Associazioni in prima linea (2)

ROMA – focus/ aise - Si svolgerà oggi la teleconferenza “Dante Adriaticus. Letteratura, arte e storia nel segno di Dante Alighieri e dell’italianità nell’Adriatico orientale”, evento inaugurale del ciclo di iniziative “Dante Adriaticus” che l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia realizzerà nel corso di questo 2021 centenario dantesco.
Il comitato scientifico e la segreteria organizzativa di questo progetto, finanziato dalla Legge 72/2001, si sono costituiti all’interno del Comitato provinciale di Roma dell’ANVGD: l’auspicio dell’Associazione è di poter realizzare a settembre e ottobre le successive iniziative in presenza a Verona, Pola e Roma, nel rispetto di quelle che saranno le vigenti disposizioni anti-Covid. La finalità è quella di ricordare che, al di fuori degli odierni confini, l’italianità autoctona dell’Adriatico orientale è da salvaguardare e da ricostruire nella sua plurisecolare presenza in loco. I momenti di studio e approfondimento saranno concentrati in Convegni di taglio multidisciplinare, Itinerari tematici, legati ai luoghi di Dante e del suo tempo, Performances poetico-musicali, accompagnate da immagini e con approfondimenti proposti da esperti. Al termine di queste attività verrà allestito, nella sede romana della Casa del Ricordo, un report nella forma di una mostra fotografica; inoltre il materiale prodotto durante i convegni sarà raccolto e pubblicato in un volume di Atti.
L’appuntamento del 12 aprile, si articolerà in una sessione mattutina 11.00-13.15, ed una pomeridiana, 15.00-17.30, entrambe visibili in diretta (e successivamente in streaming) sulla pagina Facebook Anvgd Sede Nazionale e sul canale YouTube del Centro di Documentazione Multimediale della cultura giuliana, istriana, fiumana e dalmata.
Nel corso della giornata ci saranno i contributi di Donatella Schürzel (700 anni di Dante in Adriatico: un percorso culturale a tutto campo), Eufemia Giuliana Budicin (Isola d’Istria e Dante), Maria Grazia Chiappori (Fortuna di Dante nell’arte, dal Medioevo all’Ottocento) e Barbara Vinciguerra (Reinterpretazioni e re-visioni dantesche dall’Ottocento alla contemporaneità), le quali fanno parte del Comitato scientifico del progetto. Interverranno anche il docente dell’Università di Padova Federico Reggio, Marino Micich (Archivio Museo Storico di Fiume a Roma) e Serena Lemucchi (Dottoressa magistrale in Filologia). Sono poi previsti gli interventi dei rappresentanti dei Comitati della Società Dante Alighieri di Trieste, Capodistria, Pola, Fiume, Zara e Cattaro, nonché la presentazione delle progettualità teatrali che verranno sviluppate dalla Fondazione Atlantide Teatro Stabile di Verona, di cui interverrà il direttore artistico, Piermario Vescovo. Completano il denso programma alcune letture dantesche che verranno effettuate da allieve di laboratori teatrali e dall’attrice Isabel Russinova, la quale leggerà una versione del I canto dell’Inferno dantesco apparsa sulla rivista Umana del letterato giuliano Silvio Benco nel luglio 1918.
“Aperitivi (virtuali) con la storia” all’insegna di “Arte e divertimento nell’antichità”. Sono quelli che l’associazione culturale di Monaco di Baviera rinascita e.V. propone a partire da domani, 8 aprile, e per un totale di tre serate.
Si parte alle ore 18.30 di domani con “Deir-el-Medina: l’Accademia delle belle arti dell’antico Egitto”, per proseguire il 22 aprile con “Aurighi e gladiatori: le star sportive del passato” e chiudere il 6 maggio con “A teatro e in palestra con greci e romani”.
Per partecipare alle singole serate occorre effettuare il pagamento tramite bonifico bancario a rinascita e.V. (IBAN: DE27430609678219144400), indicando come causale “Aperitivo con la storia”. Si potrà poi inviare una e-mail con il proprio nome e cognome ad aperostoria@rinascita.de, allegando la conferma del pagamento (uno screenshot ad es.) e indicando la serata o il ciclo di 3 serate prescelto. La e-mail deve essere mandata entro le ore 10:00 del giorno prima della serata a cui si intende partecipare. Un’ora prima dell’inizio della serata, alla e-mail da cui si è mandata la conferma, si riceverà un link alla piattaforma Zoom da utilizzare per accedere all’evento all’orario previsto.
La singola serata avrà un costo di 5 euro, il ciclo completo di tre serate costerà 12 euro.
“Rivendichiamo il nostro ruolo nei rapporti bilaterali, in virtù del rapporto privilegiato che possiamo vantare col popolo libico”. Questa, in sintesi, la base dell’idea di Francesca Prina Ricotti, neo presidente dell’associazione degli Italiani di Libia, espressa in un’intervista realizzata oggi, 6 aprile, dallo stesso sito dell’Associazione degli Italiani di Libia per chiarire il pensiero delle migliaia di italo-libici rispetto alla visita che il premier Draghi ha fatto questa mattina a Tripoli e delle due del Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio nelle settimane scorse.
Di seguito l’intervista completa:
“D. Come vedono gli italiani di Libia l’attivismo del governo italiano verso il Paese, con la visita di Draghi e la recente doppia visita di Di Maio?
R. Non possiamo che essere soddisfatti dei tentativi del governo italiano di riacquistare la centralità politica in Libia, una centralità che, come ha dichiarato il premier, è frutta di un’antica amicizia. Noi italiani di Libia abbiamo sempre mantenuto solidi rapporti con la popolazione libica e una vicinanza emotiva alle travagliate vicende di quel Paese. Ora è venuto il momento di fare la nostra parte e di partecipare a questo “momento unico” di ricostruzione. Ringraziamo la presenza costante dell’Ambasciatore Buccino in ogni aspetto di questo processo, un lavoro certosino di trait d’union che coinvolge tutti, anche noi italiani di Libia.
D. Perché proprio gli italiani di Libia?
R. Siamo un asset fondamentale dell'Italia per lo sviluppo della relazione in Libia. Perché gli italiani di Libia erano e sono cittadini e imprenditori che hanno vissuto in Libia e che in tutti questi anni non hanno fatto che accrescere la loro capacità imprenditoriale e hanno monitorato giorno per giorno quello che succedeva in Libia.
D. Potete vantare anche dei contatti nel Paese?
R. Noi conosciamo molte personalità istituzionali e della cultura libici oltre che leader politici libici. E tutto questo lo mettiamo a disposizione del presidente Draghi.
L'associazione degli italiani di Libia perciò è un soggetto eccellente per lo sviluppo della relazione bilaterale economica tra i due paesi. Si tratta di persone e personale che conosce perfettamente i due contesti culturali, è bilingue, conosce come sviluppare il business da ambedue le sponde del Mediterraneo.
D. Cosa può fare l’Associazione degli italiani di Libia oggi?
R. Molte cose. Siamo pronti con dei progetti nei campi della cultura, della formazione e della piccola imprenditoria, nel caso in cui il governo italiano – come ritengo sia naturale, dato il legame unico che ci unisce alla Libia – voglia considerarci un interlocutore nel quadro dei rapporti bilaterali.
D. In particolare?
R. Possiamo essere protagonisti in progetti di insegnamento della lingua italiana, nel coadiuvare gli istituti di formazione libici nei campi della cultura e della storia, nell’importanza del contributo italiano allo sviluppo del Paese, ma anche nella formazione di giovani libici in Italia, nei servizi assistenziali alla persona in ambito sanitario, nel creare una rete imprenditoriale che supporti le grandi aziende nella ricostruzione della Libia e nel fare matching tra le imprese.
D. È un valore aggiunto essere nati in Libia?
R. Assolutamente. Non va sottovalutata la giusta diffidenza dei libici nei confronti degli stranieri, dopo 40 anni di dittatura e 10 di guerra civile. Credo di non sbagliarmi dicendo che ci può essere una maggiore apertura e una più ricca interlocuzione nei confronti di persone che sono nate e vissute in Libia come loro.
D. Il trattato italo libico del 2008 che si pensa di riattivare può essere un buon punto di partenza secondo voi?
R. Certamente. Il Trattato di Bengasi dell’agosto 2008 provava a superare definitivamente le incomprensioni storiche tra i due Paesi e qualche capriccio di troppo di Gheddafi. Inoltre vi era riconosciuta l’importanza della vicenda storica degli italiani di Libia, attraverso la concessione del visto turistico a tutti gli italiani nati nel Paese (finora negato della Jamahirya) e, soprattutto, l’inserimento di uno specifico articolo nella legge di ratifica sui beni confiscati dal Colonnello.
D. A proposito dei crediti, a che punto siamo?
R. Nel trattato veniva riconosciuto il lascito degli italiani in Libia, attraverso un parziale indennizzo. Oggi chiediamo decisamente di essere parte attiva nei lavori delle commissioni istituzionali che riguardano i nostri crediti storici verso la Libia. Non bisogna parlare solo dei crediti delle imprese italiane per le commesse non onorate negli anni 80. Noi partiamo da questi crediti storici che derivano da un preciso diritto violato e li possiamo investire nella relazione con la Libia, come nessun altro può fare al posto nostro. Mi auguro che questo sia ben chiaro ai nostri governanti”. (focus\ aise)