INSEGNARE MATERIE LETTERARIE AL LICEO VERMIGLI DI ZURIGO - DI ALESSANDRA TRUBBIANI

INSEGNARE MATERIE LETTERARIE AL LICEO VERMIGLI DI ZURIGO - di Alessandra Trubbiani

ZURIGO\ aise\ - “Inizia un altro anno scolastico: il desiderio di incontrare i nuovi alunni e di rivedere i “vecchi” è, come sempre in me, molto forte. Insegnare è conoscere, non solo aiutare a conoscere: conoscere le curiosità di ragazzi che vivono in un mondo che offre stimoli sicuramente diversi da quelli di non molti anni fa, conoscere – perché no? – i sogni di qualche alunno. E, credo, un insegnante dovrebbe aiutare a costruirne di nuovi”. Così scrive Alessandra Trubbiani, insegnante di Lettere al Liceo Vermigli di Zurigo, che affida le sue riflessioni al “Corriere degli italiani”.
“Spesso ho incontrato in questo mio cammino ragazzi con scarsa stima di sé (e non si trattava di mancanza di volontà); ecco! La scuola deve aiutare ogni allievo a conoscere le proprie potenzialità, deve far sì che il ragazzo diventi consapevole di sé: Italiano, Latino, Storia, diventano quindi strumento da usare per fortificare, uno strumento che diventerà un’arma “bianca” nelle mani di futuri adulti. Insegnare in un contesto non italofono rende inoltre il mio lavoro più arduo, ma di sicuro più stimolante: allievi che hanno alle spalle una formazione scolastica svizzera, iniziando questo nuovo percorso, si imbattono in argomenti sconosciuti, in autori, in testi di cui, spesso, non hanno sentito parlare.
Eppure, ripeto, questo aumenta il mio desiderio di insegnare, di far conoscere una Cultura così ricca, così piena di spunti, così piena di vita come quella Italiana. Certo, si rischia di annoiare, soprattutto perché le curiosità dei ragazzi vanno a volte “tirate fuori”: spingere gli alunni a porsi delle domande, a ragionare, ad argomentare! Insegnare anche a far questo: vivo così l’insegnamento.
L’osso duro, passatemi il termine, è a volte la grammatica: la memorizzazione è obbligatoria, e, si sa, il metodo di studio non sempre è già acquisito; altra difficoltà in un contesto non italofono ed in una società in cui il web impera è far nascere in loro il desiderio di leggere ed anche questo “compito” è interessante. Perché i frutti si vedono nel tempo e sono per me, ma credo anche per i miei colleghi, il premio più grande. Per passare alle materie che insegno, la Letteratura Italiana offre un tesoro, è un tesoro da spendere. Spiegare l’Inferno dantesco è, ad esempio, un campo di prova per l’interesse della classe: si fanno domande, si ragiona, si attualizza e si argomenta; quando si affrontano, ad esempio, la vita e le opere di autori medievali, devo far comprendere ai ragazzi che quella realtà è lontana dalla nostra, e che quindi devono cercare di non prescindere da quello sfondo storico.
Ma, alla base della nostra Letteratura c’è quella Latina, un mondo ancora più lontano per gli allievi. Tuttavia, durante le spiegazioni, noto interesse, noto che gli alunni tendono ad attualizzare spontaneamente certe problematiche: Catullo ed il suo amore adultero, o Cicerone e la corruzione del tempo, per fare esempi di poesia e di prosa.
Quando nelle prime classi affronto lo studio del Teatro antico, l’interesse cresce: personaggi che presentano aspetti attualissimi, sfondi storici da analizzare per comprendere atteggiamenti ed usanze. Edipo, Antigone, o anche personaggi della commedia, come quelli di Plauto o di Terenzio, offrono innumerevoli spunti di discussione. Sono parecchi anni che insegno Lettere al Liceo Vermigli, il rapporto con i ragazzi mi arricchisce, ogni anno è diverso dal precedente, ogni classe è diversa dall’altra e non è composta solo di alunni che devono imparare nozioni, ma di alunni curiosi, che vogliono anche ridere e comunicare le loro insicurezze. Ogni inizio è una scoperta: le dinamiche cambiano da classe a classe, ma questo aspetto fa parte di un microcosmo in cui amo vivere quotidianamente, tra oneri, soddisfazioni, ironia a tempo debito e rigore, quando serve. Sempre nel rispetto ed in un continuo dialogo in cui si ride anche”. (aise) 

Newsletter
Archivi