HERE IN CERCHIO: LETTERE DI UN PADRE AL FIGLIO EMIGRATO IN AMERICA ALL’INIZIO DEL '900 – DI ROBERTA DI FABIO

HERE IN CERCHIO: LETTERE DI UN PADRE AL FIGLIO EMIGRATO IN AMERICA ALL’INIZIO DEL

PESCARA\ aise\ - “Il ritrovamento di quaranta lettere scritte tra il 1910 e il 1913 da un contadino di Cerchio, Antonio Vasquez, al figlio Angelo, emigrato in America, è stato ritenuto di particolare importanza antropologica nell’ambito della studio dell’emigrazione italiana in America, tanto da farne oggetto di una pubblicazione, uscita con il titolo di “Here in Cerchio: letters to an italian immigrant”, edita da Bordighera Press, importante supporto per la diffusione della cultura italo-americana negli USA”. Ne scrive Roberta Di Fabio su “Abruzzo nel mondo”, bimestrale dell’omonima associazione diretto da Antonio Bini.
“Per una serie fortunata di eventi, Costance Sancetta venne in possesso di queste lettere, ritrovate grazie a Mario Chiudioni, un nipote di Antonio Vasquez.
Le lettere erano state scritte da Antonio Vasquez, di Cerchio, in Abruzzo, a suo figlio Angelo, che lavorava nelle miniere di carbone della Pennsylvania.
Nella parte introduttiva del libro viene opportunamente analizzato il contesto socio-economico del Sud Italia e dell’Abruzzo nei primi anni del ‘900, che appare utile per comprendere la vita a Cerchio e nella Marsica e quella della stessa famiglia di Antonio Vasquez, che coltivava alcune terre prese in locazione dalla famiglia Torlonia. Le difficoltà finanziarie sono costantemente alla base delle lettere, dovute alla salute del padre e di alcuni familiari, alla necessità di reperire i mezzi per l’acquisto attrezzature agricole per lavorare le terre, come, ad esempio aratri e trebbiatrici, ma anche per sopravvivere al sequestro dei raccolti in conseguenza dei debiti contratti con l’Amministrazione Torlonia. Uno scenario drammatico che sembra ricordare Fontamara, il celebre romanzo di Ignazio Silone, ma anche lo stato di miseria che spinse, sempre nel 1910, Pascal D’Angelo, autore di Son of Italy, ad emigrare negli Stati Uniti dalla non lontana Introdacqua. La Sancetta evidenzia come esista poca memoria scritta della vita degli emigrati del sud Italia che tra il 1880 e il 1910 raggiunsero l’America lasciando la loro terra.
Generalmente la memoria delle origini di queste persone era di tipo orale in quanto la maggior parte di questi emigrati erano bambini o ragazzi quando lasciarono la terra di origine per trasferiti con le loro famiglie.
Esistono per lo più racconti di tradizioni popolari e di riti religiosi. Tra il 1910 ed il 1913 Antonio scrisse quaranta lettere a suo figlio Angelo. Leggendo questa corrispondenza emerge perfettamente il ritratto della vita di Antonio Vasquez e della sua famiglia. Antonio era un contadino, con una cultura leggermente superiore alla media dei contadini. Il suo cognome di origini spagnole fa presupporre che discendesse da una famiglia stabilitasi nella zona durante il dominio dei Borboni.
Da una ricerca effettuata sugli arrivi nel porto di New York tra il 1900 ed il 1915, emerge che furono 15 gli uomini provenienti da Cerchio e sbarcati in America. Antonio Vasquez era nato nel paese marsicano il 5 dicembre del 1843. Al tempo l’Abruzzo apparteneva al Regno di Napoli ed il Fucino era ancora un grande lago. Antonio era in tarda adolescenza quando l’Italia fu unificata e quasi trentenne nel tempo in cui il lago fu prosciugato. Non era mai stato in America. Quando iniziò a scrivere le lettere nel 1910 era un contadino affittuario di terreni da parte dell’Amministrazione della famiglia dei Torlonia.
Antonio sposò Maria Domenica Meogrossi. Dopo il matrimonio nacquero cinque figli, aveva tre maschi e due femmine. Mori nel 1916 a 73 anni. Probabilmente le condizioni economiche della famiglia Vasquez non erano drammatiche prima dell’inizio di questa corrispondenza e in precedenza dovevano essere state discrete. La situazione precipitò, probabilmente anche a causa di un brutto incidente, una caduta che pose a rischio la sua stessa vita. La sua famiglia si ritrovò senza soldi. Anche la moglie aveva problemi di salute, come la figlia Pascuccia, poi deceduta per epatite. Gli affari legati all’agricoltura erano seguiti dall’altra figlia Mariuccia.
In molte lettere Antonio chiede ad Angelo di saldare i suoi debiti con Pascuccia in modo che potesse provvedere per sua figlia Marietta. Quando Antonio era in procinto di morire aveva espresso l’intenzione di trasferire le sue terre alla moglie. Una scelta che incrinò i suoi rapporti con il marito della figlia Pascuccia, che rivendicava le terre come metà della dote.
Quando nel 1910 Giovanni, marito di Pascuccia, ritornò dall’America, in seguito della morte della moglie, ci furono serie discussioni che portarono alla fine del loro rapporto, come evidenziato in molte lettere nelle quali Antonio scrive al figlio di non fidarsi di Giovanni, che non era una brava persona come lui pensava. Molto probabilmente perché Giovanni ed Angelo in America avevano un rapporto di amicizia.
La lettera con cui il padre informa il figlio della morte di Pascuccia nel libro è l’unica riproposta nel testo originario in lingua italiana. Un racconto drammatico, in cui si esprime sofferenza per la giovane figlia morta senza adeguate cure, che l’autrice del saggio ha scelto per la sua carica umana che ha inteso offrire alla lettura di tanti italo-americani che conoscono l’italiano, insieme alla traduzione in lingua inglese.
Il prezioso lavoro di Connie Sancetta si inserisce nella storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti. È superfluo sottolineare che non sarebbe meno importante la conoscenza di “Here in Cerchio” anche in Abruzzo. Il libro è peraltro acquistabile sulle maggiori librerie on-line, a cominciare da Amazon. È opportuno ricordare che le lettere di Antonio Vasquez sono state donate alla Western Reserve Historical Society di Cleveland (WRHS), nello stato dell’Ohio”. (aise) 

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