FARE RETE

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ROMA – focus/ aise – L’Ambasciata d’Italia a Berna, in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia Zurigo, il Consolato Generale d’Italia Lugano, il Consolato Generale d’Italia Ginevra, il Consolato d’Italia Basilea e l’Istituto Italiano di Cultura Zurigo, ha annunciato in queste ore l’apertura degli incontri sulle celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, con “Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”, una mostra personale di Elena Bellantoni che verrà introdotta dall’Ambasciatore Silvio Mignano e dal curatore Antonello Tolve, che verrà inaugurata il prossimo 4 marzo, alle ore 18.30, in diretta Facebook, sulla pagina dell’ambasciata, con la proiezione dei video “The fox and the Wolf: Struggle for Power” (2014), “Maremoto” (2016), “The Beauty and the Beast” (2017) e “Corpomorto” (2020).
Attenta da sempre alle varie dinamiche linguistiche del panorama culturale non solo moderno e contemporaneo, come attesta lo stupefacente lavoro svolto a Capo Horn (nella Patagonia Cilena) dove l’artista ha lavorato con l’abuela Cristina Calderon (una donna dichiarata patrimonio umanitario dall’UNESCO nel 2006), ultima di una stirpe antichissima (gli Yegan) nativa della Terra del Fuoco, per creare un piccolo vocabolario e dunque preservare alcuni lineamenti di una cultura millenaria, Elena Bellantoni pone al centro dell’attenzione un percorso investigativo tra i vari tessuti linguistici – smontati, decriptati, destrutturati, allusivi, di costume – che spesso sfuggono alla ragione e che, a vario titolo, disegnano le dinamiche umane, plasmano il corpo sociale, modellano le trame del mondo, i sui miracoli, i suoi traumi.
Riprendendo le parole che Virgilio rivolge a Catone l’Uticense (Purgatorio, I, v. 71), personaggio storico che morì suicida a Utica dopo la sconfitta nella battaglia di Tapso (46 a.C.) e che nel medioevo cristiano diventa simbolo supremo (difensore indefesso) di libertà politiche e repubblicane al punto di sacrificare la propria vita (forse per queste ragioni Dante lo descrive come un personaggio biblico e lo fa custode del Purgatorio), l’artista propone oggi un progetto speciale sul potere della parola e del linguaggio in generale che, per dirla con Lacan, “si costituisce in funzione dell’Altro”. La mostra è un momento di proiezione e di riflessione sulle varie derive di un lessico inteso come spazio imperfetto dell’interpersonalità, come ambiente in cui si consuma tutta l’ipocrisia di una libertà che è solo “tentazione e illusione” (Blanchot). Si tratta di un percorso con cui Bellantoni invita a ragionare sull’ambivalenza tra potere e codice espressivo (in alcuni casi è la stessa artista a farsi scrittura), dove l’interlocutore è l’altro illusorio, il proprio doppio simmetrico, il simile che si incontra o la propria immagine allo specchio, luogo delle identificazioni immaginarie.
Fil rouge che unisce i quattro video, è dunque il rapporto che l’artista instaura con il linguaggio inteso appunto come territorio dell’autorità, del comando, della potenza da cui svincolarsi per creare un dispositivo pensante (per mettere in crisi l’orizzonte stesso della crisi) capace di rompere tutti quei piccoli giochetti che sono solo sfoggio di convenzionalità e di codificazioni, di mediocrità, di ovvietà, di piattezza retorica, di superficialità, di vetrinizzazione.
Il giorno 18 marzo, in occasione della conferenza “Alla ricerca della lingua perfetta”, l’artista sarà presente per un dibattito aperto con il pubblico.
Elena Bellantoni
Bellantoni (1975) vive e lavora a Roma dove insegna Fenomenologia del Corpo all’Accademia di Belle Arti. Dopo essersi laureata in Storia dell’Arte Contemporanea, studia a Parigi e Londra, dove nel 2007 ottiene un MA in Visual Art al WCA University of Arts London. Nello stesso anno e? cofondatrice del progetto Platform Translation un gruppo internazionale di studio che indaga i concetti di lingua e traduzione nelle arti visive. Nel 2008 apre lo spazio no profit 91mQ art project space di Berlino, nel 2015 e? cofondatrice di Wunderbar Cultural Project. Successivamente con numerosi workshop in Italia e all’estero, approfondisce la sua esperienza con il mezzo video e le arti performative.
La sua ricerca artistica riflette sui concetti d’identita? e alterita? attraverso dinamiche relazionali con un’impronta fortemente poetica/politica. Bellantoni utilizza il linguaggio e il corpo come strumenti d’interazione, spaziando dal video, alla fotografia, alla performance, al disegno e alle installazioni. Negli anni ha vinto numerosi progetti per residenze d'artista tra cui: 2018 Nctm e l’Arte Studio Legale vince il bando per una residenza presso Beo_Project, a Belgrado, Serbia; 2017 The Subtle Urgencies, con Adrian Paci, alla Fondazione Pistoletto e l’ArtHouse, Biella-Scutari, Italia/Albania; 2016 viene selezionata alla Soma Mexico Residency di Citta? del Messico; 2009 As long as I’m walking una residenza con Francis Aly?s e il critico Cuauthe?moc Medina, curata da 98weeks Research Space, a Beirut in Libano.
Nel 2018 è tra gli artisti vincitori della IV edizione dell'Italian Council del MIBACT, nel 2019 presenta il libro dell’intero progetto al MAXXI di Roma con un Focus su cinque suoi lavori prodotti tra il 2013 e il 2018. Sempre nel 2019 viene selezionata per Gran Tour d’Italie progetto del MIBACT. Nel 2018 il video Ho annegato il Mare e? selezionato nei Collateral Events di Manifesta12 a Palermo; con il progetto In Other Words, the Black Market of Translation – Negotiating Contemporary Cultures nel 2011 vince il bando NGBK (Neu Gesllschaft fu?r Bildende Kunst ) curato da Elena Agudio e Paz Guevara a Berlino. Tra i riconoscimenti ricordiamo ancheil Premio speciale la Repubblica.it al Talent Prize 2014; nel 2009 il Movin’up Worldwide del GAI (Giovani Artisti Italiani) dalla Presidenza Consiglio dei Ministri Italiano; lo stesso anno vince il primo premio della Giuria FestArte presso La Pelanda – MACRO Testaccio; nel 2006 vince il primo premio del Tempelhof-Scho?neberg Kunstpreis Zum Ball-Spiel di Berlino.
Le opere di Elena Bellantoni sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private, tra cui la Collezione del Ministero Affari Esteri La Farnesina, la collezione dell’Istituto Centrale per la Grafica e la Fondazione Pietro ed Alberto Rossini. I suoi lavori video sono inoltre presenti nell’Archivio Careof DOCVA e nell’Italian Area Contemporary Archive a cura di Viafarini a Milano.
Con due esclusivi concerti di musica classica, i maestri italiani Dino De Palma al violino e Gianna Fratta al pianoforte hanno completato una tournée iraniana segnata da calorosa accoglienza e grande interesse di pubblico.
Il primo concerto è stato ospitato il 19 febbraio presso la residenza dell’Ambasciatore d’Italia Giuseppe Perrone, mentre il secondo si è svolto presso la prestigiosa Vahdat Hall di Teheran in occasione della 36esima edizione del Fajr Music festival.
Il concerto nella residenza dell’Ambasciatore, davanti ad una platea limitata di ospiti nel rispetto dei protocolli di prevenzione della pandemia da Covid19, è stato trasmesso in diretta su Instagram e successivamente pubblicato sui canali Instagram (@ItalyinIran) e YouTube (Italian Embassy in Tehran) dell’Ambasciata.
Il secondo concerto si è tenuto il 20 febbraio, quale appuntamento clou del Fajr Music Festival, che si tiene ogni anno a metà febbraio con la partecipazione di musicisti e cantanti provenienti da tutto il mondo.
Quest’anno la presenza dall’estero è stata estremamente limitata a causa della pandemia, ad eccezione appunto del duo italiano che ha effettuato un concerto dal vivo, unica performance in presenza di artisti stranieri.
“La partecipazione di De Palma e Fratta in quest’edizione del Fajr Music Festival ed il concerto esclusivo in Residenza”, ha sottolineato l’ambasciatore Giuseppe Perrone, “rappresentano un‘indicazione particolarmente eloquente dell’amicizia che esiste tra i due popoli e della profondità delle relazioni artistiche e culturali tra i due Paesi”.
Nel repertorio musicale del concerto in residenza la danza macabra di C. Saint-Saens, la czarda di V. Monti, le variazioni di bravura sulla IV corda di N. Paganini dal Mosè di G. Rossini, il medley di arie d'opera italiane e l’estate dalle quattro stagioni di A. Vivaldi. Nel programma tenutosi nella Vahdat Hall lo scherzo in C minor di J. Brahms, la sonata n. 3 in C minor di E. Grieg, le variazioni di Paganini sul tema di Mosè di G. Rossini e il medley di arie d’opera italiane.
Si terrà il prossimo 5 marzo a Chisinau il VII Forum Economico Italo-Moldavo, l'appuntamento annuale che costituisce un’importante piattaforma comunicativa, offrendo informazioni e supporto alle imprese con capitale italiano che operano in Moldova.
L'evento è organizzato dall'Ambasciata d'Italia a Chisinau, in collaborazione con l'International Development Law Organization e le camere di commercio locali. L'edizione di quest'anno si svolgerà in forma ibrida e verrà trasmessa su varie piattaforme di comunicazione italiane e moldave.
La Moldova e l'Italia mantengono relazioni economiche intense, con circa 1400 imprese con capitale italiano registrate in Moldova. Nel 2018, queste imprese hanno investito circa 1,8 miliardi di Lei, ponendo l’Italia al secondo posto per investimenti esteri nel Paese. Il Forum sarà principalmente volto a discutere le conseguenze della pandemia sulle relazioni bilaterali economico-commerciali e ad illustrare gli strumenti offerti da SACE, SIMEST e ICE, nonché la nuova piattaforma per l’esportazione elaborata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Export.gov.it.
Infine si discuterà della mediazione commerciale come strumento per la risoluzione delle dispute in campo economico e finanziario. (focus\ aise) 

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