IL GIORNO DEL RICORDO NELLE PAROLE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO

Il giorno del ricordo nelle parole degli eletti all’estero

ROMA – focus/ aise - “Bisogna conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. In occasione del Giorno del ricordo, il deputato del Pd eletto all’estero Nicola Carè affida a twitter il suo pensiero sulla importanza di commemorare la tragedia delle foibe.
“È importante favorire una riflessione sui temi della tolleranza, della coscienza civile e nazionale che – conclude – devono accompagnare il ricordo delle popolazioni colpite da questi tragici fatti storici".
“L'insegnamento della tragedia delle foibe è drammaticamente attuale, in anni nei quali abbiamo assistito al crescere di suggestioni nazionaliste interne al continente europee. Le foibe ci mostrano quanto sia pericoloso fomentare odio e persecuzioni. Da parte di qualsiasi schieramento politico”. Queste le parole con cui Laura Garavini, senatrice di Italia Viva eletta in Europa, per celebrare il Giorno del Ricordo, che ricade oggi, 10 febbraio.
“L'Europa unita - ha aggiunto - ci ha permesso di superare divisioni ideologiche, etniche, religiose. Il che è la conquista più grande del nostro tempo. Ma dobbiamo difenderla. Perché la storia può ripetersi, se non preserviamo i valori dell'uguaglianza e della democrazia”.
“Quella del confine orientale è una pagina della storia nazionale ed europea ancora fortemente dibattuta sia perché molti di coloro che ne hanno subito le conseguenze sono ancora in vita sia per il vivo significato storico-politico che questa ha contrassegnato tutta la seconda metà del XX secolo”. Con queste parole Massimo Ungaro, deputato di Italia Viva eletto in Europa, ha voluto celebrare il Giorno del Ricordo, che ricade oggi, 10 febbraio.
“Delle atrocità del fascismo - ha aggiunto -, all'epurazione etnica che colpì anche chi da italiano si unì o meno ai titini in nome di un'appartenenza politica si è scritto molto, spesso più per trovare colpe che per sanare ferite. L'Italia del Dopoguerra ebbe poi la colpa di chiudere gli occhi e non riconoscere la condizione degli istriani e i giuliano-dalmati con la stessa attenzione dei connazionali sfollati e in miseria ad esempio a Roma, Milano, Napoli. Oggi non si può e non si deve più dimenticare. Non per alimentare sterile risentimento, ma perché vogliamo che le tragedie del passato non si ripetano in futuro. Si tratta di una responsabilità verso le giovani generazioni che ci impone trasmettere a chi forse non sa che un tempo Pola, Fiume, Zara, Ragusa, Spalato erano effettivamente territorio italiano”.
Da qui, secondo l’eletto all’estero renziano, “deve nascere l’impegno per favorire il processo di rafforzamento dei diritti delle minoranze italiane in Slovenia e Croazia, in base ai principi cui debbono attenersi tutti i Paesi membri dell'Unione Europea. A oltre cinquant'anni di distanza dall'inizio del progetto politico europeo, la consapevolezza delle buone ragioni che hanno spinto De Gasperi, Spinelli, Schuman, Adenauer, Spaak a pensare ad un’unione di pace, solidarietà e sviluppo economico sono oggi più che mai valide”. (focus\ aise) 

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