GIUSEPPE BOSSI E RAFFAELLO AL CASTELLO SFORZESCO DI MILANO

Giuseppe Bossi e Raffaello al Castello Sforzesco di Milano

Giuseppe Bossi, Danza di putti, inizio XIX secolo. Tempera e olio su carta. Milano, Castello Sforzesco, Gabinetto dei Disegni

MILANO\ aise\ - Il mito di Raffaello attraverso lo sguardo di Giuseppe Bossi, nei suoi disegni e nella sua collezione.
In che modo l’eredità del genio urbinate venne raccolta, custodita, tramandata dal pittore, scrittore e collezionista? Attraverso quali modelli e seguendo quali soggetti si svilupparono e furono influenzate le arti decorative?
Con la riapertura dei musei in Lombardia, ha aperto al pubblico nelle scorse settimane “Giuseppe Bossi e Raffaello al Castello Sforzesco di Milano”, progetto espositivo ed editoriale che prende avvio dalle collezioni del Castello Sforzesco, da una parte celebrando il divin pittore e dall’altra raccontando la figura di un artista e intellettuale che ancora offre spunti di grande novità.
A partire da un prezioso nucleo di opere, la mostra si propone di portare all’attenzione del visitatore un particolare aspetto della fortuna di Raffaello a Milano tra la fine del Settecento e il principio dell’Ottocento: la ricezione attraverso l’arte, il gusto collezionistico e gli scritti di una personalità di spicco in quell’epoca.
Tra opere su carta e maioliche, l'esposizione, allestita nelle Sale dell'Antico Ospedale Spagnolo, è accessibile al pubblico sino al 30 maggio 2021, con ingresso gratuito e prenotazione consigliata, dal martedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 17.30 (ultimo ingresso ore 17.00).
Il progetto è parte di “Raffaello. Custodi del Mito in Lombardia”, iniziativa che unisce Fondazione Brescia Musei, Castello Sforzesco di Milano e una serie di istituzioni della regione, come culmine del cinquecentenario.
Il percorso si sviluppa da una selezione di disegni realizzati da Giuseppe Bossi (1777-1815) e ispirati sia a opere di Raffaello, nei quali l’imitazione non si limita al soggetto e alle modalità compositive ma abbraccia la tecnica, sia ad alcuni fogli oggi riconosciuti come copie antiche ma all’epoca ritenuti originali. In particolare da una rassegna delle carte del periodo della maturità dell’artista si evidenzia, rispetto all’attività giovanile con le copie dal vero degli affreschi delle Stanze Vaticane, una personale rielaborazione secondo un codice stilistico a tratti di grande modernità. In questi disegni ricorrono soggetti, come putti e amorini, che il visitatore ha l’opportunità di riconoscere anche nelle incisioni di Marcantonio Raimondi realizzate su disegno di Raffaello, custodite presso la Raccolta Bertarelli che conserva alcune rarissime prove, e in una serie di maioliche istoriate rinascimentali d’ispirazione raffaellesca, esposte in un’ottica di confronto tra i materiali delle collezioni e selezionate come esempi particolarmente significativi delle dinamiche di ispirazione, circolazione e ricezione dei modelli. Le trenta maioliche con scene di cultura raffaellesca sono realizzate dai più celebri maiolicari rinascimentali di Urbino, che si servivano per la scelta delle iconografie di un vasto repertorio di incisioni di riproduzione, molto diffuso tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, secondo una pratica iniziata dallo stesso Raffaello.
Giuseppe Bossi dimostra sia nelle sue scelte artistiche sia in quelle collezionistiche un consapevole recupero dell’antico e una profonda ammirazione per i maestri del Rinascimento: l’arte di Raffaello viene riconosciuta da Bossi come quintessenza del bello ideale e viene copiata, meditata e reinterpretata nella sua produzione, in particolar modo nei disegni, in un dialogo continuo e talmente profondo con i soggetti e con la tecnica, da suscitare talvolta anche false attribuzioni da parte degli studiosi.
“Giuseppe Bossi e Raffaello al Castello Sforzesco di Milano” rappresenta un momento di studio e approfondimento, occasione di analisi del corpus di disegni storicamente catalogati come opere di Bossi, identificandone 90. La mostra si pone come un dialogo tra materie, tecniche, secoli e sensibilità, attraverso disegni, modelli incisi e arti applicate e come una possibilità per il pubblico di avvicinare e scoprire, una volta di più, il patrimonio storico artistico del Castello Sforzesco attraverso le sue straordinariamente varie collezioni, sia in presenza sia online.
Lo studio confluito traccia un ritratto di Giuseppe Bossi pittore, studioso, didatta e collezionista insieme, configurandolo come uno dei più importanti custodi dell’universale mito raffaellesco. Nella sapiente attività di riappropriazione del passato attuata da Bossi si ritrovano valori e consapevolezze che hanno connotato la nostra stessa identità nazionale, in un recupero delle più profonde e originali radici, che rendono la figura del poliedrico artista straordinariamente attuale.
Come ulteriore occasione di approfondimento, oltre al Virtual Tour, tramite il portale GraficheinComune, il Gabinetto dei Disegni del Castello rende disponibile alla consultazione online il catalogo di tutti i disegni di Giuseppe Bossi conservati all’interno della collezione e, nella stessa sede, la Raccolta delle Stampe “A. Bertarelli” ha pubblicato l’inventariazione dell’ampio corpus di incisioni da Raffaello per un totale di circa 1000 immagini: http://graficheincomune.comune.milano.it/GraficheInComune/Default.aspx. Virtual tour realizzato da SkiraLiving3d, lanciata per rispondere in modo efficiente e innovativo alle crescenti richieste di digitalizzazione del patrimonio culturale. Dopo la digitalizzazione della mostra dei Capolavori del Guggenheim sono seguite le digitalizzazione di Palazzo Borromeo Arese di Cesano Maderno, del Collegio Borromeo di Pavia e della mostra Tiepolo alle Gallerie d’Italia: https://live.living3d.it/castellosforzesco/.
La mostra è accompagnata dal catalogo edito da Skira con testi di Alessia Alberti, Rosalba Antonelli, Raffaella Ausenda, Silvio Mara, Francesca Mariano, Giovanna Mori, Claudio Salsi, Francesca Tasso.
Giuseppe Bossi (1777-1815), originario di una benestante famiglia di Busto Arsizio, completa la sua formazione presso l’Accademia di Brera dove, tra gli altri, ha come maestro Andrea Appiani. Tra il 1801 e il 1807 riveste il ruolo di segretario dell’istituto, andando a sostituire Carlo Bianconi. Durante gli anni del suo mandato sovrintende alla stesura del nuovo statuto dell’Accademia, nell’ottica di un grande programma di rinnovamento da un lato ispirato alla romana Accademia di S. Luca, dall’altro volto all’attuazione di idee già teorizzate da Parini, nell’intento di disciplinare il vario mondo degli artisti anche in senso etico-civile. Proprio su iniziativa del segretario nel giro di pochi anni alle collezioni braidensi si aggiungono numerose opere, tra cui alcune dell’ammiratissimo Canova.
Il suo impegno nelle vicende politiche e didattiche di Brera lo porta ad essere protagonista delle trattative che, nel 1806, consentono l’ingresso nelle collezioni dell’Accademia di uno dei suoi massimi capolavori artistici: lo Sposalizio della Vergine di Raffaello. A questi anni risale anche la sua idea di una legge che vieti l’esportazione delle opere d’arte, sulla scia di una forte insofferenza per le soppressioni e depredazioni napoleoniche.
Nel 1807 il viceré commissiona a Bossi, dimissionario dalla sua carica in Accademia, una copia del Cenacolo di Leonardo: un ambizioso e duro lavoro che lo impegna per circa due anni e per il quale realizza un cartone, oggi all’Ermitage di San Pietroburgo, e un dipinto a olio, esposto al Broletto, passato poi al Castello Sforzesco e infine distrutto durante i bombardamenti del 1943. Nel 1810, su autorizzazione del viceré, Bossi inaugura una scuola di pittura presso la sua dimora milanese in via Santa Maria Valle, dove nel corso degli anni raccoglie anche un’ampia collezione di oggetti d’arte. Oltre che pittore ed erudito, Bossi è infatti sensibile e vorace collezionista: forma un ricco e vario patrimonio di sculture, dipinti, disegni, stampe, avori, gioielli, medaglie, monete, maioliche, libri, incunaboli e manoscritti, che dopo la sua morte entra in possesso degli eredi e in parte disperso tramite vendite pubbliche, alcune delle quali confluite poi nelle prestigiose collezioni del Gabinetto dei Disegni, delle Raccolte d’Arte Applicata e della Raccolta delle Stampe “A. Bertarelli” del Castello Sforzesco. Inoltre, tramite l’acquisto operato dal marchese Gian Giacomo Trivulzio, i preziosi codici danteschi facenti un tempo parte del patrimonio librario di Bossi, confluirono nella Biblioteca Trivulziana, dove sono oggi custoditi e della quale costituiscono un importante fondo. (aise)


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