IL MINISTRO AMENDOLA A “LA STAMPA”: CAMBIARE DUBLINO E CREARE I CORRIDOI UMANITARI

IL MINISTRO AMENDOLA A “LA STAMPA”: CAMBIARE DUBLINO E CREARE I CORRIDOI UMANITARI

TORINO\ aise\ - “Bisogna fare squadra. I 5 Stelle hanno scelto un approccio pragmatico per il cambiamento”. A sostenerlo è il neo ministro per gli affari europei, Enzo Amendola, intervistato da Francesca Schianchi per il quotidiano “La Stampa”. Nell’intervista, che riportiamo di seguito, Amendola parla di Europa, immigrazione e dei rapporti con il Movimento 5 Stelle. 
““Per l’Italia è un onore ottenere la delega agli Affari economici della Commissione
Ue. Importante e prestigiosa”, twitta soddisfatto il ministro degli Affari europei Enzo Amendola. “L’Italia deve fare squadra: una volta al mese organizzerò riunioni a Bruxelles con i funzionari italiani che lavorano nelle istituzioni comunitarie”, annuncia.
Mentre a Roma il governo giallorosso ottiene la fiducia al Senato, a Bruxelles Paolo Gentiloni viene nominato commissario con delega all’Economia: “Non solo un successo di questo governo, ma un patrimonio delle opposizioni e di tutta l’Italia”.
D. È sicuro, ministro? L’ex vicepremier Salvini non la pensa così…
R. Salvini ha subito una sconfitta madornale sul tema nuova Europa. Era convinto che si sarebbe formato un asse dei moderati coi sovranisti, invece ha scoperto dopo le Europee che chi vuole distruggere l’Europa è minoranza.
D. Mentre voi gettavate le basi di un dialogo con il M5S, votando insieme per la Von der Leyen.
R. Non era un patto preventivato, ma l’esigenza comune di dare credibilità alla definizione “svolta europea”. Do atto al M5S di un approccio pragmatico per cambiare le cose, Salvini invece ha scelto la strada della distruzione, e i suoi stessi alleati lo hanno isolato. Lì si è rotto il rapporto tra due forze politiche: la scelta di votare la presidente Von der Leyen per il M5S è stata una scelta di campo.
D. Crede nell’europeismo del M5S? In passato hanno avuto posizioni euroscettiche.
R. Il voto alla Von der Leyen è stato per chiedere insieme una svolta alla Ue: così com’è vissuta, non regge alla sfida della globalizzazione. Dobbiamo cambiare marcia. E la loro scelta di sostegno a questo processo è profonda e radicale.
D. La vostra è una squadra europeista. Anche troppo, per le opposizioni: il governo di Merkel e Macron, dicono.
R. È un’accusa ridicola: il governo non nasce dalla volontà di governi stranieri ma dalla sconfitta del progetto di Salvini. Proponeva un sovranismo isolazionista, è finita che si è trovato isolato in Europa e in Italia.
D. Quali sono le riforme di cui l’Europa ha bisogno?
R. Bisogna accelerare gli investimenti per la crescita e quelli sulla svolta ambientale. Ci vuole un impegno per cambiare il trattato di Dublino. E servono nuovi strumenti sull’immigrazione, come i corridoi umanitari.
D. L’immigrazione è un tema delicato per il governo e le dichiarazioni di Conte sono sembrate piuttosto vaghe. Come lo affronterete?
R. Innanzitutto dicendo la verità: si tratta di un fenomeno strutturale. Ci vuole molta
più politica estera: dobbiamo essere presenti in Africa e darci nuove regole europee, tipo, appunto, corridoi umanitari gestiti da Onu e Ue che, a regime, eviterebbero i viaggi della morte in mare.
D. Il premier ha parlato di migliore integrazione: come?
R. Vere politiche di integrazione in Italia non sono mai state fatte: occorre modificare la legislazione in modo da rendere meno ostile un fenomeno che si governa se, dall’Europa all’Africa, viene affrontato nella logica della solidarietà e della sicurezza.
D. A cosa si riferisce quando parla di modificare la legislazione?
R. Penso che si debba modificare la legge Bossi-Fini, visti gli insuccessi.
D. Come pensa di fare innamorare i cittadini italiani dell’Europa?
R. In passato molti politici non hanno detto la verità: la bugia dei sovranisti è dire che da soli possiamo affrontare il mondo globalizzato. Non nego che l’euro-ottimismo per molte fasce popolari sia ancora distante, ma dobbiamo essere consapevoli che per difendere l’interesse nazionale non abbiamo alternativa al processo d’integrazione. Siamo a metà: i sovranisti vorrebbero tornare indietro, a
noi tocca completarlo dimostrando che, andando avanti, possiamo tornare a crescere”. (aise) 

Newsletter
Archivi