30 APRILE 1945: IL SUICIDIO DI HITLER - DI EDOARDO TERZI

30 APRILE 1945: IL SUICIDIO DI HITLER - di Edoardo Terzi

Resti del bunker di Hitler © Bundesarkiv-B-183-V04744-©-CC-BY-SA-3.0

BERLINO\ aise\ - “Il 30 aprile del 1945 si concluse ufficialmente una storia per così dire iniziata 12 anni prima, nel 1933. È in questa data, infatti, che si suole ricordare ufficialmente la morte per suicidio di Adolf Hitler e della sua compagna (sposata solo il giorno prima) Eva Braun. Hitler aveva preso appunto ufficialmente il potere il 30 gennaio del 1933, allorquando il Presidente Paul von Hindenburg lo nominò Cancelliere, pensando forse di poterlo controllare”. Così scrive Edoardo Terzi su “Il Deutsch-Italia”, quotidiano online diretto a Berlino da Alessandro Brogani.
“All’inizio del 1945 la Germania nazista era al tracollo: messa sotto assedio dagli americani a Sud (avevano conquistato la Lorena e si dirigevano verso i Länder della Renania-Palatinato, del Baden-Württemberg, dirigendosi verso il Reno), dagli anglo-canadesi a Ovest nella Ruhr, dopo aver attraversato il Reno e dai sovietici ad Est che, dopo aver conquistato la Polonia, avevano varcato il fiume Oder e si dirigevano alla volta della capitale Berlino. La corsa era tra questi ultimi e gli Alleati: chi per primo fosse riuscito ad arrivare nel cuore politico della Germania nazista avrebbe di sicuro messo a segno un colpo politico non indifferente. I russi, dal canto loro, erano spinti anche da oltre 20milioni di morti da vendicare, e tra il 19 e il 20 aprile avevano sconfitto la resistenza dei tedeschi sulle alture di Seelow (dove le perdite tedesche, nonostante la palese inferiorità numerica e di mezzi furono di 12mila soldati, mentre quelle sovietiche si aggirarono, compresi i feriti, sui 20mila).
L’offensiva sovietica fu imponente: 2,5milioni di uomini, 6.250 carri armati, 7.500 aerei, 41.600 pezzi di artiglieria e mortai, 3.255 lanciarazzi multipli Katjusa montati su camion (soprannominati Organi di Stalin), e 95.383 veicoli a motore. L’assedio di Berlino si concluse con una “gara” tra il generale Georgij Konstantinovic Žukov e il generale Ivan Stepanovic Konev (che avanzava da Sud), messi in antagonismo tra di loro dallo stesso Stalin. Questa rivalità portò i suoi frutti, anche se a costo di gravissime perdite, e nella serata del 21 aprile i carri armati dell’Armata Rossa raggiunsero la periferia di Berlino.
Fu così che nel pomeriggio del 22 aprile Hitler, dopo aver incolpato i suoi comandanti di incompetenza (in particolare l’operato di Felix Steiner, generale delle SS in forza alla Armeeabteilung Steiner che si occupava della difesa di Berlino), iniziò a prendere informazioni su quale fosse il metodo più efficace per togliersi la vita. Il suo medico personale, Werner Haase, suggerì di usare tanto il veleno che un colpo d’arma da fuoco. Il 27 aprile Berlino venne tagliata fuori dalle comunicazioni con il resto della Germania e con le unità di difesa. Il giorno seguente si diffuse la notizia che Heinrich Himmler aveva offerto la propria resa e quella della sua nazione agli Alleati, ed Hitler ne ordinò l’arresto immediato.
Intanto l’Armata Rossa era arrivata nei pressi di Potsdamer Platz, a due passi dalla Cancelleria del Reich e dal bunker dove si era rifugiato il Führer.
Alle prime luci del 29 aprile Hitler sposò Eva Braun e, dopo un piccolo pranzo di nozze, dettò testamento alla sua segretaria, Traudl Junge. Il 30 aprile, dopo aver appreso la notizia dal generale Wilhelm Keitel che le truppe che dovevano soccorrere Berlino erano state circondate, pranzò con due segretari e il suo cuoco personale, dopodiché assieme alla neo-consorte, si commiatò dai membri dello staff del Führerbunker, da diversi ufficiali militari, nonché dal segretario e capo della Cancelleria Martin Bormann, oltre che dal ministro della Propaganda Joseph Goebbels e la sua famiglia.
Alle 14 e 30 i due si ritirarono nello studio personale di Hitler e dopo circa un’ora si udì un colpo d’arma da fuoco. Bormann e il cameriere personale del Führer entrarono nella stanza e li trovarono (così riportarono i racconti dell’epoca) entrambi senza vita. Lui dopo aver ingerito il cianuro si sarebbe sparato alla tempia, cadendo riverso sul vicino tavolo, mentre lei avrebbe soltanto ingerito il veleno. Si dice che i corpi fossero stati portati all’aperto, attraverso l’uscita d’emergenza del bunker, e che poi gli fosse stato dato fuoco. I corpi arsero fin verso le 18 e 30, poi furono inumati in una buca causata da una bomba.
Il 2 maggio i sovietici conquistarono la Cancelleria e lo SMERŠ, il controspionaggio sovietico, scoperti i resti li avrebbe trasportati nella città di Magdeburgo, in Sassonia-Anhalt, seppellendoli lì il 21 febbraio del 1946. Il 4 aprile del 1970, una squadra del KGB, allora diretto da Jurij Vladimirovic Andropov, ebbe l’incarico di riesumarli distruggendoli definitivamente. Nel corso degli anni molte sono state le ipotesi sulla reale fine di Hitler e della sua compagna: alcuni lo hanno voluto rifugiato in Sud America, sotto la protezione dei servizi segreti americani. Come che sia, a distanza di 74 anni da quel 30 aprile, oggi sarebbero comunque morti entrambi. Nel 1945, infatti, Hitler aveva 56 anni e Eva Braun 33”. (aise) 

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