ABM: SU BELLUNORADICI.NET LA STORIA DI MICHELE BURIGO

ABM: SU BELLUNORADICI.NET LA STORIA DI MICHELE BURIGO

BELLUNO\ aise\ - Sono oltre mille i membri di Bellunoradici.net, il socialnetwork dell’Associazione Bellunesi nel Mondo. Questa è la storia di Michele: “Mi chiamo Michele Burigo ho 37 anni e sono nata a Criciuma, nello Stato di Santa Catarina, Brasile. Mi trovo a New York dal 2007. All'età di 23 anni mi sono laureata nel mio Paese in Giurisprudenza”.
D Qual è il tuo legame con Belluno?
R Il mio legame con la provincia di Belluno risale alla fine dell’Ottocento. Il mio bisnonno paterno, Giuseppe Burigo, nacque a Soverzene nel 1879, per poi emigrare, l'anno successivo, con i genitori Ferdinando Burigo e Teresa Savi in Brasile, partendo dal porto di Genova. Prima di portare la famiglia in Brasile Ferdinando andò in terra brasiliana da solo, otto giorni dopo il suo matrimonio. Poco dopo l’arrivo a Urussanga (Brasile) rientrò a Soverzene con lo scopo di vendere tutti i beni e organizzare il viaggio definitivo della sua famiglia inclusi i genitori, la moglie, il figlio, due sorelle e altri due parenti. Si stabilì a Cocal do Sul (all’epoca appartenente al comune di Urussanga) ed ebbe altri undici figli. Rimasto vedovo nel 1911 rientrò in Italia, si risposò e morì a Castion di Belluno nel 1929.
D Hai mai visitato la terra dei tuoi avi?
R Sì, sono stata a Soverzene due volte: la prima a giugno del 2012 e la seconda a gennaio del 2014. Benché siano state soste cortissime mi ricordo l’emozione che mi colpì, durante entrambe le visite, a pensare alle difficoltà del mio bisnonno nell'organizzare il viaggio di una famiglia intera in un altro continente ai loro tempi. Attualmente facciamo pratiche d’immigrazione allo studio legale dove lavoro, nel cuore di Manhattan. Comunque gli immigrati di oggi sono ben diversi da allora, nel senso che non perdono il contatto con il loro Paese di origine, visto che c’è la tecnologia che gli sta accanto. I nostri invece hanno dovuto lasciare tutto alle spalle e staccarsi a fatica dal loro posto perché purtroppo non avevano altra scelta.
D Perché ti trovi a New York?
R Sono capitata a New York puramente per caso. Nel 2007 sono venuta per fare una visita ai miei, che qui vivevano da diverso tempo. Ho fissato un appuntamento per mio padre con un avvocato (che è attualmente il mio capo) per trattare di alcuni affari personali. L’ho accompagnato all’appuntamento e mentre si discutevano delle questioni legali è venuto fuori che avevo una laurea in giurisprudenza e che avevo conoscenza dell’inglese, quindi mi è stato offerto il posto di lavoro senza che io avessi fatto nessuna domanda. Ero in America in visita, non avevo intenzione di restare qui. Comunque così è andata a finire senza che io l’avessi programmato.
D Un giorno ti piacerebbe vivere un'esperienza lavorativa in Italia e, nel nostro caso, a Belluno?
R Sì, assolutamente. Poter vivere in Italia sarebbe una cosa proprio bella da immaginare in un domani. Tutte le volte che vengo in Italia mi sento proprio a mio agio con la gente, i posti, la cultura. L’idea che un giorno tutto questo possa diventare realtà mi entusiasma parecchio.
D In che modo ti sei arricchita con la cultura italiana trasmessa dai tuoi avi?
R Da piccola mi è stata trasmessa una grande eredità culturale attraverso il cibo, i ritrovi famigliari, mentre si cantava insieme delle canzoni montanare italiane e così via. Però la lingua era stata persa lungo le varie generazioni. Il dialetto veneto non mi è stato insegnato per un motivo molto semplice: non è stato insegnato neanche ai miei e così la lingua parlata in casa era il portoghese. I migranti che approdano in un nuovo Paese vivono uno stordimento che non è solamente un disorientamento geografico, ma linguistico. Molti genitori di prima generazione, non parlando la lingua dominante del nuovo Paese, riconoscono ai figli il ruolo di padroni della lingua perché saranno quest’ultimi a garantirgli la sopravvivenza. Il fatto che io faccia parte ormai della terza generazione nata all’estero inevitabilmente mi ha portato un certo allontanamento dall’eredità culturale, che mi sarebbe potuta essere trasmessa dagli avi italiani. Nel mio caso ho messo io tanto impegno per riuscire a ricollegarmi con la "terra madre" e ne sono fiera. Attualmente nel mio paese di origine brasiliana c’è una tendenza a riprendersi i legami con l’Italia attraverso corsi di italiano rivolti ai bambini, agli adulti e con eventi tipici culturali. Tutto questo mi rende immensamente felice e se non fosse per il fatto che sono all’estero certamente cercherei di dare il mio piccolo contributo alla promozione della cultura italiana ai miei compaesani ripassando tante cose che ho imparato lungo gli anni. Mi emoziona sapere che tra i nostri ci sia questo interesse, questo bisogno di ricollegarsi alle proprie origini.
D In che modo ti senti italiana/bellunese?
R All’età di dodici anni sono stata io a voler riscoprire le mie origini bellunesi, e la prima cosa che ho fatto è stato imparare la lingua. Per una questione pratica ho optato per l’italiano, visto che attualmente viene più parlato rispetto al dialetto veneto. Dal 1994 cerco di avere una certa costanza, studio la grammatica, leggo libri in italiano, guardo la TV italiana a casa cercando di esprimere la mia opinione su temi di attualità; mi informo prima di votare... tra l’altro ho stretto amicizia su internet con tanti italiani, compresi i bellunesi, e il motivo per cui ho deciso di diventare socia dell'Associazione Bellunesi nel Mondo è proprio per poter permettermi di accrescere il mio legame con Belluno. Credo che sia proprio l’amore per le mie origini a farmi sentire italiana in tutti i sensi. (aise) 

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