INGEGNERE AEROSPAZIALE ALLA NASA: MARCELLO GORI PRESENTA LA SUA RICERCA SUGLI OCEANI – DI SILVIA GIUDICI

Ingegnere aerospaziale alla Nasa: Marcello Gori presenta la sua ricerca sugli oceani – di Silvia Giudici

SAN FRANCISCO\ aise\ - “L’acqua liquida è una condizione necessaria per sostenere la vita come la conosciamo. Questo concetto molto semplice, ispirato dall’osservazione della vita sul nostro pianeta, ha portato gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory della NASA (comunemente noto come JPL) ad esplorare i cosiddetti “Mondi Oceanici”. I Mondi Oceanici sono corpi nel nostro Sistema Solare dove ci si aspetta di trovare grandi quantità di acqua liquida sotto le loro croste ghiacciate. Europa, una luna gioviana, può contenere da due a tre volte l’acqua che si trova sulla Terra, nonostante sia più piccola della nostra Luna. Europa ed Encelado, una luna di Saturno, si distinguono non solo per l’abbondante acqua liquida prevista, ma anche per la comunicazione tra questi oceani e la superficie. Questo è di fondamentale importanza perché tracce di ciò che si trova negli oceani sottostanti possono essere trovate sulla superficie, che è la parte più accessibile di queste lune”. Ad unirsi al team di ricerca è stato di recente un ingegnere italiano, Marcello Gori, intervistato da Silvia Giudici per “l’Italo Americano”, magazine diretto da Simone Schiavinato.
“Il dottor Marcello Gori, un ingegnere aerospaziale italiano del JPL di Pasadena, si è unito ad un team guidato da Lori Shiraishi che sta lavorando alla proposta di una missione per far atterrare una sonda robotica su Europa allo scopo di indagare le caratteristiche di superficie, valutarne l’abitabilità e cercare la vita oltre la Terra. “Lavoro a un progetto legato a Encelado, una luna di Saturno, e gran parte del mio tempo è dedicata a Europa, che è una luna di Giove”, mi racconta dal suo laboratorio al JPL, a Pasadena. “Il nostro obiettivo è quello di scoprire il più possibile. Può rivelare cose che si sono evolute in modo diverso da come siamo abituati ad osservare qui sulla Terra”.
Appassionato di spazio fin da bambino, Marcello si è laureato all’Università La Sapienza di Roma e si è trasferito in California nel 2011 per conseguire il dottorato di ricerca al California Institute of Technology (Caltech).
“Mio padre era un pilota e negli aerei più vecchi c’erano delle finestre in cima alla cabina di pilotaggio per poter controllare le stelle e navigarle. Quest’idea mi affascinava da bambino e la mia passione per il volo è cresciuta fino a raggiungere il campo spaziale e, alla fine, l’esplorazione dello spazio”.
D. Marcello, ci sono molte informazioni su Marte, ma non molte su questi mondi oceanici. Perché?
R. Le risorse sono limitate, quindi la NASA deve selezionare gli obiettivi da esplorare e noi siamo partiti da quelli più vicini e simili a noi. Marte, per esempio, in passato aveva acqua e i suoi processi geologici non sono dissimili da quelli della Terra. Al contrario, Europa è molto lontana, ha un ambiente molto duro a causa delle pesanti radiazioni dovute al forte campo magnetico di Giove, non ha atmosfera e ha temperature superficiali eccezionalmente basse. Se finanziata, questa sarebbe una missione molto complessa ed emozionante.
D. L’interesse per questi Mondi Oceanici sta crescendo?
R. Questi straordinari mondi extraterrestri potrebbero diventare il tema caldo dell’esplorazione interplanetaria del prossimo decennio. Alcuni autori hanno già iniziato a scrivere romanzi su un futuro più o meno lontano, quando la prima missione con equipaggio visiterà uno di questi habitat. C’è un libro di un autore cileno, J.P. Landau, intitolato Ocean Worlds, che parla specificamente di una missione umana ad Encelado. Encelado è uno degli oggetti più luminosi, forse il più luminoso del Sistema Solare per la sua superficie ghiacciata che riflette la luce del sole, ed è anche famoso per i suoi giganteschi geyser, chiamati pennacchi. Il libro è una storia di fantascienza, ma i dettagli scientifici sono stati verificati dall’autore con scienziati e ingegneri della NASA come me e il mio collega Dr. Eduardo Bendek.
D. Quando uno scienziato come lei guarda i film hollywoodiani sullo spazio come sono, li trova accurati?
R. Dipende dal film. The Martian è sicuramente un bel film, ha coinvolto JPL e Caltech, e in più sono un fan di Matt Damon. Kip Thorne, professore al Caltech in fisica teorica e premio Nobel nel 2017, è stato consultato in particolare per il film di Christopher Nolan “Interstellar”. In generale, i registi oggi tendono a fare un lavoro migliore portando più scienza sullo schermo. Naturalmente, da scienziato, nei film posso sempre trovare cose imprecise, ma sicuramente molte si possono “perdonare”!
D. Lei personalmente pensa che ci sia vita là fuori?
R. È l’elefante nella stanza. Penso che l’universo sia un posto davvero grande e sarebbe piuttosto egocentrico pensare che ci siamo solo noi là fuori. Quindi, se c’è vita e se ne troviamo le prove, sarà una scoperta incredibile!
D. Al liceo ha fatto studi classici, l’hanno aiutata in qualche modo anche se si tratta di campi completamente diversi?
R. Sicuramente. Il latino e la matematica attivano le stesse aree del cervello. Il latino è una lingua molto logica: si parte dal verbo, poi si cercano i soggetti e gli oggetti che la circondano, seguendo regole molto precise. Se ci pensate, il metodo scientifico non è diverso: si segue un insieme di regole che richiedono di convalidare e dimostrare ogni passo, il che ne garantisce la solidità.
D. Pensa che ci saranno possibilità per l’Italia di fare ricerca a questo livello?
R. Gli italiani hanno un potenziale incredibile. Creatività, intuizione e intelligenza sono tratti che ho visto in molti, molti, colleghi. L’eccellenza dell’Agenzia Spaziale Italiana passa spesso inosservata per via dei grandi protagonisti, ma, per esempio, ci sono state numerose collaborazioni tra la NASA e l’Italia.
D. Cosa vorrebbe che la gente considerasse scienza?
R. La scienza non ha colori, e, che ci piaccia o no, un fatto scientifico è un dato di fatto. La mia speranza è che le persone si impegnino sempre più a seguire, a credere e a interessarsi di scienza.
D. Quale è l’obiettivo finale per la sua carriera?
R. Vorrei continuare il lavoro e gli studi a cui ho contribuito finora. Sono fortunato ad essere coinvolto in diversi progetti, alcuni orientati all’ingegneria, altri più “scientifici” e, di conseguenza, ad essere esposto a vari argomenti.
D. Un motto del JPL è “Fare sempre nuovi errori”. Lei è d’accordo con questo?
R. Assolutamente sì. Enrico Fermi una volta disse che se un esperimento va secondo l’ipotesi, hai fatto una misura. Se un esperimento non va secondo l’ipotesi, hai fatto una scoperta. Io spero di continuare a fare nuove scoperte”. (aise) 

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