IL “TURISMO DELLE RADICI” ALLA FARNESINA

IL “TURISMO DELLE RADICI” ALLA FARNESINA

ROMA\ aise\ - È stata presentata questa mattina presso la sala Aldo Moro della Farnesina l’iniziativa per la promozione del “turismo di ritorno”, quel genere di turismo, già sviluppato nei paesi anglosassoni, che punta ad attirare in Italia gli italiani all’estero e gli italo-discendenti.
L’evento, promosso dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero, insieme alla Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, nonché a Asmef e Raiz Italiana, si configura come un’iniziativa innovativa, che punta a mettere in evidenza ogni eccellenza del nostro Paese: Cultura, enogastronomia, storia, arte, natura, sport, e che – soprattutto – strizza l’occhio non a una nicchia ristretta, ma a decine di milioni di potenziali turisti.
Attraverso il “turismo delle radici” ci si propone di rafforzare i legami con l’Italia, contribuire alla crescita sostenibile delle realtà regionali, mobilitare risorse per la preservazione del patrimonio immobiliare, storico e culturale del nostro Paese in linea con l’azione promozionale svolta dalla Farnesina “vivere all’italiana”.
A moderare il convegno, il direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina, Luigi Maria Vignali, che in apertura ha detto “Il turismo delle radici rappresenta una straordinaria opportunità per aprire l’Italia a nuovi flussi di visitatori e per valorizzare luoghi e borghi italiani non ancora coinvolti dal turismo di massa. Connazionali e italo-discendenti sono del resto i primi consumatori dei prodotti locali, realizzati da artigiani e i cui ricavi vengono interamente riassorbiti dallo sviluppo dell'economia locale”.
Parlando di economia locale e di luoghi al di fuori dei consueti flussi turistici, ha preso la parola Giovanni Lolli, vice presidente della Regione Abruzzo, che, sottolineando il coinvolgimento in questo progetto delle Regioni, si è soffermato in particolar modo sull’importanza della zona centrale dell’Italia, quella appenninica, che sta vivendo negli ultimi anni un drammatico fenomeno di spopolamento, ma che – in quest’ottica di promozione del “turismo delle radici” – rappresenta uno dei punti di maggiore forza: “I turisti di ritorno, per queste zone, rappresentano una grande risorsa. Molti di loro potrebbero essere interessati a riacquistare la casa dei nonni, a investire sul proprio paese d’origine per non lasciarlo scomparire. È un’occasione importante per mantenere vive le comunità del centro Italia messe a rischio”.
E', poi, intervenuto  Giovanni Bastianelli, direttore esecutivo dell’Enit, il quale ha parlato dei dati in crescita per quanto riguarda il turismo di ritorno, dividendolo in due grandi categorie: il mercato interno, caratterizzato da italo-belgi, italo-tedeschi, o comunque europei che visitano spesso il nostro Paese, e mercato esterno o di lungo raggio, costituito dagli italo-discendenti del Sud America, del Canada, dell’Australia, che spesso hanno un reddito più alto, ma – per ovvie ragioni di distanza – vengono meno.
È stata, quindi,  la volta di Salvo Iavarone, presidente dell'Asmef (Associazione Mezzogiorno Futuro), che – sulla falsariga di Lolli – ha parlato della necessità di rivalutare il potenziale inespresso delle regioni centro-meridionali, concentrando l’azione di sponsorizzazione soprattutto verso i borghi più caratteristici.
A seguire il direttore generale per la Promozione del Sistema Paese, Vincenzo De Luca, che ha ricordato che “Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha avviato una strategia di promozione integrata, denominata “Vivere all’Italiana”, che riunisce tutte le migliori qualità espresse dal tessuto culturale, economico e sociale dei nostri territori e che vede la rete diplomatico-consolare e degli Istituti di Cultura divenire il perno dell’azione di promozione all’estero dell’immagine e dell’eccellenza italiana.”
In conclusione, dopo un veloce intervento di Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde, che ha parlato della prossima campagna per far diventare l’Opera Lirica italiana patrimonio dell’Unesco, la parola è passata nuovamente a Vignali, che, tra l'altro, ha ricordato come l’Italia centrale, quella parte,cioè, ai margini dell’attuale offerta turistica, “Non deve restare una quinta teatrale", ma,  trattandosi di "una leva fortissima per il Paese" deve essere  "valorizzata come merita”. (gianluca zanella\ aise) 

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