"BRAQUE VIS-À-VIS. PICASSO, MATISSE E DUCHAMP" IN MOSTRA AL PALAZZO DELLA RAGIONE DI MANTOVA

"BRAQUE VIS-À-VIS. PICASSO, MATISSE E DUCHAMP" IN MOSTRA AL PALAZZO DELLA RAGIONE DI MANTOVA

© Georges Braque by SIAE 2019

MANTOVA\ aise\ - Si è aperta venerdì, 22 marzo, a Mantova la mostra "Braque vis-à-vis. Picasso, Matisse e Duchamp", con cui Palazzo della Ragione prosegue l’attività espositiva dedicata all’arte del Novecento.
Curata da Michele Dantini, promossa dal Comune di Mantova e organizzata e prodotta con la casa editrice Electa, con la partecipazione del Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster, la mostra sarà aperta sino al 14 luglio.
Nella grande aula di Palazzo della Ragione sono presentate circa 150 opere risalenti prevalentemente al periodo tra le due guerre e al secondo dopoguerra. Grazie a un nutrito corpus di opere grafiche, insieme a libri d’artisti e ceramiche, provenienti dal Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster, la mostra indaga l’influenza, spesso trascurata, che Braque ha esercitato sull’arte francese degli anni Sessanta e Settanta. Il percorso è arricchito da gouaches di proprietà del Musée des Beaux-Arts di Belfort, da un arazzo in lana e cotone della Cité internationale de la tapisserie di Aubusson e da alcuni olii provenienti da istituzioni europee, tra cui la Fondation Marguerite et Aimé Maeght di Saint-Paul-de-Vence e il Museo del Novecento di Milano. In mostra sono presenti inoltre confronti tra opere di Braque e opere di Matisse, Picasso, Derain, Léger e Delaunay-Terk.
Assente da tempo nel panorama delle esposizioni antologiche in Italia (tra le maggiori e più recenti si ricordano Georges Braque: il segno e la materia a Palazzo Magnani a Reggio Emilia curata da Sandro Parmiggiani nel 1997, Georges Braque: metamorphoses, curata da Armand Israel presso il Museo Fondazione Luciana Matalon a Milanoe la collettiva, nel segno di Aime Maeght, a cura di Tomas Llorens e Boye Llorens e ospitata a Palazzo dei Diamanti a Ferrara nel 2010), Mantova dedica a Braque una mostra che ripercorre i decenni della sua attività e le relazioni con gli artisti che l’hanno affiancato e allo stesso tempo presenta i risultati più singolari della sua ricerca.
In dialogo con le più recenti esposizioni internazionali dedicate a Braque, "Braque vis-à-vis" considera con rinnovata attenzione la sua produzione matura e tarda, autonoma e distante dall’istrionica mutevolezza di Picasso, caratterizzata inoltre dall’insistenza su una ristretta serie di motivi.
Proprio la lunga stagione postcubista di Braque mostra con sempre maggiore evidenza, decennio dopo decennio, l’affermarsi di un orientamento ideografico o pittografico, per cui, dal punto di vista di Braque, arti figurative e poesia acquistano tratti morfologici comuni. La fervida attività di illustratore ha per l’artista ragioni interne, e la familiarità con poeti e scrittori quali Apollinaire o Reverdy, Paulhan, Ponge, Char o Benoit accompagna un percorso che vuol essere insieme estetico e sapienziale. Nel corso del tempo Braque sviluppa un alfabeto fantastico fatto di pochi lemmi (gli uccelli, l’auriga, la coppia di amanti, la Terra, il pesce, il vaso, il mandolino, il teschio, il grappolo d’uva etc.), sempre di nuovo replicati e perfezionati alla ricerca di una semplicità ultima e definitiva. Nelle sue serie tarde figura, parola e "poesia" convergono in una sorta di inedita lirica figurativa che non ha niente di estrinsecamente letterario.
Nel porre in risalto i rapporti di collaborazione esistenti all’inizio del Novecento tra artisti, poeti e scrittori, "Braque vis-à-vis" si volge a considerare anche l’interesse che, nell’opera di Georges Braque, assumono le arti applicate (le tecniche anonime del faux bois o del faux marble, ad esempio, spesso impiegate nelle sue tele; la ceramica e l’arte tessile, ben rappresentati in mostra da diverse opere realizzate negli anni Sessanta e, più tardi, l’oreficeria, esposta nel 1963 presso il Musee des arts decoratifs di Parigi).
Il catalogo Electa, con saggi firmati da Michele Dantini e Markus Muller (insieme alla prima traduzione italiana di un celebre saggio dedicato a Braque del grande storico dell’arte inglese Michael Baxandall e a una ricca antologia di ulteriori testi mai apparsi in italiano), permette inoltre di ricostruire le relazioni tra Braque e gli artisti, da una parte della sua generazione, dall’altra della generazione più giovane, incluso Duchamp.
Infine, in occasione di "Braque vis-à-vis", il curatore della mostra ha chiesto a Flavio Favelli, artista italiano affermato a livello nazionale e internazionale per i suoi assemblaggi, di reinterpretare la misteriosa Scultura in carta installata da Braque nel suo studio nel febbraio del 1914, fotografata al tempo e poi andata distrutta. Ne è nata una "cover d’autore" dell’opera che Braque realizzò nel momento di transizione dal cubismo analitico a quello sintetico. Favelli ha ricostruito a suo modo la Scultura in carta di Braque, andata distrutta subito dopo la realizzazione e non destinata dall’artista al mercato, reinterpretandone l’unica fotografia esistente, che ora il pubblico della mostra potrà ammirare. (aise)


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