VENTI DI COOPERAZIONE

VENTI DI COOPERAZIONE

ROMA – focus/ aise – Si è svolta dal 23 al 26 dicembre la Missione di Natale 2019 della Onlus "We Are", presso il confine turco siriano, nella cittadina di Kilis.
L’associazione è nata a Bologna e opera sul territorio siriano. La Onlus sostiene una casa-famiglia che ospita vedove siriane ed i loro figli a Kilis, cittadina sul confine dove risiedono migliaia di profughi in fuga dalla guerra. La missione di questo Natale ha dato vita ad un laboratorio di aiuto psicologico per le vittime del conflitto, la consegna di capi di abbigliamento, giocattoli per bambini ospiti della comunità e una visita presso i laboratori di cucito creati in collaborazione con la Fondazione Fatih Sultan Demegi diretta dal siriano Abdulgani Alchawakh. Hanno partecipato alla missione il presidente di We Are Enrico Vandini, il vice presidente Lorella Morandi, il fisioterapista Firas Mourad, le volontarie Carolina Lucchese e Alice Bandini.
In particolare, la struttura ha sempre prestato attenzione ai bambini e alla loro educazione. We Are raccoglie aiuti finanziari e materiali, al fine di organizzare e inviare container ai campi profughi, dove gli stessi volontari hanno potuto osservare di persona la mancanza di beni primari ed essenziali per una vita dignitosa ma quest'anno si è deciso di lanciare un importante progetto: la creazione di un laboratorio psicosociale per comprendere, monitorare e descrivere i traumi causati dal conflitto e dalla morte sui giovani e i bambini ospiti della struttura al confine turco siriano.
Attualmente nella cittadina turca di Kilis vivono 93.000 cittadini siriani profughi; questo numero appare enorme se paragonato al numero dei cittadini turchi che sono 127.000. Per la maggior parte si tratta di donne vedove e bambini di ogni età e a loro è dedicato il progetto di sostegno psicologico. Con l’aiuto del Dottor Kannas e con la supervisione di Abducgali Alchawach, direttore della comunità di Kilis, si sta dando vita un ambulatorio psicologico presidiato da due medici specializzati in psicologia che avranno il compito di trattare circa 360 pazienti all'anno. Il progetto avrà una durata di 24 mesi.
La durata di ogni seduta sarà di 30 minuti e l’età dei bambini coinvolti andrà dai 5 ai 18 anni, mentre per le donne andrà dai 18 ai 60. Inoltre, durante la missione di Natale 2019 si è inaugurata una palestra e una ludoteca, grazie ad un finanziamento del Rotary di Bologna, presso i locali gestiti dalla Fondazione Fatih Sultan Demegi.
In questi primi giorni del 2020 la capitale indonesiana, Jakarta, è stata colpita da un'alluvione che ha sommerso vaste aree della città e delle zone vicine: i media locali stimano oltre 10mila evacuati e 21 morti. La Comunità di Sant’Egidio, insieme ai Giovani per la Pace e i volontari del pranzo di Natale ha rivolto un appello a raccogliere aiuti e, nonostante le difficoltà di trasporti, sta cercando di portare generi di prima necessità nelle zone più colpite.
Uno dei primi interventi – spiega la Comunità – è in un istituto di anziani, dove si era recentemente tenuto il pranzo di Natale: la Comunità sta assicurando pasti caldi e acqua potabile. I giovani volontari hanno attraversato l’acqua alta per raggiungere l’ingresso della struttura, in gran parte inagibile. Non è ancora possibile riattivare l'elettricità, la cucina non è adoperabile e gli anziani dormono nella cappella dell’istituto, prima di poter ripristinare le stanze colpite dall’alluvione.
Nei prossimi giorni la Comunità continuerà a portare aiuti, tra cui cibo e altri beni di prima necessità anche in altre zone della città.
L’Università dell’Insubria, infine, collabora nuovamente con la missione archeologica italiana che sta scavando i resti dell’antica città di Adulis, considerata la Pompei africana, in Eritrea.
La missione continua grazie alla convenzione firmata nel 2018 tra il Centro di ricerca in Osteoarcheologia e paleopatologia dell’ateneo, diretto da Ilaria Gorini e coordinato da Marta Licata, e il Cerdo, Centro ricerche deserto orientale, fondato dai fratelli Castiglioni. Gli scavi sono diretti da Serena Massa dell’Università Cattolica di Milano.
L’Insubria partecipa con Omar Larentis, dottorando nel corso in Medicina sperimentale e Medical humanities che torna ad Adulis, per la seconda volta, da oggi, 10 gennaio, al 15 febbraio in qualità di antropologo fisico. Il suo compito è di analizzare i resti scheletrici, determinando il sesso e stimando l’età degli individui, e di studiare le pratiche di trattamento del corpo nei costumi funerari del luogo.
Adulis era un ricchissimo porto del regno di Axum e nel VII secolo d.C. fu distrutta da un’alluvione che la coprì di una spessa coltre di fango. Solo a fine ‘800 che una spedizione del British Museum riportò alla luce una grande basilica cristiana. Nel ‘900 ci furono gli scavi dell’archeologo Roberto Paribeni. E poi il sito fu di nuovo abbandonato e coperto dalla sabbia, fino all’intervento dei fratelli Castiglioni. La loro ipotesi è che l’area dove sorge Adulis possa essere collegata con la Terra di Punt, citata nella Bibbia come la regione abitata dai discendenti di Cam, figlio di Noè. Finora è emerso solo l’1% di una città che copre circa 40 ettari e sono state trovate tre basiliche paleocristiane, testimonianza interessante perché Adulis era al di fuori dei confini dell’Impero romano.
La missione italiana è sostenuta dal Cerdo, dal Ministero degli Esteri italiano e da un gruppo privato. Le autorità eritree forniscono logistica e manodopera locale. Il personale scientifico e le attrezzature tecniche sono a cura di: Politecnico di Milano, Università Cattolica, Università Orientale di Napoli, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e dall’Università dell’Insubria. (focus\ aise) 

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