"QUANDO IL GIAPPONE SCOPRÌ L’ITALIA": AL MUDEC DI MILANO TRE SECOLI DI STORIE DI INCONTRI

"QUANDO IL GIAPPONE SCOPRÌ L’ITALIA": AL MUDEC DI MILANO TRE SECOLI DI STORIE DI INCONTRI

MILANO\ aise\ - La mostra "Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri (1585 – 1890)", che si è aperta questo mese di ottobre al MUDEC di Milano, si propone di illustrare, mediante alcuni casi esemplari, i primi rapporti tra l’Italia e il mondo giapponese e, attraverso di essi, indagare l’immaginario che, da entrambe le parti, veniva formandosi in un momento importantissimo di apertura dell’Europa al mondo, fase in cui molti studiosi identificano gli albori della globalizzazione.
Alla base del progetto, che sarà in esposizione sino al 2 febbraio 2020, è l’ambizione di restituire ai visitatori gli snodi storici principali che determinano e caratterizzano l’incontro tra le due culture. Il percorso, suddiviso in due sezioni principali, indaga così la curiosità occidentale verso il Giappone, i primi momenti di contatto e le differenti modalità di relazione tra i due Paesi dal 1585 al 1890.
La prima sezione, dedicata a "Ito Mancio e le ambascerie giapponesi 1585 – 1615", racconta gli inizi della mutua conoscenza tra i due paesi, che risalgono alla mediazione dei missionari Gesuiti, i cui viaggi e la cui opera di evangelizzazione del "Cipango" ebbero un rilevante impatto sulla società nipponica del XVI secolo.
In quello stesso periodo nasce l’arte nanban (dei barbari del sud), ovvero la produzione di oggetti con tecniche giapponesi ma forme occidentali, spesso con connotazione cristiana, di cui sono esposti in mostra splendidi esemplari. In questo contesto, Alessandro Valignano, tra i responsabili della missione gesuita in Giappone, organizza un viaggio di giovani nobili giapponesi convertiti al cristianesimo, verso l’allora centro del mondo cristiano: Roma e l’Italia. In questa sezione viene esposto, per la prima volta in Europa, il celeberrimo ritratto di Ito Mancio, realizzato da Domenico Tintoretto.
Oltre all’approfondimento sulla prima ambasciata, un secondo focus viene dedicato alla seconda ambasceria del 1615 che pur non arrivando a Milano, costituisce un’altra importante tappa dei rapporti tra l’Italia e il Giappone prima della chiusura definitiva dei porti giapponesi e l’adozione della politica di isolamento (sakoku), dal 1641 al 1853.
La seconda sezione "Un Museo giapponese in Lombardia", dedicata alle collezioni giapponesi raccolte dal conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua e ora appartenenti al MUDEC, presenta ai visitatori il periodo di riapertura dei porti giapponesi, sul finire del diciannovesimo secolo, e il conseguente rinnovato interesse, commerciale e culturale, verso questo Paese. Dal 1860, anche come conseguenza delle forti relazioni che i commercianti lombardi della seta hanno con l'Asia, cresce infatti l’interesse verso la cultura orientale e l'arrivo di grandi quantità di oggetti e opere d’arte si riflette nella costituzione di musei privati di arte giapponese e in esposizioni pubbliche organizzate sotto la forma di mostre d'arte industriale.
La mostra racconta al pubblico l’interessante figura del conte Lucini Passalacqua, strettamente legato all'aristocrazia milanese, che nel 1871 realizzò un Tour du monde ispirato dall’amico Ferdinando Meazza, esperto di seta e veterano dei viaggi in Asia, acquistando numerosi oggetti e opere d’arte. Al rientro in Italia il Conte presentò la sua collezione all'Esposizione Storica d'Arte Industriale di Milano nel 1874 e, successivamente, realizzò il suo Museo giapponese all’interno della sua dimora sul lago di Como a Moltrasio. Gli oggetti raccolti da Lucini Passalacqua, acquistati nel 1898-1899 da parte del Comune di Milano e confluiti nelle collezioni del Mudec, vengono esposti nella loro interezza per la prima volta dall’apertura del Museo. Oltre 150 opere tra bronzi, tessuti, porcellane e lacche, che ben rappresentano i tipici oggetti collezionati durante gli anni della più assidua presenza italiana in Giappone (1869-1874).
La mostra è stata ideata e progettata dallo staff scientifico del MUDEC, Muso delle Culture di Milano, composto da Anna Maria Montaldo, dalle conservatrici Carolina Orsini e Giorgia Barzetti e dall’assistente conservatrice Anna Antonini, avvalendosi della stretta collaborazione di numerosi studiosi di livello internazionale.
In particolare lo storico dell’arte Francesco Morena, affermato specialista di arte orientale, ha collaborato alla curatela della seconda parte dell’esposizione, relativa alla collezione Passalacqua.
Un team di studiosi ha dato invece vita ad un comitato scientifico per la sezione dedicata a Ito Mancio e le ambascerie giapponesi: il presidente Corrado Molteni, già addetto culturale presso l’ambasciata d’Italia a Tokyo, docente all’Università degli Studi di Milano e già presidente dell’Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi (AISTUGIA); Paola Di Rico, archivista Fondazione Trivulzio; Marisa Di Russo, già docente presso l’Università di Studi Stranieri di Tokyo; Rossella Menegazzo, docente all’Università degli Studi di Milano di archeologia, storia dell'arte e filosofie dell'Asia orientale; monsignor Alberto Rocca, dottore ordinario, direttore Classe di Studi Borromaici, Veneranda Biblioteca Ambrosiana; e Marino Viganò, direttore Fondazione Trivulzio. (aise)


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