UN GEMELLAGGIO MOLTO “PARTICOLARE” – DI MARCO DEGL’INNOCENTI

Un gemellaggio molto “particolare” – di Marco Degl’Innocenti

BERLINO\ aise\ - “La strage di Boves. Il primo eccidio di civili innocenti operato dai nazisti in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Anzi, un duplice eccidio: il 19 settembre 1943 il piccolo centro del Piemonte, in provincia di Cuneo, che oggi conta poco più di 9mila abitanti, fu messo a ferro e fuoco da un battaglione delle Waffen SS (SS combattenti, nda). Furono 21 i morti – tra i quali il parroco don Giuseppe Bernardi ed il suo vice, don Antonio Ghibaudo – e 351 le case incendiate. Massacro ripetuto dagli stessi soldati tedeschi nei dintorni di Boves e nel suo centro abitato, di nuovo dato alle fiamme tra il 31 dicembre del ’43 ed il 3 gennaio del ’44: altre 59 vittime, tra civili e partigiani italiani”. Così scrive Marco Degl’Innocenti sul “Deutsch – Italia.com”, portale diretto a Berlino da Alessandro Brogani.
“Appena la pandemia lo permetterà, Boves celebrerà ufficialmente il gemellaggio con Schondorf am Ammersee, nota località sulla sponda occidentale di uno dei laghi più frequentati e belli della Baviera, 40 km da Monaco. All’apparenza un gemellaggio come tanti tra città o paesi di nazioni diverse. Che normalmente si “uniscono” perché hanno in comune tradizioni, peculiarità geografiche, circostanze storiche, elementi culturali.
Ma cosa unisce Boves a Schondorf tanto da farle diventare gemelle? “Nulla, tranne una tomba”, risponde sincero e in tono quasi disarmante Alexander Herrmann, sindaco della cittadina bavarese.
Ed è questo pezzo d’uomo di quasi due metri, folta capigliatura brizzolata come l’altrettanto folta barba, a mostrarcela, la tomba, nel piccolo cimitero del paese, disteso, come da tradizione, ai piedi della barocca chiesa parrocchiale di Sant’Anna. Una lapide di marmo scuro, resa ancora più scura dal tempo, senza croci o altri simboli religiosi, con scolpiti alcuni nomi ormai di difficile lettura: tra questi, quello di Joachim (Jochen) Peiper. Nato il 30 gennaio del 1915 a Berlino, era lui al comando, con il grado di “Sturmbannführer” (maggiore), di un battaglione della “1. SS-Panzer-Division Leibstandarte SS Adolf Hitler”, la più importante divisione corazzata delle Waffen SS nella Seconda Guerra Mondiale. Ma anche una delle unità naziste più sanguinarie, per i numerosi crimini di guerra dei quali si macchiarono i suoi effettivi su numerosi fronti. Nel settembre del 1943 la divisione era stazionata nel cuneense e fu proprio Peiper ad ordinare ai suoi uomini della spietata “punizione” di Boves, in rappresaglia per la morte di un militare tedesco nel corso di uno scontro con un’unità partigiana italiana.
La guerra di Peiper continuò nelle Ardenne, in Belgio, dove a Malmedy, nel dicembre 1944, fece giustiziare circa 80 inermi prigionieri di guerra americani. Per questo crimine fu processato in Germania e condannato a morte, sentenza poi commutata in ergastolo, fino alla scarcerazione anticipata nel 1956. Per la strage di Boves, invece, Peiper non andò mai a processo: nel 1968 il tribunale di Stoccarda sentenziò il non luogo a procedere nei suoi confronti. Il criminale nazista, che nel frattempo era andato a vivere in Francia sotto falso nome, la notte del 13 luglio del 1976 morì nell’incendio appiccato alla casa in cui abitava. Presumibilmente vittima di un gesto vendicativo da parte di ex membri della resistenza nei suoi confronti.
Il suo corpo fu ritrovato carbonizzato, ma delle sue spoglie, con gli anni, si erano perse le tracce. Fino a quando nell’ottobre del 2013 alla parrocchia cattolica di Schondorf arrivò una lettera di un gruppo di fedeli di Boves che chiedevano di poter visitare in segno di pace e riconciliazione la tomba di Jochen Peiper.
Grande fu la sorpresa, nella comunità cattolica del piccolo centro bavarese. Tanto che l’allora “Kirchenpfleger” (amministratore parrocchiale laico) di Sant’Anna, Marius Langer, si mise subito alla ricerca della tomba, anche a lui sconosciuta. Sorpreso, ma anche sgomento, per la scoperta di avere un criminale nazista tra i morti del cimitero.
“In effetti la cosa all’inizio fu trattata con grande delicatezza – ricorda il sindaco Herrmann – anche perché qualcuno della nostra comunità temeva il pericolo che quella tomba potesse diventare una sorta di luogo di pellegrinaggio per neonazisti nostalgici”.
Peiper, del resto, non era stato un ufficiale nazista qualsiasi, ma uno dei più decorati, all’inizio della carriera militare anche aiutante di Heinrich Himmler, il braccio destro di Hitler. Sulla lapide tombale si leggono anche i nomi della moglie di Peiper, Sigurd, a sua volta segretaria di Himmler e di due fratelli dell’ufficiale nazista. Quando ed in quali circostanze sarebbero avventa le sepolture non è stato possibile ricostruirlo.
I contatti diretti tra le comunità di Boves e Schondorf cominciarono quasi subito dopo la inquietante scoperta: prima tra gruppi religiosi, con i rispettivi parroci, monsignor Heinrich Weiss e don Bruno Mondino, poi fra rappresentanti delle municipalità. E negli anni si sono intensificati, grazie anche a visite reciproche, comprese quelle di studenti e cori giovanili o e partecipazione di una delegazione bavarese alla tradizionale marcia della pace Cuneo-Boves. Iniziative rafforzate di volta in volta nello spirito della ricerca di perdono e riconciliazione e suggellate anche da uno scambio di sentite lettere tra Hermann ed il sindaco di Boves, Maurizio Paoletti, a nome dei rispettivi concittadini. Fino alla conclusione di un patto di amicizia tra le due città, ufficializzato il 19 settembre del 2015 durante l’annuale celebrazione della strage nella cittadina piemontese.
“Uno dei momenti più toccanti di quella cerimonia – ricorda emozionata Helga Gall, consigliera comunale responsabile per i gemellaggi del comune di Schondorf – è stato quando l’ultimo partigiano di Boves ancora vivente, Natalino Macario, si avvicinò al sindaco Hermann per stringergli la mano invitandolo a tornare ogni anno”. E rappresentanti di Schondorf sono tornati ancora, mentre anche il gemellaggio vero e proprio veniva formalmente deliberato da entrambi i consigli comunali. L’ultima visita dei bavaresi ha rappresentato un altro significativo momento di questa crescente amicizia. Come ormai tradizione, ancora nell’anniversario della strage, il 19 settembre dello scorso anno: “in quell’occasione – ricorda il sindaco Paoletti – abbiamo conferito al borgomastro Hermann ed al suo ex vice, Kurt Bergmaier, altro dei principali promotori dell’amicizia, la cittadinanza onoraria di Boves”.
E nel parco giochi per bambini, un giardino significativamente intitolato a Claus von Stauffenberg, l’ufficiale tedesco autore materiale del fallito attentato ad Hitler il 20 luglio 1944, le due delegazioni hanno piantato l’“Albero della Riconciliazione”: “ci siamo ispirati al Maibaum, (che in Germania e particolarmente in Baviera sorge nelle piazze principali di qualsiasi centro grande o piccolo che sia, nda) – sottolinea ancora Paoletti – l’albero ha i colori della Baviera, il bianco e l’azzurro e quelli del Piemonte, il bianco e il rosso. Nella simbologia il rosso nasce dal sangue nella terra, non solo italiano tedesco, ma anche dei caduti di tante nazioni che abbiamo avuto durante la guerra di liberazione, come americani, inglesi, francesi e poi si alza verso il cielo e il sangue diventa azzurro, come l’ossigeno del cielo e culmina con la colomba della pace”.
Un’ultima, duplice, annotazione: per Schondorf quello con Boves è il primo gemellaggio in assolto, mentre la città piemontese è già stretta con l’italiana Castello di Godego (Veneto) e la francese Mauguio, in Occitania”. (aise) 

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