I FRANCOFONI DELLA COMMISSIONE EUROPEA INSORGONO CONTRO IL PREDOMINIO DELL’INGLESE. QUID DELLA DIFESA DELLA LINGUA ITALIANA? – DI ALESSANDRO BUTTICÉ

I FRANCOFONI DELLA COMMISSIONE EUROPEA INSORGONO CONTRO IL PREDOMINIO DELL’INGLESE. QUID DELLA DIFESA DELLA LINGUA ITALIANA? – di Alessandro Butticé

BRUXELLES\ aise\ - In coincidenza con due interrogazioni parlamentari di un deputato italiano (Guido Germano Pettarin, FI) e un eurodeputato (Giannantonio Da Re, Lega) con le quali viene chiesto conto, rispettivamente, al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ed alla Commissione Europea dell’eliminazione dell’interpretazione della lingua italiana dalla Rete dei Comunicatori Anti-Frode (OAFCN) dell’OLAF (l’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode), e dell’iniziativa dell’Ambasciatrice d’Italia in Belgio, per promuovere l’insegnamento della lingua italiana nella Regione fiamminga, notizie più muscolose provengono dal lato dei francofoni europei.
Alcuni funzionari europei hanno preparato una lettera aperta a Ursula von der Leyen, futuro presidente della Commissione Europea per suonare un campanello d’allarme di fronte al dominio sempre più schiacciante dell'inglese, a scapito della ricchezza e dell'apertura multilingue e multiculturale dell'istituzione. Secondo Gabriel Grésillon, corrispondente da Bruxelles de Les Echos, la loro richiesta, che sarebbe sembrata assurda solo pochi anni fa quando il francese veniva praticato quotidianamente é: "Vogliamo avere il diritto di lavorare in francese".
"In appena un decennio, la situazione è notevolmente peggiorata", si lamenta con IL corrispondente del quotidiano economico francese una delle persone dietro questa iniziativa, che ritiene che il minimo incontro, qualsiasi promemoria debba ora essere scritto nella lingua di Shakespeare. Il francese è, tuttavia, con l'inglese e il tedesco, una delle tre lingue "procedurali" della Commissione europea. Ma nulla funziona: "Anche quando l'intera gerarchia è di lingua francese, riceviamo come istruzione orale di non produrre documenti in lingue diverse dall'inglese", lamentano gli autori di questo testo attualmente in circolazione per raccogliere firme.
Quest'ultimo richiede il diritto di tornare a ciò che è stato a lungo praticato nella prima delle amministrazioni europee: la capacità di parlare francese, di indire gare d'appalto o di comunicare sui social network nella lingua di Molière.
Implorano Ursula von der Leyen: "Sei la nostra ultima risorsa". Il fatto che sia trilingue (tedesco, inglese, francese) dà loro speranza. Ma non è sfuggito loro che, durante il suo primo lungo scambio con la stampa la settimana scorsa, il futuro presidente della Commissione europea avesse favorito molto l'inglese.
"Quando si vuole parlare francese, si viene rapidamente accusati di arroganza, mentre nessuno usa questa parola quando gli anglofoni impongono la loro lingua", deplora ancora la stessa fonte del quotidiano francese. É saltato il galateo linguistico in uso sino al primo decennio del secolo, quando gli inglesi comunicavano in francese e nessuno imponeva la propria lingua a chi non e fosse madre lingua.
C’é chi è molto preoccupato per le conseguenze a lungo termine di questo monolingue: "L'inglese sta diventando un denominatore comune più piccolo, leggiamo gli stessi media, parliamo la stessa lingua in una forma impoverita e non concettualizziamo più il mondo nella nostra lingua, che è un peccato per un'Unione europea che dovrebbe cogliere la realtà nella sua diversità!".
A ciò si aggiunge il fatto che la Brexit rende questo dominio linguistico ancora più assurdo: perché allinearsi con la lingua degli Stati Uniti o del Regno Unito, quando quest'ultimo sta per lasciare l'UE, e l’inglese (visto che l’Irlanda ha scelto optato per il gaelico) non sarà più una lingua ufficiale? Infine, "il segnale ai popoli d'Europa è deplorevole", ha affermato la stessa fonte del quotidiano francese: "Non dovrebbe sorprendere se gli europei si sentono lontani da questa Unione che comunica principalmente in inglese sui suoi siti web".
“La lingua non è neutrale, trasmette valori e concetti e, soprattutto, solo la lingua di nascita consente di comunicare il più vicino possibile al suo pensiero: non è un caso che un americano, un cinese o un giapponese non negozia mai in una lingua diversa dalla sua. Ciò è tanto più vero a Bruxelles, che è un gigantesco standard di produzione industriale”, scrive il giornalista del quotidiano francese Liberation, Jean Quatremer, in una sua recente opera sul funzionamento delle istituzioni europee.
“Questo monolingualismo della Commissione - aggiunge Quatremer - pone un ulteriore problema: la lingua parlata dagli eurocrati non è quella che si pratica a Oxford. A Bruxelles, è il globish che regna sovrano, una forma impoverita all'estremo del linguaggio di Shakespeare che consente a tutti di comunicare senza problemi. Questo è anche il motivo principale avanzato dai difensori dell'Anglophony, quello della semplicità. Questo globish, con un vocabolario degradato e una grammatica semplicistica, logicamente dà alla luce un pensiero stesso semplificato all'estremo. Essere sottili in una lingua che non è la sua non è alla portata del primo arrivato, ma essere sottili in un mondo globish è un'impresa. Questa scelta di globish risulta in un crollo della qualità dei testi giuridici europei”.
Anche se europeisti convinti, seppure fautori di una vera unione europea che tuteli le diversità, che ne sono la grande ricchezza, anche linguistiche, non possiamo che accogliere positivamente questo scatto di orgoglio dei funzionari francofoni. Bisogna però sperare che anche gli italiani sappiano fare sentire la propria voce.
Dal canto nostro continueremo a vigilare e segnalare casi come quello della scomparsa dell’italiano dalla rete dei comunicatori antifrode dell’OLAF.
“Finalmente i Francesi in seno ai Servizi della Commissione Europea si svegliano! Non è mai troppo tardi”, ha commentato l’iniziativa della lettera Anna Maria Campogrande, ex funzionaria della Commissione Europea che da anni é paladina del plurilinguismo istituzionale.. “C’è però da ricordare che in seno all’UE non si tratta di scegliere tra francese e inglese ma di rispettare un pieno e corretto plurilinguismo”.
Resta ora da vedere quanti funzionari oseranno sostenere questa battaglia. "Ci vuole una forma di coraggio per tenere questo discorso", afferma un funzionario che deplora un clima degradato nella Commissione, dove la pressione gerarchica è aumentata.
Sembra che Jean-Claude Juncker, l'attuale presidente della Commissione Europea, conclude Gabriel Grésillon, “recentemente ha preso una posizione sull'argomento. Aprendo il vertice mondiale sui vaccini, il lussemburghese ha osato questa piccola provocazione: "L'inglese ha avuto il suo tempo, ora è il turno dei francesi"... L'intera stanza ha riso, come prima di uno scherzo”. (alessandro butticé\aise) 

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