RIM 2020/ CGIE: AUSPICHIAMO UN CAMBIO DI PASSO NELLE POLITICHE MIGRATORIE

RIM 2020/ CGIE: AUSPICHIAMO UN CAMBIO DI PASSO NELLE POLITICHE MIGRATORIE

ROMA\ aise\ - Dichiarazioni importanti, che fanno ben sperare. Potrebbe sintetizzarsi così il commento del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero a quanto dichiarato ieri dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in occasione della presentazione del XV° Rapporto Italiani nel Mondo 2020 pubblicato della Fondazione Migrantes.
“Il riconoscimento della grande realtà costituita dalle nostre collettività emigrate in ogni angolo del mondo, delle proprie associazioni ed organismi di rappresentanza, dei legittimi diritti civili e sociali degli oltre 6 milioni di connazionali e degli 80 milioni italo discendenti è un dato che sostanzia e aggiorna la narrazione “dell’Italia fuori dall’Italia” affievolendone i luoghi comuni”, scrive il Consiglio generale in una nota. “Di fatto – continua – il Presidente Conte ha richiamato le opportunità che possono derivare da un accorto e intelligente rapporto con essi nel rilancio del nostro Paese - in particolare del meridione e delle aree interne -, la necessità di contenere i nuovi flussi di emigrazione e l’obiettivo di una circolarità delle nuove mobilità, che consenta al loro rientro di valorizzare al meglio competenze e capacità acquisite”.
Quanto alle parole e ai dati rilanciati dal Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, il Cgie “riconosce la chiarificazione sull'apporto al PIL italiano delle pensioni estere generate dalle precedenti generazioni di emigrati rientrati nel Bel Paese, che è pari ad oltre 3,5 miliardi all'anno, mentre lo stesso istituto ne paga agli stranieri all'estero soltanto 450 milioni all'anno. Ciò conferma che le rimesse tradizionali dall’estero continuano a generare ricchezza in un paese che gradualmente tende ad invecchiare e che, a livello europeo, registra la più alta età media. Basterebbe solo quest’ultimo dato – osserva il Consiglio generale – per capire meglio la “risorsa emigrazione” e per inaugurare una nuova stagione di politiche organiche di investimento sui diritti e sulle grandi opportunità offerte dal mondo globale nel quale vivono gli italiani all’estero, che essi rappresentano e possono produrre, anche a seguito della nuova ondata migratoria che, in circa 15 anni ha raddoppiato l’entità della presenza italiana all’estero attestandosi ufficialmente attorno ai 6 milioni di persone”.
Per il Cgie, “nel contesto emergenziale creato dalla pandemia il nostro Governo è chiamato a fornire risposte puntuali anche ai problemi imprevisti che si verificano in altri paesi, in particolare in quelli nei quali gli standard dello stato sociale sono fragili e alle fasce più svantaggiate si aggiunge la classe media. La precarietà del lavoro e la diffusione della povertà interessano anche le nostre comunità legate al filo della solidarietà, ai programmi assistenziali del nostro paese e agli interventi della cooperazione internazionale. Allo stesso tempo, come in ogni grave crisi che si presenta, vi sono le condizioni di conoscenza e di progettualità per riprogrammare un complesso di interventi pubblici in grado di trasformare l’emigrazione, da problema, ad originale volano di nuovo e sostenibile sviluppo del paese. È quanto il CGIE si auspica avvenga tra l’Italia e i paesi di nuova residenza dei nostri connazionali nell’ambito della cooperazione sociale ed economica”.
“Per un cambio di paradigma e di prospettiva – sottolinea la nota – non servono grandi investimenti finanziari, ma sarebbe sufficiente la volontà politica di mettere a valore le competenze e le capacità esistenti, occorre il pieno coinvolgimento delle rappresentanze sociali e di servizio operanti in Italia e all’estero e un vero coordinamento, una cabina di regia, tra i vari ministeri (dal Maeci, al Ministero del Lavoro, al Ministero dello Sviluppo Economico, al Ministero per la Coesione Sociale, della Ricerca, ecc.) e le istituzioni regionali in rappresentanza di quei territori, che il XV rapporto degli italiani nel mondo ha scandagliato facendo emergere le cause dello spopolamento delle zone interne e delle aree periferiche svantaggiate, dalle quali si genera la diaspora che va a ingrossare i numeri della mobilità”.
“Per uscire dalle strette in cui è venuta a trovarsi l’Italia a partire dalla primavera scorsa – a parere del Cgie – il nostro paese dovrebbe puntare con convinzione sull’apporto strutturale delle nostre comunità nel mondo; perciò quando si programmano piani ed interventi di rilancio sociale, economico e culturale si dovrà tener sempre presente l’opportunità di coinvolgere la 21ª regione del paese, quella rappresentata dagli italiani all’estero e dalla sua rappresentanza”.
Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero “ha elaborato da tempo e continua a proporre alle istituzioni nazionali ipotesi di interventi nei diversi ambiti e settori strategici del sistema paese che si intersecano con gli italiani all’estero. È importante, alla luce delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri alla presentazione del RIM, che si proceda rapidamente a momenti di confronto concreto tra i vari ministeri e all’istituzione di tavoli di discussione per aggiornare le principali questioni in campo e per programmare la IVª Assemblea Plenaria della Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome e CGIE, il cui obiettivo è la definizione delle politiche e degli interventi sinergici fra le istituzioni nazionali e le comunità italiane all’estero”.
Il CGIE “auspica, in questo senso, che il Governo nella sua interezza si impegni su questo percorso. Non si può più lasciare ai margini della riflessione sul futuro del Paese il 10% dei propri cittadini, e, ancor meno, si può lasciare inutilizzata questa straordinaria risorsa”. (aise) 

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