DALLA CALABRIA AL KENYA PORTANDO TENNIS E GIOIA - DI FREDDIE DEL CURATOLO

Dalla Calabria al Kenya portando tennis e gioia - di Freddie del Curatolo

MALINDI\ aise\ - “Dalla Calabria al Mida Creek, dai campi di terra rossa agli spiazzi di corallo e sabbia di Timboni. La Federazione Italiana Tennis, sezione calabrese, ha portato racchette, palline, due reti e abbigliamento ad hoc a Watamu, assecondando l’idea dell’appassionato giornalista Valerio Giacoia, per dare uno svago e un senso in più all’adolescenza di tanti ragazzini delle zone povere della costa keniana”. Ne scrive oggi Freddie del Curatolo che firma questo articolo per “malindikenya.net”, portale online da lui fondato e diretto.
“Come da sempre predichiamo (specialmente con i fatti, e chi ci segue lo sa bene) lo sport è uno dei mezzi più efficaci per togliere i giovani dalle insidie e dalle lusinghe della strada, che qui si chiamano droga, prostituzione, microcriminalità e nella migliore delle ipotesi accattonaggio.
Così Giacoia, reporter giramondo con un cuore portato verso il sociale, ha pensato di abbinare una delle sue passioni ai sorrisi e alle speranze di quelli che sono diventati dei piccoli grandi amici.
È lo stesso giornalista calabrese a raccontare, come ha fatto sulle pagine del Quotidiano del Sud, questa esperienza.
“Questi bambini hanno fame, ma hanno anche il diritto alla gioia. E noi gli abbiamo portato racchette e palline – racconta Giacoia - Si gioca a tennis nei villaggi di Kwahadija, appena all’interno della strada che traccia il quartiere di Timboni, si gioca a tennis a Mida, a ridosso del creek marino e dell’immensa Arabuko Forest, la più grande selva fluviale dell’Africa orientale con i suoi 400 chilometri di estensione. Giocano per la prima volta bambini tra gli ultimi del pianeta in quanto a diritti. Se dal fango e dalla polvere all'improvviso spunta un diritto (umano) sarà stato un miracolo. Così il tennis è diventato il gioco dei diritti, in mezzo ai troppi "rovesci" della loro vita, a quel Grande Rovescio delle loro esistenze condite per lo più dal fango delle stagioni delle piogge, e da polvere e mosquitos quando si sfiorano i quaranta gradi come in questo periodo. Ciascuno senza riparo alcuno dalle violenze quotidiane e da quelle dell’indifferenza del pianeta, ciascuno di essi senza prospettiva e troppo spesso nemmeno speranza, forse nemmeno di quell’uno su mille del Vangelo”.
Tutto questo è avvenuto nelle scorse settimane durante una vacanza in cui il giornalista ha alternato reportage a vera e propria attività sociale, rendendosi conto delle condizioni di miseria e delle problematiche che sono evidenti anche in una cittadina turistica e sotto certi versi privilegiata rispetto ad altre realtà del Kenya.
“La terra rossa non è quella felpata dei circoli occidentali al riparo dai guai del mondo, bensì finissima sabbia quasi amaranto dove alloggiano i famigerati funza, micidiale specie di pulci che hanno divorato i piedi di generazioni di bambini scalzi annidandosi nelle ferite o sotto le unghie – denuncia amaramente Giacoia - Non hanno scelto di nascere e vivere in questa parte dell’Africa queste bambine e questi bambini, di giocare tra la polvere, scalzi, sporchi, dividendo l’inchiostro delle etichette di plastica con i polli, di sfidare la sorte ogni giorno nel match con i funza. Di vedersi tagliate a crudo le tonsille, per esempio. È successo a una bambina di appena nove mesi, pochi giorni fa. “Aveva sempre la tosse”, si è giustificata la madre, sbrigativa, inconsapevole del danno e dei rischi in mezzo a sporcizie di ogni sorta”.
Portare un po’ di gioia estemporanea a questi bambini è una soddisfazione conosciuta e sperare che qualcuno con una racchetta in mano possa cambiare anche solo di una tacca il suo destino, è un sogno che vale la pena sognare.
Da comprendere in questo senso l’emozione del Comitato Calabro della FIT.
Quando ha ricevuto le prime fotografie, il presidente Joe Lappano è riuscito a stento a dire qualche parola. “È una cosa troppo grande, sono commosso, stupito…”. Emozione che si è diffusa presto nei vari circoli del tennis regionali.
E il primo emozionante torneo che si è giocato, grazie alle donazioni calabresi, è stato qualcosa da vivere prima ancora di narrarlo.
“Un torneo stupefacente, un rave estemporaneo di felicità – spiega Giacoia - Mai visto, mai sentito. Lo stadio del tennis sta tra le capanne e i fuochi in mezzo alle pietre in attesa che polenta e fagioli, se va bene, se hai trovato qualche scellino per comprarli, siano cotti. Ma fosse pure in mezzo alla fame, adesso, farebbe lo stesso. Si gioca, e il diritto alla gioia non glielo toglie nessuno””. (aise) 

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