GEOPOLITICA E NON SOLO

GEOPOLITICA E NON SOLO

ROMA – focus/ aise – Già ministro degli Esteri, l’Ambasciatore Giulio Terzi ha partecipato ieri a "Quattro sfide epocali per l'Italia e per l'Europa: dimensione cyber, Cina di Xi Jinping, Russia di Putin, Iran di Khamenei", importante workshop romano, svoltosi presso il Rotary Club Roma Est in interclub con il Rotary Club Roma Nord, dedicato all’attualità geopolitica e alle dinamiche più importanti che stanno caratterizzando la nostra contemporaneità. Introducendo i lavori, l’Ambasciatore ha sostenuto che “vi sono quattro dinamiche che stanno modificando con estrema rapidità e ampiezza il quadro geopolitico - o meglio, l’ordine internazionale - nel quale l’Europa e l’Italia si trovano dal 1989. La fine della storia celebrata da Francis Fukuyama con lo sradicamento del Comunismo dall’Europa sembrava realizzare la promessa Kantiana della “Pace perpetua”. Con la transizione da Eltsin a Putin, e più tardi da Hu Jintao a Xi Jinping è seguita invece una “pace fredda”. E come se non bastasse, un’altra potenza revisionista, l’Iran messianico e nucleare, si manifesta oggi all’orizzonte europeo e mediterraneo. Si è aggiunto il fatto che l’immensa opportunità della rivoluzione tecnologica contiene una sfida ancor più grande: le tecnologie Cyber che alterano profondamente, e non a nostro vantaggio, se non ne saremo padroni, tutti i paradigmi politici, economici e militari”.
Durante i lavori, l’Ambasciatore Terzi ha sviluppato la propria analisi rimarcando l’attuale collegamento esistente tra i “quattro pilastri” della nostra contemporaneità: le questioni Cyber, la Cina, la Russia e l’Iran, ricordando il rapporto tra sicurezza, controllo digitale dell’economica e autoritarismo.
Terzi ha quindi ribadito: “bisogna comprendere a fondo i tempi nei quali si sviluppano le tecnologie dell’informazione: specialmente nell’Intelligenza Artificiale, nel calcolo quantistico, nelle capacità di elaborazione dei “metadati”, nel “machine learning”. Google stimava pochi anni fa che occorresse ancora parecchio tempo per arrivare a risultati concreti nel “quantum computing”. Un mese fa, Google ha dato la notizia della realizzazione della prima operazione di questa natura. Un elaboratore quantico ha effettuato in 3 minuti e 20 secondi la stessa operazione che richiederebbe a un computer tradizionale di ultima generazione 10 mila anni. Crollano i tempi di attesa per un utilizzo generalizzato dell’Intelligenza Artificiale. L’impatto sulle nostre vite sarà estremamente positivo se pensiamo alla medicina, ai servizi, alla vita quotidiana, alla nostra conoscenza. Ma sono imponderabili le conseguenze in campo militare, economico, politico dell’impiego di macchine che risolveranno tra loro i problemi più complessi”.
Nella sua elaborazione, l’Ambasciatore ha citato le parole di un Capo di Stato Maggiore Usa che ha recentemente affermato che gli Stati Uniti non possono neppure immaginare di essere secondi a qualcuno - con riferimento alla Cina – nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Essere più avanti nell’applicarla significa dominare l’avversario più di quanto non sia avvenuto in passato con la fisica nucleare, con le comunicazioni o lo spazio.
Nella guerra cyber governata dall’Intelligenza Artificiale, diversamente dalla nozione di deterrenza che esiste in campo nucleare, quando sopravvive una capacità di risposta a un primo attacco nemico, chi si troverà in svantaggio avrà azzerata ogni capacità di risposta.
Elementi che sono validi anche in campo economico e finanziario. L’ex ministro ha affermato a tal riguardo: “nel mondo della Finanza si sono da decenni sviluppati sistemi informatici per ottimizzare profitti, automatizzare i processi, accelerare esponenzialmente le transazioni. Ora, con l’Intelligenza Artificiale, “machine learning” e “quantum computing”, le analisi e le decisioni su strategie di investimento, rischi, obiettivi di natura economica, fiscale, approcci geopolitici vengono trasferiti rapidamente dall’uomo alle macchine. Ciò che bisogna ben sapere, è che per ora la ricostruzione delle motivazioni e delle decisioni delle macchine non può essere ricostruita o ricalcolata dall’uomo. Ciò sta già avvenendo e le nostre società devono adeguarsi a tale metamorfosi, affermando sempre i principi di democrazia e di rispetto dello stato di diritto. Ciò – ha concluso – diviene immensamente più complicato se analizziamo il rapporto tra la cyber security e i nuovi autoritarismi della nostra era politica”.
Ancora a Roma, dove “Arab geopolitics after the Caliphate: how to exit the fragmentation trap” è il tema della conferenza, strutturata in tre sessioni, organizzata il 9 ottobre scorso a Roma dalla NATO Defense College Foundation (NDCF), in collaborazione con la NATO Political Affairs and Security Policy Division (PASP) e il NATO Defense College.
Ai lavori, ospitati dall’università Luiss Guido Carli, hanno partecipato 19 oratori, più di 240 persone e oltre 30 giornalisti.
L’Ambasciatore Alessandro Minuto-Rizzo, Presidente della Fondazione, ha dato il via ai lavori sottolineando l’importanza di discutere in maniera concreta e rispettosa le cause e le possibili risoluzioni dell’instabilità che continua a caratterizzare il Medio Oriente e il Nord Africa - aree al centro delle attività di ricerca della NDCF sin dalla sua fondazione nel 2011.
“L’arco di crisi a cui abbiamo assistito negli ultimi anni deve essere trasformato in una nuova rete di opportunità. [...] Spetta unicamente agli arabi della regione prendere in mano il proprio destino, mentre la vera domanda per le nostre democrazie è: come essere un reale supporto senza interferire?”.
Nel suo intervento di apertura, Mahmoud Gebril (ex Primo Ministro della Libia nel 2011) ha posto l’accento sulla necessità di riflettere sulle cause profonde delle Primavere Arabe di fine 2010 - 2011, sintomo di un nuovo corso storico che vede le società prendere il sopravvento sugli stati.
“Quando in Libia è stato abbattuto il regime, ci siamo ritrovati con una società senza stato, le cui istituzioni andavano interamente costruite. [...] Si è dunque creata una grande dicotomia tra il potere e le autorità: le autorità sono numerose e tuttavia il potere resta nelle mani di chi ha le armi, di chi controlla i media, di chi informa l’opinione pubblica”.
La prima sessione ha approfondito il dibattito su come la comunità internazionale possa assistere i leader e i paesi locali che si confrontano con l’attuale frammentazione regionale e le minacce provenienti da attori non statali sempre più potenti. A questo proposito, Nicola de Santis (Capo della Sezione Relazioni Pubbliche nella Divisione NATO di Public Diplomacy, nonché ex Responsabile della Sezione Medio Oriente e Nord Africa - PASP - per quasi un decennio) ha fatto riferimento al fatto che “quest’anno si celebrano il 25° anniversario del Mediterranean Dialogue e il 15° anniversario dell’Istanbul Cooperation Initiative, entrambi attività di cooperazione dell’Alleanza Atlantica con i paesi del Nord Africa e del Golfo. Attraverso questi partenariati, la NATO ha promosso il dialogo politico e la cooperazione concreta nei campi della difesa e della sicurezza, adottando di volta in volta un approccio su misura e di condivisione. In tal modo ha raggiunto un buon livello di comprensione reciproca con un gran numero di paesi di culture differenti, rimodellando percezioni errate e, di conseguenza, prevenendo tensioni che avrebbero potuto degenerare in conflitti. […] L’Alleanza deve continuare ad assistere questi paesi nel loro sforzo di ricostruzione delle proprie istituzioni di difesa (quando non esistono, come nel caso della Libia) e rafforzare la resilienza delle loro strutture difensive laddove già esistono”.
Durante la seconda sessione, una dipendenza sempre minore dai proventi del petrolio e del gas è stata indicata come un altro elemento chiave da raggiungere affinché ci possa essere una crescita economica sostenibile nella regione.
“Se si guarda al mercato globale dell’energia, notiamo una forte spinta verso la decarbonizzazione: […] il futuro sarà rinnovabile e l’energia deriverà sempre più dall’elettricità. […] Occorre formulare una nuova strategia energetica e costruire delle solide reti di distribuzione e interconnessione”, ha affermato Adnan Z. Amin (Direttore Generale Emerito di IRENA).
Nell’ultima sessione i lavori si sono concentrati sull’instabilità politica che si sta diffondendo nel Maghreb e sulla crescente insicurezza nel Sahel, dovuta all’intreccio sempre più stretto tra traffici illeciti, reti criminali transnazionali e terrorismo.
“Rapporti recenti testimoniano che l’ISIS si trasferendo e ricostituendo proprio in Nord Africa”, ha avvertito Mahmoud Karem (Professore della British University al Cairo ed ex Ambasciatore d’Egitto alla NATO e all’UE). L’ideologia jihadista “deve essere affrontata e combattuta collettivamente, non in maniera unilaterale. È fondamentale impegnarci nel dare innanzitutto una definizione univoca di “terrorismo”; una definizione che non dimentichi il suo legame con il commercio illegale di armi, droghe e altri beni”.
A chiudere la giornata, la presenza straordinaria di Ahmed Aboul Gheit, Segretario Generale della Lega Araba, che nel suo discorso conclusivo ha sottolineato come la regione stia ancora vivendo le pesanti conseguenze dei fatti accaduti dal 2011, a partire dal costo umanitario rappresentato da milioni di rifugiati e sfollati e dalla recessione economica, oltre al caos nel campo della sicurezza che ha consentito l’espansione dei gruppi terroristici. Il progetto perseguito da parte dell’ISIS per imporre il controllo sui territori e sulla popolazione è stato sconfitto, ma continua tuttavia a persistere come pensiero e ideologia nella mente di moltissimi giovani. È iniziato lo scorso 17 ottobre a Roma il Festival della Diplomazia, giunto alla decima edizione. Conferenze e dibattiti animeranno vari luoghi della città fino al 25 ottobre.
Nato nel 2009 dalla consapevolezza della centralità di Roma in ambito internazionale – con 139 ambasciate accreditate presso la Repubblica Italiana, 78 presso la Santa Sede, 73 presso San Marino, senza dimenticare il ricco tessuto di Organizzazioni internazionali, università, accademie e istituti di cultura stranieri – il Festival quest’anno, attingendo alla mitologia romana, ha per titolo “Le due facce di Giano – La Transizione a un Nuovo Mondo”, che sintetizza l’obiettivo di lavorare con uno sguardo rivolto al passato, alla competenza e all’esperienza, e uno rivolto al futuro per capire le trasformazioni in corso.
Il ricco programma si declinerà su tre tracce principali: la sfida della governance, il contenitore che affronta le questioni relative ai temi della geopolitica e degli equilibri internazionali, una quadro continuamente in fibrillazione, con nuovi attori pronti a prendere la scena e figure consolidate obbligate a trasformarsi o lasciare il passo. La dittatura degli algoritmi è il tema che analizzerà le novità introdotte dalla Tecnologia, in particolare dalla Rete e dalla Intelligenza Artificiale, capaci di semplificare la quotidianità ma anche di portare con sé sfide etiche e di supremazia industriale e geopolitica come dimostrano le questioni relative ai big data, e alla comunicazione mobile.
Infine la parabola della crescita sarà la chiave per raccontare il grande tema dello sviluppo sostenibile, che ha portato l’arte della diplomazia ad affrontare nuove sfide e a specializzarsi in materie di negoziato ambientale, culturale e commerciale.
Tra gli ospiti gli ex ministri degli esteri Moavero Milanesi e Frattini, il vice ministro Emanuela Del Re, e poi Antonella Cavallari, Direttrice del settore America Latina e Caraibi alla Farnesina, Domenico Vecchioni, Diplomatico, saggista e divulgatore storico, Donato Di Santo, segretario generale dell’IILA, Ferdinando Nelli Feroci, Presidente IAI, Gennaro Vecchione, Direttore Generale DIS, Giampiero Massolo, Presidente Comitato Scientifico Festival della Diplomazia, ISPI e Fincantieri, Giovanni Castellaneta, Diplomatico, Jill Morris, Ambasciatrice del Regno Unito, Luca Sabbatucci, Direttore Generale, Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie, il sottosegretario per lo Sviluppo Economico Michele Geraci, Pietro Sebastiani, Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Staffan De Mistura, Diplomatico e Alto Ufficiale per le Nazioni Unite, Stefano Manservisi, Direttore Generale per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo, Commissione europea, Vito Borrelli, Vice Capo della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, giornalisti italiani e stranieri e docenti universitari.
Il programma del Festival è disponibile qui. (focus\aise) 

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