L'opera veneziana, la musica aborigena e l'astrofisica unite sotto le stelle - di Domenico Gentile

Photo by Dr Megan Argo, Curtin University

MELBOURNE\ aise\ - “L’immensità dell’universo sarà il filo conduttore della nuova opera pioneristica del direttore d’orchestra, musicista e compositore Aaron Carpenè e del regista Stefano Vizioli”. Italia e Australia si incontrano nell’arte e non solo, come racconta Domenico Gentile in un articolo pubblicato sul portale di SBS Italian, lo Special Broadcasting Service che diffonde notizie in lingua italiana in tutto il Paese.
“Il progetto prevede di connettere l’opera barocca La Calisto di Francesco Cavalli del 1651, la musica e danze del popolo Wajarri Yamaji del Western Australia e il più grande radio-telescopio del mondo, l’SKA (Square Kilometre Array), situato nel deserto Murchison nel Western Australia.
“È un’idea folle”, ammette Aaron Carpenè, “ma tutte queste storie hanno un tema comune: le stelle“.
L’Opera La Calisto di Cavalli racconta la storia della ninfa Callisto che, nella mitologia greca, verrà trasformata nella costellazione dell’Orsa Maggiore. Il popolo Wajarri Yamaji racconta invece la storia delle Sette sorelle che, per fuggire da un uomo che le insegue, si lanciano verso il cielo creando le Pleiadi nella costellazione del Toro.
“Ho scoperto che il Dreamtime, la mitologia greca e l’astrofisica moderna hanno in comune l’universo che noi esploriamo per sapere da dove veniamo, dove siamo e dove andremo”, dice Carpenè.
Il progetto prevede la messa in scena dell’opera all'aperto nella base scientifica dell’SKA nel deserto Murchison. L’SKA è un progetto di ricerca astrofisica internazionale, con notevole partecipazione italiana, che, attraverso un gigantesco radio telescopio, compie ricerche per scoprire la formazione delle stelle e galassie e l’evoluzione dell’universo.
“Per me è un progetto unico”, dice il professor Steven Tingay, direttore esecutivo del Centro di astronomia dell’università Curtin e vice direttore esecutivo del Centro di ricerca di radio astronomia del Western Australia.
“Il progetto mi ha permesso di collaborare con Chairmaine Papertalk Green e altri artisti indigeni di Geraldton e del Mid West su un tema completamente nuovo”, aggiunge Tingay. “Abbiamo sviluppato una relazione straordinaria e da dieci anni collaboriamo sulla relazione fra astronomia indigena e astrofisica moderna”.
Quando Aaron Carpenè ha proposto il progetto a Steven Tingay è rimasto sbalordito di scoprire che aveva già previsto un budget per la realizzazione della nuova opera.
“Questa opera apre per noi una nuova frontiera”, dice Tingay. “Possiamo già immaginarci i risultati e sono molto emozionato. Questo progetto incapsula i principi della riconciliazione con i popoli indigeni ed è una gioia e un privilegio lavorare con gli artisti locali e con Charmaine Papertalk Green per portare avanti il messaggio della riconciliazione attraverso questa iniziativa culturale”.
Charmaine Papertalk Green è una pittrice, poetessa, scrittrice, ricercatrice sociale e leader della comunità aborigena locale. Discende dai popoli Wajarri e Badimaya della nazione degli Yamaji del Western Australia.
“Il radio telescopio cerca di raccogliere informazioni all’estremità dell’universo”, dice Carpenè. “Il mio obbiettivo è di creare una sinergia fra il radio telescopio, la antica cultura Aborigena, e un opera del 1651. Tutte unite da un unico tema: le stelle”.
Il popolo locale Wajarri Yamaji ha accolto con favore il progetto contribuendo attivamente alla sua realizzazione.
Aaron Carpenè è nato a Perth dove ha studiato all’Università del Western Australia prima di trasferirsi in Italia per studiare musica al Conservatorio di Venezia. Ha già realizzato progetti pioneristici come ade esempio Opera Bhutan, che ha unito musica, danze e costumi locali con l’opera Acis e Galatea di G.F. Handel, con l’appoggio della casa reale del Bhutan; L’Orfeo di Monteverdi con la musica tradizionale Gagaku giapponese; e nel 2015, per il Festival di Spoleto USA, ha creato e diretto la prima produzione dei tempi moderni di Veremonda, l’amazzone d’Aragona di Francesco Cavalli”. (aise)