A ROMA L’INTIMITÀ DEGLI ACQUERELLI DI TURNER

A ROMA L’INTIMITÀ DEGLI ACQUERELLI DI TURNER

Joseph Mallord William Turner, Venezia, guardando attraverso la Laguna al tramonto, 1840, Acquerello su carta, Tate Ref. D32162 | Courtesy of Chiostro del Bramante

ROMA\ aise\ - Per la prima volta in mostra a Roma una raccolta di opere esclusive dell’artista inglese Joseph Mallord William Turner, uno dei massimi esponenti della pittura inglese, esposte sino al 26 agosto al Chiostro del Bramante. È stata inaugurata il 21 marzo la mostra "Turner. Opere della Tate" dedicata al celebre e rinomato maestro dell’acquerello che con la sua pittura ha influenzato più di una generazione di artisti, quali Claude Monet, Caspar David Friedrich, Vincent Van Gogh, Edgar Degas, Paul Klee, Franz Marc, Wassily Kandinsky, Gustav Klimt, Mark Rothko, James Turrell e Olafur Eliasson.
Più di 90 opere d’arte, tra schizzi, studi, acquerelli, disegni e una selezione di olii mai giunti insieme in Italia caratterizzano il percorso espositivo della grande mostra, che presenta una collezione unica, espressione del lato intimo e riservato di J.M.W. Turner (23 aprile 1775 – 19 dicembre 1851), donata interamente all’Inghilterra e conservate presso la Tate Britain di Londra, che con questa mostra segna l’inizio di una importante collaborazione con il Chiostro del Bramante.
Conosciute oggi come "Turner Bequest", molte delle opere esposte provengono dallo studio personale dell’artista e sono state realizzate nel corso degli anni per il suo "proprio diletto" secondo la bella espressione del critico John Ruskin. Un piacere estetico e visivo che conserva ricordi di viaggi, emozioni e frammenti di paesaggi visti durante i suoi soggiorni all’estero. Era infatti abitudine dell’artista lavorare sei mesi all’aria aperta durante la bella stagione e solo in inverno chiudersi nel suo studio per riportare su tela i ricordi di ciò che aveva visto dal vivo.
Natura e romanticismo si fondono nella raffigurazione perfetta del sublime e nella contemplazione di una forza inarrestabile, quasi misteriosa, che andava rievocata per rispondere al bisogno dell’artista di ricercare un linguaggio in constante evoluzione che anticipasse i tempi e le mode artistiche. Ed è proprio nella capitale inglese, città con più aspettative, grazie a mostre d’arte, spettacoli teatrali e iniziative nel campo delle scienze e della letteratura, che Turner produce immagini emotivamente intense che divengono il mezzo attraverso il quale l’uomo si sente finalmente libero di sognare.
La mostra è curata da David Blayney Brown, manton curator of British Art 1790–1850, è un’occasione unica per ammirare alcuni tra i lavori più importanti dell’intero percorso artistico del celebre pittore inglese, assente da oltre 50 anni dalle programmazioni dei musei romani e da 12 anni dai musei italiani. Una collezione unica composta da 92 opere, selezionate dal vastissimo lascito che comprende circa 30.000 lavori cartacei, 300 olii e 280 album da disegno, il "Turner Bequest", donato alla Gran Bretagna cinque anni dopo la morte dell’artista nel 1851 e conservato per la maggior parte presso la Tate.
Un piacere estetico e visivo in cui i ricordi di viaggi, le emozioni e i frammenti di paesaggi visti durante i suoi lunghi soggiorni all’estero, sono il mezzo per raccontare l’evoluzione del linguaggio stilistico di Turner e la sua incessante ricerca poetica, volta a sperimentare le potenzialità espressive della luce e del colore. La mostra permette quindi di esaminare l’intera produzione artistica di Turner e rivela come, da disegnatore di soggetti topografici e architettonici, abbia sviluppato man mano uno stile estremamente personale, includendo nelle sue opere una straordinaria gamma di nuovi elementi iconografici e stilistici basandosi su una raffinata predilezione per la luce, il colore e gli effetti atmosferici.
Divisa in sei sezioni, la mostra al Chiostro del Bramante invita il visitatore a scoprire cronologicamente l’evoluzione del linguaggio artistico del più grande pittore romantico e pone l’accento sull’importanza che gli acquerelli ebbero per la definizione dello stile di Turner, dimostrando come le sue ricerche espressive abbiano di fatto precorso l’arte degli impressionisti.
Il carattere intimo e personale delle opere esposte in mostra è anche l’occasione per indagare l’uomo oltre che l’artista e per comprendere i radicali sviluppi dello stile di Turner che, di fatto, anticiparono le tendenze stilistiche della fine del XIX secolo. Dalla sua predilezione per le città marinare al suo interesse per la riproduzione di paesaggi atmosferici inglesi o alpini, fino allo studio dettagliato degli interni domestici o dei rilievi architettonici. Memore dei suoi numerosi viaggi, molti dei quali in Italia, e animato da un forte spirito innovativo, l’artista si dedicò incessantemente a sperimentare, soprattutto negli acquerelli, una libertà compositiva e stilistica e un uso dei colori innovativo e sorprendente, che portarono i suoi contemporanei a pensare che Turner “fosse solito di dipingere con gli occhi, con il naso oltre che con le mani”.
Completa il progetto un’installazione immersiva ideata da Fabien Iliou, videoartista francese, che ispirandosi al lavoro di Turner ha creato un video mapping a 360° attraverso cui il visitatore viene trasportato all’interno del mondo dell’artista e nelle atmosfere dell’Inghilterra di quegli anni. L’innovazione tecnologica per raccontare l’opera di Turner, che ha sempre sperimentato con luce e colore, tanto da anticipare ed essere punto di riferimento per la storia dell’arte contemporanea; un video in movimento, con una musica originale creata dal sound designer e produttore musicale Paky Di Maio. La mostra del Chiostro del Bramante è un viaggio di approfondimento storico-artistico sull’influenza di Turner e, grazie a questo progetto, diviene un’esperienza dei sensi.
Un percorso dedicato specificatamente al pubblico, che, come in occasione delle mostre precedenti, sottolinea la vocazione sperimentale e l’attenzione del Chiostro del Bramante per il coinvolgimento del visitatore.
Talento precocissimo, Joseph Mallord William Turner nacque a Londra nel 1775 e fu molto presto incoraggiato a seguire la carriera di pittore dal padre, che dal 1789, nonostante le difficili condizioni economiche, gli fece frequentare la prestigiosa Royal Academy, dove verrà nominato professore di prospettiva nel 1807.
J.M.W. Turner affiancò agli studi accademici la collaborazione con alcuni architetti e la visione diretta dei paesaggi dipingendo en plein air. Incisore e acquerellista in primis, Turner si dedicò ben presto alla pittura a olio.
La sua insopprimibile spinta verso il viaggio, alla continua ricerca di luoghi che potesse rappresentare su carta, lo portò a essere un paesaggista fedele alla tradizione topografica, in particolar modo della campagna inglese, tecnica che abbandonò ben presto per cedere il passo a una visione più lirica e libera che trascendesse il mero realismo. Sin dai primi viaggi, Turner comprese l’importanza di dipingere en plein air, così a partire dalla metà del 1790 prese l’abitudine di viaggiare in estate portando sempre con sé album da disegno e di lavorare in studio d’inverno completando i disegni realizzati nei mesi precedenti.
Per un po’ di tempo lavorò per il dottor Monro, collezionista e protettore di giovani artisti, periodo in cui copiò gli schizzi del noto paesaggista J.R. Cozens. Turner, inoltre, cominciò a seguire le estetiche del sublime e del pittoresco, alle quali aggiunse la sua incondizionata ammirazione per Nicolas Poussin e soprattutto per Claude Lorrain. Tuttavia, pur non dimenticando la lezione dei maestri del passato, Turner elaborò una personalissima maniera di dipingere, approfondendo sempre più gli effetti atmosferici e luministici. Attratto particolarmente dalla “Teoria dei Colori” di Johann Wolfgang von Goethe e dalle ricerche di Isaac Newton, Turner si concentrò sulla componente emozionale del colore elaborando un proprio diagramma, che gli fu utile durante le sue lezioni di prospettiva per mostrare agli studenti come usare il colore per creare l’illusione di profondità in pittura.
Particolare e profondo fu il suo rapporto con l’Italia che visitò per la prima volta brevemente nel 1802 per poi tornare nel 1819 soggiornando a Venezia, Roma e Napoli, città che gli diedero la piena percezione dell’intensa luminosità dei paesaggi italiani ed esperienza determinante per l’evoluzione del suo stile. Mirabili sono le sue vedute lagunari, attribuite alla piena maturità, tra le più famose di tutto il corpus di opere dell’artista. In questo periodo la tematica cromatica- luministica è il nodo centrale su cui verte la poetica di Turner, che si interesserà per tutto il resto della sua vita alla ricerca di soggetti e atmosfere da raffigurare come specchio del suo universo interiore. In uno spazio-luce libero da ogni tradizionale impianto prospettico, le forme perdono consistenza e i colori puri diventano con la luce, i protagonisti assoluti delle sue opere.
Turner seppe sfruttare, come mai nessuno prima di lui, la trasparenza e la luce tipici di questo genere di pittura, riuscendo a evocare effetti inarrivabili anche dai posteri. Dipingendo en plein air, il pittore riusciva a cogliere l’istante eloquente: un punto di luce, una folata, un tempo irripetibile che si prospettava come rivelatore dell’arcano.
Considerato straordinario sin dalla sua epoca, J.M.W. Turner, oltre ad aver anticipato tendenze estetiche come l’Impressionismo - è noto il debito che Claude Monet ebbe nei confronti di Turner di cui vide gli acquerelli conservati nel suo studio ed esposti temporaneamente presso la National Gallery in occasione di un suo viaggio a Londra nel 1871 - ha profondamente influenzato artisti contemporanei come Mark Rothko e Olafur Eliasson e continua ancora oggi a stupire chiunque guardi le sue opere. (aise) 

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