“CULT FICTION”: GLI SCATTI DI MARIALBA RUSSO AL CENTRO PECCI DI PRATO

“Cult Fiction”: gli scatti di Marialba Russo al Centro Pecci di Prato

Marialba Russo, Cult Fiction (della serie), 1978-79 - particolare

PRATO\ aise\ - Dopo “Soggetto Nomade” – collettiva del 2019 in cui le sue immagini, insieme a quelle di altre quattro fotografe italiane, affrontavano il tema dell’identità femminile tra gli anni ’60 e gli anni ’80 – Marialba Russo torna al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato con “Cult Fiction”, mostra personale che da ieri, 1 marzo, al 15 aprile 2021 espone per la prima volta la celebre serie fotografica dedicata ai manifesti dei film a luci rosse apparsi nelle strade di Napoli e Aversa tra il marzo 1978 e il dicembre 1980, gli anni dell’apertura nel nostro paese delle prime sale cinematografiche specializzate e del conseguente boom del genere.
Presentando oltre 60 scatti tra i più significativi della serie, la mostra a cura di Cristiana Perrella riproduce nella sua installazione la materia effimera e il forte impatto della pubblicità stradale, con le immagini incollate direttamente al muro, restituendo in pieno la forza di un lavoro che ci parla, da una parte, della spinta alla liberazione sessuale di quegli anni, ma dall’altra anche di una raffigurazione del corpo della donna fortemente mercificato. La rivoluzione culturale, politica, sociale degli anni Settanta, che Marialba Russo (Napoli, 1947) ha documentato con sguardo antropologico in molte sue manifestazioni, finisce infatti con il mettere la rappresentazione esplicita dei corpi e della sessualità al centro di un nuovo mercato, favorendo lo sviluppo di un “cinema di genere” che se svela ipocrisie e arcaismi della società italiana non scardina però i consueti rapporti di potere.
In occasione di “Marialba Russo. Cult Fiction” il Centro Pecci propone Radio Luna, un palinsesto di conversazioni sulla nuova piattaforma social Clubhouse a partire dal 1 marzo. Radio Luna prende il nome dall’esperimento radiofonico lanciato nel 1975 con Ilona Staller – conduttrice della prima e unica “radio sexy” italiana che esplose proprio grazie all’apparizione dei film a luci rosse, diventando un fenomeno di costume – e ospiterà due appuntamenti settimanali, in seconda serata, dedicati all’approfondimento dei temi trattati dalla mostra, come il rapporto arte-pornografia, quello pornografia-femminismo e la rappresentazione del corpo della donna.

Marialba Russo, napoletana, vive a Roma dal 1987. Studia pittura all'Accademia di Belle Arti di Napoli, si avvicina alla fotografia alla fine degli anni Sessanta e la sua attenzione è rivolta alle rappresentazioni religiose e alle feste popolari dell'Italia centromeridionale. Negli anni 1976 e 1977 pubblica Al ristorante il 29 settembre 1974 e Giornale Spray nella collana “i Quaderni dello sguardo” da lei ideata. Accanto alla ricerca personale e all'attività espositiva collabora con Vogue Italia e altre testate italiane e straniere. Nel 1979 con la sequenza fotografica Il parto, Marialba Russo rappresenta l'Italia in “Venezia 79 la fotografia” nella sezione “Fotografia Europea Contemporanea”. Nel decennio successivo è presente in diverse manifestazioni e iniziative dedicate alla fotografia in Europa e negli Stati Uniti, mentre continua a collaborare con alcune Università Italiane dove tiene corsi di fotografia. Prosegue le sue sperimentazioni sul linguaggio fotografico con i lavori Della serie delle centotrenta figure di spalle del 1981 e 1929 Ritratto di mio padre e mia madre del 1982. Nel 1989 la Galleria d'Arte Moderna Giorgio Morandi di Bologna propone una sua retrospettiva e la monografia Marialba Russo - Fotografie 1980-1987 accompagnata da una lettera di Alberto Moravia. Negli anni Novanta l'autrice muove la sua ricerca in una riflessione più intima e analitica, dove il paesaggio è metafora di un tempo interiore. E' del 1993, edito da Mudima Milano, Roma, Fasti Moderni - il disordine del tempo, un racconto fotografico sulla Roma archeologica. Epifanie del 1997 è una raccolta di fotografie di viaggio, a cui faranno seguito gli intimi racconti per immagini di Famosa del 1998 e del Il ritratto di me del 1999. Nell’ultimo decennio il Museo della Fotografia di Salonicco e il Jin Tai Art Museum di Pechino propongono in anteprima un’esposizione de l’Incanto il volume è edito da Skirà Milano nel 2004. Espone con i lavori come una pietra su un ramo alla Certosa di Padula nella mostra Vanitas le opere e i giorni ideata da Achille Bonito Oliva, e con il Cantico della farfalla al Maxxi Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo per “Fotografia le Collezioni” a cura di Francesca Fabiani. Nel 2010 Camera Obscura di Salonicco edita la plaquette Worlds of Glamour and Banality a cura di Aris Georgiou. Collabora alla mostra Alterazioni la materia della fotografia tra analogico e digitale a cura di Roberta Valtorta e Storie dal Sud dell’Italia dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo Milano. Confine è il secondo volume di una trilogia iniziata con l’Incanto e dedicata al tema della ricerca che il soggetto - umano, animale, reale, simbolico - compie dentro e oltre sé stesso; il terzo volume è di prossima pubblicazione. Con Travestimento edito da Postcart, nel 2016 riprende la pubblicazione dei “i Quaderni dello sguardo”.(aise)


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