TUTELARE E SOSTENERE LA COMUNITÀ ITALIANA IN CRIMEA: LA RISOLUZIONE DI FRATELLI D’ITALIA

TUTELARE E SOSTENERE LA COMUNITÀ ITALIANA IN CRIMEA: LA RISOLUZIONE DI FRATELLI D’ITALIA

foto di Alessandro Vincenzi

ROMA\ aise\ - Impegnare il Governo “ad adottare ogni iniziativa di competenza, anche promuovendo specifici accordi con le autorità russe per tutelare e sostenere la comunità italiana in Crimea già provata dalle vicende storiche di cui in premessa”. Questo il dispositivo di una risoluzione che i deputati di Fratelli d’Italia, Delmastro Delle Vedove e Donzelli, hanno presentato alle commissioni riunite Affari Costituzionali ed Esteri della Camera.
“Nella penisola della Crimea esiste una comunità di circa 500 italiani dimenticati dallo Stato e privi del dovuto riconoscimento”, si ricorda nella premessa. “La maggior parte di loro si trova a KerÄ, una delle città più antiche di Russia, e si raccoglie attorno all'Associazione C.E.R.K.I.O (Comunità degli emigrati in regione di Crimea – italiani di origine), che ha per obiettivo quello di unire gli italiani, rinvigorire il senso di identità nazionale, organizzare eventi culturali e feste, promuovere la diffusione e la conoscenza della lingua italiana; i membri di questa comunità sono gli eredi dei pochi sopravvissuti alle purghe staliniane che, tra il 1935 e il 1938, decimarono la popolazione di origine italiana”.
“Nel 1920 – ricordano i due parlamentari – gli italiani di Crimea erano il 2 per cento della popolazione. I problemi cominciarono con la Rivoluzione d'ottobre, quando vennero espropriati delle proprie terre e privati della possibilità di professare la propria fede. Molti ritornarono in patria, quelli che rimasero furono “russificati” a forza, impossibilitati a parlare italiano e costretti a cambiare i cognomi; con lo scoppio della seconda guerra mondiale, gli italiani di Crimea furono considerati automaticamente nemici e fascisti e deportati nei gulag. Molti vennero dapprima arrestati con l'accusa di spionaggio e di attività controrivoluzionarie poi, nel 1942, deportati con l'accusa di collaborazionismo al pari delle altre minoranze nazionali presenti sul territorio. Circa 5 mila concittadini vennero sequestrati e trasferiti in Siberia e Kazakistan. La comunità di KerÄ fu cancellata”.
“Dopo la fine del Grande terrore, con Krusciov, i prigionieri vennero liberati, ma moltissimi erano morti per le condizioni estreme dei lager, morti di fame e di freddo”, si legge ancora nella premessa. “I pochi superstiti, senza documenti pur parlando italiano, sono stati a lungo impossibilitati a dimostrare le proprie origini. In seguito al ritorno a KerÄ, molti degli italiani hanno celato la loro origine etnica, mantenendo la “russificazione” del nome; il 29 gennaio di ogni anno, nel giorno in cui iniziarono le deportazioni, la comunità italiana si ritrova sul pontile da cui salparono le navi cariche dei loro avi per gettare un garofano in mare e ricordare le vittime dell'odio comunista”.
“Nel 2015, dopo oltre 70 anni di oblio, la persecuzione per motivi etnici della minoranza italiana da parte dell'Unione Sovietica è stata formalmente riconosciuta”, annotano Delmastro Delle Vedove e Donzelli. “Il 21 aprile 2014, la presidenza russa ha emanato un decreto per il riconoscimento delle minoranze crimeane perseguitate dallo stalinismo, omettendo però di includere quella italiana. A questa mancanza è stato posto rimedio il 12 settembre 2015, a seguito dell'incontro a Yalta fra il presidente Putin e una delegazione dell'associazione Cerkio guidata dalla presidente Giulia Giacchetti Boico; a seguito di tale incontro il presidente russo ha emendato il decreto e ora gli italiani sono stati a tutti gli effetti riconosciuti come minoranza perseguitata e deportata”.
Secondo i due deputati “appare ora necessario ristabilire i corretti rapporti tra la Repubblica e gli eredi di quella comunità che, ai sensi della normativa vigente, hanno il diritto a richiedere la cittadinanza italiana. Secondo quanto denunciato dalla comunità italiana in Crimea, con i documenti distrutti e i cognomi cambiati, diventare cittadini italiani è estremamente difficile, come lo è persino ottenere un visto o un permesso di soggiorno nella nostra Nazione”.
Con la risoluzione, dunque, si vuole impegnare il Governo “a porre in essere ogni iniziativa di competenza utile a certificare la vera discendenza genealogica dei membri della comunità italiana in Crimea al fine di consentire, ad eventuali richiedenti, di ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana” e “ad adottare ogni iniziativa di competenza, anche promuovendo specifici accordi con le autorità russe per tutelare e sostenere la comunità italiana in Crimea già provata dalle vicende storiche di cui in premessa”. (aise) 

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