Rapporto e svolta da Gerardo Carpentieri, Carmela Gargiulo e Carmen Guida, che valutano l’accessibilità ai servizi di trasporto pubblico per gli anziani. (aise)


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