UN MONDO LIBERO DALL’AMIANTO: IL CGIE PER I LAVORATORI ITALIANI NEL MONDO

Un mondo libero dall’amianto: il Cgie per i lavoratori italiani nel mondo

ROMA\ aise\ - L’Amianto. Fibra minerale pericolosa per tutti, in quanto cancerogena. In Italia è diventata illegale dal 1992. Quella scelta è stata una scelta oculata che ha portato a grandi passi avanti nel Paese e che ha trascinato anche altri paesi verso lo stop alla produzione. Ma restano grandi problemi e grandi pericoli, perché nel mondo, infatti, si calcola che siano circa 100 i milioni di lavoratori esposti ai rischi dell’amianto. E nel mondo, gli italiani residenti all’estero sono quasi 6 milioni (calcolando esclusivamente quelli iscritti all’aire). Quindi, questa problematica non può passare inosservata al Consiglio Generale per gli Italiani all’Estero - CGIE, che questa mattina ha realizzato un webinar in cui ha potuto fare una panoramica internazionale sui paesi in cui ancora sono consentiti l’estrazione e l’impiego e sui passi avanti legali e sanitari fatti, ma soprattutto un webinar che ha come obiettivo quello di informare gli italiani all’estero sui rischi e sui loro diritti che spesso restano “inespressi”.
I lavori sono stati presieduti e moderati dalla presidente della II Commissione tematica “Sicurezza, tutela sociale e sanitaria” del CGIE, Maria Candida Imburgia, e ha visto l’introduzione del Segretario Generale CGIE, Michele Schiavone, e le relazioni di Elio Munafò, Presidente del Fondo Vittime Amianto, Massimo Aliotta, presidente dell’Associazione nazionale svizzera delle vittime dell’amianto.
Imburgia, aprendo la videoconferenza, ha spiegato come questo incontro abbia la finalità di “tutelare la salute dei connazionali”, perché l’amianto “provoca ancora una vera e propria epidemia di tumori”, ed è necessario, per combattere quest’ultima, creare “canali tutelativi”. La riunione di questa mattina, infatti, “può offrire un approfondimento prezioso” e può rappresentare “l’inizio di un percorso” che porta alla conoscenza da parte dei cittadini dei loro diritti, e a una lotta per liberare il mondo dall’amianto.
Schiavone, dal canto suo, ha sottolineato come questa malattia coinvolga “i nostri connazionali all’estero”, evidenziando anche quale sia il compito che deve necessariamente avere il CGIE: “garantire tutela alla salute e sicurezza sul posto di lavoro ai lavoratori italiani nel mondo”. E per questo è fondamentale “informare e fare formazione sul tema”, perché “l’amianto è una di quelle cose per cui vale la pena battersi”. Inoltre, si è anche detto soddisfatto dell’organizzazione di questa riunione che può “servire per avviare una collaborazione più stretta sul tema con il Fondo Vittime Amianto, con l’Associazione Nazionale svizzera delle vittime dell’amianto, e tra noi e le autorità”.
Sono poi potuti intervenire i relatori, Munafò (Fondo Vittime Amianto), che ha dato una panoramica completa sulla storia dell’amianto, su come si produce, dove (dall’Italia al Mondo), cosa provoca, e quali sono state le lotte per la salute a partire degli ‘60-‘70. “La rivoluzione sindacale che poi ha portato alla messa al bando della produzione dell’amianto - ha spiegato Munafò - non ci mette al sicuro. Perché non si è dato obbligo assoluto di rimuovere quello che già c’era in giro”. In molti paesi, infatti, si utilizzano modi di produzioni simili a quelli che si usavano un tempo anche in Italia. e le protezioni sono scarse per i lavoratori. E questo rappresenta, chiaramente, un pericolo. Infine, il presidente del Fondo vittime Amianto si è augurato che l’incontro di oggi possa dare inizio “a un confronto europeo sul tema”. Questo infatti è “un punto di inizio importante per diffondere informazione, che è il problema numero uno per i lavoratori. Passi avanti se ne sono fatti nei primi 2 anni dalla costituzione di questo Fondo, ma bisogna ampliare ancora molto le tutele e parlarne a livello europeo”, ha aggiunto. La situazione è infatti “ancora gravissima, e, in epoca della globalizzazione, l’Italia, e non solo, non può permettersi il lusso di lasciare che tanti paesi (India, Cina, Brasile) producano ancora livelli altissimi di questo elemento, perché poi ritorna e si irradia nel mondo”.
È poi potuto intervenire anche l’Avvocato Massimo Aliotta, presidente dell’Associazione nazionale svizzera delle vittime dell’amianto, che ha spiegato come con la sua associazione stia portando avanti battaglie legali non solo in Svizzera, ma nel mondo: “siamo arrivati alla Corte Strasburgo - ha informato -, e abbiamo vinto una causa in cui il Tribunale Ue ha sentenziato che non ci può essere una prescrizione per il danno alla salute”. Questa è, a suo parere, “una sentenza importante”. Ma soprattutto Aliotta ha voluto sottolineare che il suo Fondo “è aperto anche agli italiani che hanno lavorato e lavorano in Svizzera”. E infatti vuole “farlo conoscere, perché le vittime possono farsi sentire e far valere i propri diritti, anche se al momento non sono ancora arrivate richieste”.
È infatti questo il punto dell’incontro odierno: la medicina ha comprovato la pericolosità dell’amianto, ed esistono diritti (diffusamente riconosciuti nei diversi Paesi) per i lavoratori che sono stati e sono ancora esposti a questo grosso pericolo. E bisogna informare tutti questi lavoratori, compresi i milioni di italiani nel mondo, su questo, e cercare di lavorare per “un mondo libero dall’amianto”. (luc.matt.\aise) 

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