LAVORO AGILE SOLO A ROMA? LA CONFSAL UNSA ESTERI CHIEDE CHIARIMENTI AL MAECI

Lavoro agile solo a Roma? La Confsal Unsa Esteri chiede chiarimenti al Maeci

ROMA\ aise\ - “Malgrado l’intera pubblica amministrazione, ai sensi del decreto rilancio, debba adeguarsi alle nuove direttive sul lavoro agile in ragione della contingenza pandemica, il MAECI continua ad essere maestro di cerimonie quando si tratta di anomalie amministrative e contraddizioni in tema di diritti dei lavoratori, decretando, questa volta, una sperequazione tra coloro che lavorano a Roma e quelli che sono presso le sedi estere, con la conseguenza che d’un tratto scompaiono dal piano organizzativo, e di conseguenza dal piano delle performance a cui questo è integrato, migliaia di sedi e di lavoratori che, in caso di chiusure o in condizioni avverse a causa del Covid, non si saprà cosa faranno. Il mistero aleggia e il ministero tace”. È quanto dichiara in una nota Iris Lauriola, segretario nazionale di Confsal Unsa Esteri, con riferimento alla riunione sulla presentazione del piano POLA – acronimo che sta per Piano organizzativo lavoro agile – da parte della Direzione del Personale della Farnesina.
“Ben otto sono i punti critici evidenziati dalla nostra sigla, in cui emergono le contraddizioni, le anomalie normative, la discriminazione intra-ministeriale e la contrapposizione tra normativa e prassi – evidenzia Lauriola – su cui il Ministero non ha proferito parola, ignorando le nostre argomentazione e sventolando a difesa la sussistenza della norma che vincola la presenza in ufficio all’estero alle direttive della sanità locale, una norma venduta come vangelo, ma che è fragile in termini di legittimità”.
“Ad aggravare un quadro già critico – continua la sindacalista – si aggiunge anche l’opacità con cui l’amministrazione sta gestendo quei lavoratori mandati all’estero dove le sedi sono chiuse, su cui il mistero si infittisce: infatti sono decine e decine i lavoratori, qualifiche funzionali e diplomatici, spediti nelle sedi estere da marzo 2020 ad oggi, anche quando queste erano inagibili o chiuse a causa del covid, sarebbe interessante sapere cosa fanno e cosa hanno fatto, visto che il MAECI si rifiuta ostinatamente di normare il lavoro agile in questi casi, quasi con puntiglio, bypassando qualsiasi tentativo di approfondimento oltre che di apertura al dialogo in sede di confronto sindacale”.
“La chiusura totale del MAECI al tavolo POLA verso le nostre argomentazioni – secondo Lauriola – appare sproporzionata e grave poiché il piano organizzativo del lavoro agile esclude la maggioranza dei lavoratori a prescindere dalla loro attività e del luogo in cui sono in servizio, secondo una previsione assolutamente priva di logica e coerenza normativa. Abbiamo segnalato il caso in sede parlamentare e chiesto la sottoposizione di un’interrogazione oltre che una proposta emendativa che abroghi la disposizione normativa attualmente vigente”. (aise) 

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