DOPO 50 ANNI, PICAI A RISCHIO CHIUSURA – DI VITTORIO GIORDANO

 DOPO 50 ANNI, PICAI A RISCHIO CHIUSURA – di Vittorio Giordano

MONTRÉAL\ aise\ - ““I corsi di italiano sono sospesi. La ripresa delle lezioni verrà comunicata per email e via radio. Il PICAI si scusa per l’inconveniente. En raison du manque de subvention du gouvernement italien, les cours de langue italienne du PICAI sont suspendus”. Questo l’allarmante avviso che sabato mattina campeggiava in tutte le 12 scuole del Picai, lo storico ente gestore di Montréal che, creato nell’ottobre del 1969 e guidato da Erminio Piccolino dal novembre del 2015, per decenni ha trasmesso la lingua e cultura italiana a intere generazioni di ‘italo-discendenti’. È vero che, nel recente passato, i rapporti con l’Amministrazione pubblica non sono stati idilliaci (i fondi sono stati negati al Picai per 3 anni consecutivi, dal 2014 al 2016), ma è anche vero che nel 2017 i finanziamenti sono ripartiti, con la Farnesina che 2 anni fa ha accordato al Picai 70 mila euro (sui 220 mila richiesti)”. Così scrive Vittorio Giordano sul “Cittadino canadese”, settimanale di Montreal di cui è caporedattore, che dedica un’intera pagina al caso-Picai.
“Una svolta che avevamo interpretato come un nuovo inizio per un rinnovato rapporto con il governo italiano, destinato a migliorare e a consolidarsi nel tempo.
Si sta materializzando, invece, lo scenario peggiore: dopo 50 anni, lo storico Ente gestore di Montréal rischia seriamente di scomparire. In questa malaugurata ipotesi, verrebbe a cadere un e l e m e n t o essenziale dell’identità culturale della comunità italiana in Québec. Un colpo basso inconcepibile per una città dove si parla più italiano che nel resto del Canada e del Nord America. Sta di fatto che oggi, più che mai, il Picai è a un passo dal baratro.
L’8 gennaio la sospensione dei corsi è stata comunicata ufficialmente al Consolato di Montréal. E questo perché la sovvenzione del Ministero degli Esteri per il 2018, stanziata lo scorso 22 marzo (con decreto n. 3615/3014 del MAECI Uff.V) e pari a 94.175 Euro, non è stata ancora erogata. E senza questi fondi, il Picai non ha la liquidità per continuare a fornire i corsi di italiano.
Corsi che sono iniziati lo scorso settembre e che si sarebbero dovuti concludere il prossimo aprile (23 sabati in tutto). E che i genitori hanno già pagato, iscrivendo i primi figli, per un totale di quasi 200 mila $ (la quota ammonta a 220 $).
Il pomo della discordia è il bilancio consultivo 2017 che, dopo un fitto scambio di email tra Consolato e Picai, ha subìto diversi aggiustamenti che, però, non hanno soddisfatto il Ministero degli Esteri, rispetto alle istanze previste dalla circolare n.13/2003, che disciplina il rapporto amministrativo e contabile tra enti gestori ed Amministrazione centrale. Come accennato, già in passato (dal 2014 al 2016) il Picai non aveva usufruito del contributo ministeriale: in questo caso per una riserva di fondi iscritta nel patrimonio dell’ente.
Una riserva che, secondo il Ministero, era di ostacolo ad ulteriori finanziamenti, che per questo motivo erano stati sospesi (“Eventuali avanzi di cassa relativi ad un esercizio finanziario ne impongono il recupero”, recita la famosa circolare 13/2003). Eppure, proprio in virtù di quella riserva (quasi 1 milione di dollari di fondi accantonati), per 3 anni consecutivi il PICAI ha potuto continuare ad erogare i corsi a beneficio di circa un migliaio di alunni. Riserva che nel frattempo, però, si è completamente esaurita e che, quindi, non può più fungere da àncora di salvataggio.
Non solo. Il PICAI, oggi, è addirittura in rosso, a causa di un forte disavanzo di cassa che ammonta a diverse decine di migliaia di dollari. Debiti che il PICAI ha maturato soprattutto per gli affitti delle aule, da settembre a dicembre 2018 (mentre gli affitti dei mesi precedenti e gli stipendi degli insegnanti fino a dicembre sono stati coperti dai 200 mila $ incassati dalle quote di iscrizione 2018/2019).
Senza considerare le spese amministrative e di gestione della sede centrale al 6865 Av. Christophe-Colomb. Il Picai, naturalmente, confida ancora di poter ricevere il contributo ministeriale per sbloccare l’impasse. In questo caso riprenderebbero i corsi, oppure verrebbero rimborsati i genitori. Al momento, però, il PICAI, che è un ente senza scopo di lucro, rischia addirittura di scomparire dal Registro delle Compagnie del Québec. Una decisione, quest’ultima, che spetterà all’assemblea generale convocata d’urgenza per l’8 febbraio. Una cosa è certa: sic stantibus rebus, sarà il Ministero degli Esteri a staccare la spina, o a rilanciare l’Italiano a Montréal.
IL CONSOLE SOLINAS: “CI SONO CRITICITÀ”
Raggiunto al telefono, il Console d’Italia a Montréal, Lorenzo Solinas, che guida la diplomazia italiana in Québec in attesa della “designata” Silvia Costantini, ammette le criticità, ma non esclude un esito positivo della vicenda.
“Stiamo affrontando la questione col Ministero degli Esteri per cercare di risolverla, tenendo però in considerazione che il Picai non è un ente pubblico italiano e che l’ottenimento dei contributi governativi è subordinato ad un’analisi dei bilanci. Se ci sono delle particolari criticità, purtroppo questi contributi non possono essere erogati, anche se sono già stati stanziati”. “Non mi posso impegnare nel dire che i fondi saranno sbloccati, ma è quello che stiamo cercando di fare, anche perché il PICAI è un ente storico”. “Ci saranno sicuramente degli sviluppi: il Consolato ci sta lavorando, tenendo conto che non c’è nemmeno un ‘no’ definitivo da parte del Ministero””. (aise) 

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