FLESH & BLOOD: I CAPOLAVORI DI CAPODIMONTE A SEATTLE

FLESH & BLOOD: I CAPOLAVORI DI CAPODIMONTE A SEATTLE

SEATTLE\ aise\ - "Flesh and blood: italian masterpieces from the Capodimonte Museum", ovvero "Carne e sangue: capolavori italiani del Museo di Capodimonte", è la mostra che sino 26 gennaio 2020 offrirà ai visitatori del Seattle Art Museum la rara opportunità di ammirare la feroce bellezza dell'arte del XVI e XVII secolo.
La mostra, inaugurata il 17 ottobre scorso, è organizzata dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, a Napoli, dal Seattle Art Museum, dal Kimbell Art Museum e da MondoMostre.
Famosi artisti del Rinascimento come Tiziano e Raffaello si sono uniti a maestri barocchi come Artemisia Gentileschi, Jusepe de Ribera, Guido Reni e Bernardo Cavallino in questa mostra nell’istituzione museale dello Stato di Washington, Usa, per rivelare le aspirazioni e le limitazioni del corpo umano e i molti modi in cui questo può esprimere amore e devozione, lavoro fisico e tragica sofferenza.
Lungo periodo di creatività, ispirazione e ricerca della conoscenza, il Rinascimento raggiunse il culmine in Italia mentre gli artisti rivolgevano la loro attenzione al mondo classico e fecero del corpo umano il centro della rappresentazione artistica. L'arte rinascimentale fu interessata alla rappresentazione naturalistica della forma umana e della sua vita emotiva, cercando l’equilibrio tra spirituale e materiale.
La mostra "Flesh and blood" attinge dall'illustre Collezione Farnese avviata da Papa Paolo III, che supervisionò il Giudizio Universale di Michelangelo, per rappresentare le nozioni di bellezza e potere nel XVI secolo. Ad aprire il percorso espositivo è l’ambizioso quanto equilibrato ritratto del futuro Papa come cardinale realizzato dal giovane maestro Raffaello.
La straordinaria Danae di Tiziano, che illustra il mito greco della giovane donna che, imprigionata dal padre in una torre, fu conquistata da Zeus sotto forma di pioggia d'oro e diede alla luce Perseo, mostra come gli artisti esplorarono soggetti erotici attraverso il velo della mitologia. L'antichità influenzò anche El Greco, il cui Ragazzo che soffia sulla brace evoca un dipinto classico famoso per la sua padronanza della luce. La pittura di El Greco anticipa lo stile chiaroscuro che dominerà le opere del XVII secolo esposte nella seconda parte della mostra.
Fondata dai coloni greci intorno al 600 a.C., Napoli fece parte degli imperi romano e bizantino e, nel periodo medievale, del Regno di Sicilia prima di essere terra dell'impero spagnolo, che governò la città fino al 19° secolo. Nel 17° secolo Napoli era la seconda città più grande d'Europa, dopo Parigi. Nonostante ciò e le tante culture e i regimi politici che vi misero radici, a Napoli non vi fu un costante patrocinio artistico fino alla seconda metà del XVI secolo quando fu promulgato un decreto per la riqualificazione delle centinaia di chiese trascurate nella città. Da questo mandato nacque l'arte barocca che portò Napoli alla grandiosità oggi nota a tutti.
Il provocatorio Silenus ebbro di Jusepe de Ribera, dalla iconografia complessa e ricca di significati simbolici, è una parodia della bellezza idealizzata in molti dipinti rinascimentali: qui il corpo rotondeggiante dell’educatore del dio greco Dioniso è reso in tutta la sua volgarità da pennellate cariche e vitali mentre emerge dal suo ambiente scuro e terroso. Un uso più drammatico del chiaroscuro viene fatto nella viscerale Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi: qui l'eroina ebrea decapita il generale assiro che stava minacciando di distruggere il suo villaggio. La scelta di interpretare il climax violento della storia è forse legata all'esperienza traumatica dell'artista che dipinse il quadro nel 1611 a ridosso del processo per stupro contro il pittore Agostino Tassi che la violentò. Questa immagine mostra come "carne e sangue" fossero avvolti nella nostra umanità in un momento in cui la pittura occidentale iniziò ad essere infusa da esperienze personali di agonia ed estasi, gioia e disperazione. (r.a.\aise)


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