LA POLITICA COME L’ARTE DEL POSSIBILE O DELL’IMPOSSIBILE? - DI NELLO GARGIULO

La politica come l’arte del possibile o dell’impossibile? - di Nello Gargiulo

SANTIAGO\ aise\ - “La politica come l’arte del possibile o dell’impossibile? Si giri come si vuole, l’essenza rimane la stessa. I paesi che hanno raggiunto livelli di democrazia e di benessere debbono cautelare queste due conquiste. L’Europa politica sembra avere chiara questa sfida e quindi ha messo in atto un vero piano per affrontare sia la pandemia ancora in atto, come la ricostruzione per i prossimi decenni con una somma impensabile in altri tempi: oltre 700 miliardi di Euro concessi sotto forma di contributi diretti e prestiti a largo respiro ai singoli paesi membri. Quando sembrava impossibile la condivisione di un piano di sviluppo in comune la mobilitazione in atto sta riportando un filo di speranza comune per affrontare il presente con la lotta al Covid e la Rinascita futura”. Così scrive Nello Gargiulo nell’editoriale del nuovo numero di “Presenza”, quindicinale della comunità italiana in Cile.
“All’Italia sola, di questa somma ne sono stati assegnati circa 210.000. I piani ed i programmi si compongono di una miriade di progetti specifici costruiti sulle priorità stabilite. Saranno piani sanitari, di sviluppi delle energie e dell’economia eco sostenibile e, molto importante da non trascurare, la digitalizzazione delle industrie per renderle più produttive e competitive. La cultura trova anche spazio in questa dinamica non fosse altro per contribuire a dare una spinta con un “soffio di spirito” in una marea di iniziative che decisamente richiedono raddoppiare l’impegno di tutti i cittadini. Ma lo sviluppo, quello che perdura nel tempo e va in beneficio di tutti non può avvenire se non è accompagnato dai grandi valori dell’Umanesimo Laico e Cristiano. Forse se questa realtà fosse più presente anche il dialogo politico in Italia sarebbe più proficuo.
Il piano globale di recupero guarda agli investimenti per il rilancio e meno all’assistenzialità. Casse integrazioni e contributi diretti alle aziende in perdita dovrebbero essere coperti dalla propria legge finanziaria che in Italia è stata appena approvata con allargamenti di spese imputate, queste ultime, “a deficit” che si coprirà con ulteriori prestiti interni ed esterni, che se non metteranno lo spread in fibrillazione sarà per i tanti interventi finanziari della Banca Centrale Europea. Ad ogni modo, le casse dello stato italiano si vedono forse come non mai sotto pressione.
È in gioco in questo momento non solo il sostegno numerico a questo o ad un altro governo che si potrebbe formare, ma si gioca la capacità stessa della politica di saper mettere insieme sul territorio italiano le Istituzioni Regionali ed i Comuni, come anche settori del mondo produttivo (Confindustria in testa ed associazioni di categoria) e della Società Civile per dare vita ad una stagione di proposte e progettualità nella linea come dicevamo di una nuova e maggiore produttività, Le applicazioni rapidi dell’uso di questi fondi, richiedono e qui la responsabilità ricade sull’ esecutivo e sul parlamento per triplicare fin da ora il ritmo di quelle riforme strutturali su cui il consenso che esiste non corrisponde all’ impegno reale per affrontarle. La strada si vede troppo in salita e nemmeno saremmo sicuri se un nuovo governo anche se uscisse da nuove elezioni anticipate ne sarebbe in condizione. Non si comprende veramente come in Italia su questo piano riformistico, il treno viaggia ancora con le locomotive del passato.
Noi all’estero presentiamo l’Italia della bellezza, della varietà e dell’Innovazione e della cultura. Ma cosa succede ora? Si fa fatica a comprendere ed a spiegare. Osserviamo come i personalismi della politica sono diventati forti ed esuberanti, e a questo pare si unisca, sotto sotto anche la mano invisibile di coloro sempre vigili per mettere le mani in tutto ed imporre il ritmo del proprio tornaconto.
Una riscossa ci vuole da parte dei settori sani della società Italiana che guardano alla politica sotto il nobile profilo del bene comune. Così pure vanno stimolate anche le nostre comunità all’ estero e forme di rappresentanza per mettere a centro campo una riflessione, e spazi di proposte nella linea di rinforzare il “Sistema Paese”. Il contributo deve essere di ogni italiano: della nuova e della vecchia emigrazione. Come fare questo. ci viene da chiederci?
Anche a noi viene richiesto prima di tutto un impegno maggiore per discutere e capire. La rassegna su questi temi con il ciclo di conferenze del CGIE durante gennaio e febbraio per la preparazione della Conferenza Stato-Regioni-Provincie Autonome-CGIE potrà segnare un passo in questa direzione. Non fosse altro perché obbliga a trovare e mobilitare energie comuni tra le politiche centrali e quelle locali senza trascurare anche la cassa di risonanza che per la ripresa del Sistema di Internazionalizzazione delle aziende italiane, le comunità commerciali italiane, nel mondo come anche i settori della cultura e del sociale potranno fare (proprio perché si trovano nelle stesse condizioni di debolezza) da cassa di risonanza per mobilitare le migliori energie dentro e oltre i mari della penisola”. (aise) 

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