LA DIPLOMAZIA MULTILATERALE NELL'ERA DELLA COVID-19 – DI ABDELHAFIDH ABDELELI

La diplomazia multilaterale nell

GINEVRA\ aise\ - “Che impatto ha avuto la crisi sanitaria sulla diplomazia mondiale e quale futuro si prospetta per i centri diplomatici internazionali come Ginevra, Vienna o New York con l'uso intensivo delle piattaforme digitali dall'anno scorso?”. A chiederselo è Abdelhafidh Abdeleli che firma questo articolo per swissinfo.ch, portale multilingue edito a Berna che oggi ne pubblica anche la traduzione italiana.
LA MAGIA DEL DIGITALE
Una delle principali conseguenze di questa crisi è il ricorso massiccio a strumenti digitali da parte di organizzazioni e istituzioni diplomatiche al fine di ovviare alle restrizioni di viaggio e al divieto di assembramento.
Davide Rodogno, esperto di affari internazionali e professore di storia al Graduate Institute of International and Development Studies (IHEID) di Ginevra, sottolinea che a causa di questa situazione "i diplomatici sono stati costretti a sperimentare metodi di lavoro che non avevano mai provato prima. Il mondo digitale ha offerto loro molte opportunità che potrebbero contribuire a rafforzare e sviluppare la cooperazione internazionale, se c'è la volontà".
Questa transizione è stata resa possibile dalla mobilitazione delle istituzioni internazionali dall'inizio della pandemia. "Le Nazioni Unite a Ginevra hanno agito rapidamente per far fronte alla crisi sviluppando piattaforme digitali per organizzare conferenze e discussioni a distanza", spiega a swissinfo.ch l'ambasciatore Jürg Lauber, a capo della Missione permanente della Svizzera presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali a Ginevra.
Oggi, le delegazioni straniere partecipano a discussioni e conferenze internazionali senza nemmeno lasciare il loro territorio. Secondo fonti ben informate della sede dell'ONU a Ginevra, quest'ultima ha organizzato 1'200 importanti conferenze internazionali via Internet tra il mese di marzo e la fine del 2020. Questa pratica ha cambiato considerevolmente gli standard della diplomazia internazionale.
Eppure, nonostante le misure adottate, "ci sono state difficoltà e sfide tecniche da affrontare, come la scelta delle piattaforme digitali su cui si svolgono le discussioni, o l'integrazione della traduzione simultanea nei dibattiti, nel rispetto del multilinguismo delle Nazioni Unite", spiega Jürg Lauber.
Quanto vale per le organizzazioni internazionali con sede a Ginevra vale anche per le missioni diplomatiche, anch'esse obbligate a rispettare le misure sanitarie adottate dal Paese ospitante - in questo caso la Svizzera.
"Il nostro lavoro sul posto non si è fermato, ma solo un numero minimo di impiegati è presente fisicamente nella sede della Missione. La maggior parte del nostro personale continua per ora a lavorare da casa", afferma il diplomatico.
Ciò è senza dubbio dovuto alla doppia funzione di questa Missione speciale: da un lato, rappresenta gli interessi e i valori svizzeri in seno all'ONU e alle organizzazioni internazionali. Dall'altro, rappresenta il Paese ospitante di queste organizzazioni e garantisce che le loro esigenze siano soddisfatte.
A contare agli occhi dell'ambasciatore svizzero sono "le attività dell'ONU e di altre organizzazioni internazionali sul campo, che non sono state interrotte". Gli organi esecutivi delle Nazioni Unite hanno dimostrato flessibilità, resistenza e resilienza di fronte agli impatti diretti e indiretti della pandemia.
IL VALORE DI UN INCONTRO
In generale, tutti concordano sull'impatto positivo di questi strumenti digitali, in termini di efficienza delle attività diplomatiche e della loro trasparenza. Inoltre, conferiscono al mondo diplomatico un carattere più democratico, in un settore che è sfuggito a lungo al controllo dell'opinione pubblica.
Ma alcuni diplomatici, sulla base della loro esperienza sul campo, non mancano di sottolineare i limiti di questi strumenti. Limiti che sono rapidamente raggiunti quando si tratta di prendere una decisione a lungo termine o di avviare negoziati tra diverse delegazioni, in particolare quando si parla di pace o si affrontano crisi umanitarie.
"I colloqui diretti erano il modo migliore per riunire le parti in conflitto. Per esempio, ci sono volute 15 serie di discussioni segrete in Norvegia tra Israele e l'Organizzazione per la liberazione della Palestina prima che le due parti si accordassero sugli accordi di Oslo all'inizio degli anni 1990", rammenta a swissinfo.ch Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati ed ex consigliere speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari in Siria.
"Quando ero consigliere per la Siria, ho incontrato molte volte le parti in conflitto durante i negoziati a Ginevra al fine di facilitare la distribuzione degli aiuti umanitari ai civili", racconta il diplomatico. "Grazie alla presenza di attori chiave in questi colloqui, abbiamo fatto progressi sull'accesso dei convogli umanitari, le evacuazioni e la firma di accordi locali. Quando le parti in guerra o i loro rappresentanti si incontrano, ciò rappresenta un gesto di grande valore simbolico, che dimostra la buona volontà".
TUTTI ALLO STESSO TAVOLO
Questo significa che una volta che la pandemia sarà finita, la diplomazia multilaterale tornerà al suo precedente modo di operare?
Per Jan Egeland, "è probabile che alcune piattaforme essenziali, come Zoom, Microsoft Teams e i seminari online, continueranno ad essere utilizzati, ma la diplomazia che si occupa della risoluzione dei conflitti non prenderà una nuova strada. Essa continuerà a riunire le persone e, idealmente, a metterle tutte intorno allo stesso tavolo".
In un articolo intitolato “Può la diplomazia funzionare online?”, Paola Deda, direttrice della Divisione foreste, terreni e abitazioni della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE) giunge a una conclusione simile: "La tecnologia digitale è molto vantaggiosa per le sessioni di cui si condividono informazioni, in cui si discutono argomenti di interesse e rilevanza per la vita delle persone. Ma, puntualizza, "il processo decisionale è un'altra storia e quando i processi intergovernativi richiedono negoziati e scambi tra delegati, le riunioni online non sembrano facilitare il lavoro dei diplomatici".
Jürg Lauber ricorda da parte sua che le tecnologie di teleconferenza non sono apparse con la pandemia. "Sono state utilizzate in passato per facilitare la partecipazione di persone che non potevano venire a Ginevra. Il loro uso si è intensificato con la crisi sanitaria. Certo, questo rappresenta un grande cambiamento, ma dobbiamo tenere presente che il lavoro della diplomazia nella sua forma più tradizionale rimane molto importante e non può essere sostituito dalla tecnologia".
"Le tecnologie digitali, come il telefono prima di loro, non sostituiranno il lavoro che i diplomatici fanno sul campo", dice l'ambasciatore svizzero. "Né sostituiranno un importante centro di diplomazia multilaterale come la Ginevra internazionale, che rimarrà il luogo ideale per la realizzazione del lavoro trasversale (fatto da diverse organizzazioni allo stesso tempo). Non solo tutto questo rimarrà, ma la Svizzera si impegna a rendere le sue esperienze accessibili ad altre regioni del mondo".
Nonostante l'esperienza degli ultimi mesi, che ha evidenziato l'utilità degli strumenti digitali, in diplomazia come altrove, niente potrà mai sostituire il contatto diretto tra le persone”. (aise) 

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