DAL SUDAN AL TRENTINO AL SERVIZIO DEGLI ALTRI: PRESENTATO IL DOCUFILM “NERO E BIANCO”

DAL SUDAN AL TRENTINO AL SERVIZIO DEGLI ALTRI: PRESENTATO IL DOCUFILM “NERO E BIANCO”

TRENTO\ aise\ - È stato presentato questa mattina ad Ala, in Trentino, alla presenza del presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, “Nero e bianco”, docufilm di Paolo Tessadri sulla storia di Albino Mayom Kuel, che dal Sudan immigrò in Italia negli anni ’60 stabilendosi in Trentino e lavorando come medico chirurgo all’ospedale di Ala.
La storia di Albino Mayom Kuel, profugo dal Sudan in Italia negli anni 60, studente di medicina a Padova e poi per anni medico all'ospedale di Ala, ma anche consigliere e assessore comunale, è di quelle che non si dimenticano. "Nero e bianco", scritto da Paolo Tessadri e prodotto dalla Fondazione Museo storico del Trentino, con il patrocinio della Provincia autonoma di Trento, dell'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, e dei comuni di Ala e Avio, contribuirà però a farla conoscere ad una platea più vasta.
"La vita del dottor Kuel - ha detto il presidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti intervenendo alla presentazione - è stata una vita spesa per gli altri, per una comunità che dal suo operato ha tratto un grande beneficio". Che questo medico partito poverissimo dall'Africa per sfuggire a guerre e persecuzioni, si sia dedicato senza risparmio ai suoi pazienti, è un concetto espresso più volte nel film, attraverso le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto, e anche dei suoi figli Miriam e Agostino.
Il dottore "venuto dal deserto, che visse fra le montagne", come lo ha definito Tessadri, nonostante le difficoltà di leggi e burocrazia incontrate sul cammino verso un’integrazione perfettamente riuscita, non si è mai lasciato andare all’amarezza o al risentimento: tutti ne ricordano il sorriso, la disponibilità, e naturalmente la preparazione, alimentata da continui studi, dovuti sì al suo desiderio di migliorare ma anche al fatto che perdendo lo status di borsista sarebbe dovuto rientrare in patria, essendo sprovvisto della cittadinanza italiana.
A quasi due anni dalla sua morte sindaci e semplici cittadini ricordano di lui soprattutto il non essersi mai tirato indietro, a costo di sacrificare il tempo per la famiglia, e la sua umanità, che a volte lo portava a commuoversi per il dolore o la perdita di qualche assistito.
Il film, che sarà proposto prossimamente al pubblico dal Museo storico e dai Comuni coinvolti, e che parteciperà a premi e concorsi, ci restituisce tutto questo, con un montaggio incalzante e poetico ad un tempo. E rammenta, come sottolineato da Ferrandi, che una piccola storia di vita può intercettare e riflettere problematiche che vanno al di là di essa. (aise) 

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