BREXIT CON VISTA (SULLA SFERA DI CRISTALLO) – DI AZELIO FULMINI

BREXIT CON VISTA (SULLA SFERA DI CRISTALLO) – di Azelio Fulmini

BRUXELLES\ aise\ - Theresa May esce sconfitta dal voto alla Camera dei Comuni sull’Accordo di recesso. Adesso, le modalità dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea appaiono ancora più misteriose.
1. Theresa May può restare alla guida del partito e del governo. Lo può fare, perché questo non è un voto di fiducia. Fra tre giorni il governo deve tornare ai Comuni per presentare il piano B, e May potrebbe decidere di ritentare la via del negoziato con l’Unione europea per cambiare l’accordo già siglato dal Consiglio europeo (soprattutto la questione del backstop sul confine fra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda).
2. Dopo la sconfitta ai Comuni, il leader labour ha richiesto il voto di sfiducia per oggi. Ma é difficile credere che i deputati ribelli del Partito Conservatore e del Dup voteranno contro la May insieme ai laburisti.
3. In questo caso, sarebbe possibile che si vada a breve a elezioni anticipate.
4. Elezioni che però non è detto siano foriere di un nuovo referendum. Il fronte laburista sa che un secondo voto renderebbe molti incerti “scontenti”. L’elettore del Regno Unito non apprezzerebbe sentirsi dire: “ti sei sbagliato, vota ancora”.
5. Theresa May potrebbe richiedere la proroga del periodo di due anni previsto dall’articolo 50 TUE di sua volontà (piano B), o su richiesta dei Commons, evitando l’uscita automatica del Regno Unito il 29 marzo 2019. Ma l’EU Withdrawal Act, che é legge, già prevede l’uscita alle 23.00, ora inglese, del 29 marzo 2019, e la May ha già bocciato l’ipotesi durante nel suo discorso prima del voto.
6. C’è chi incrocia le dita perchè la May possa decidere di ritirare unilateralmente la richiesta di uscita: ipotesi riconosciuta come possibile dalla Corte di Giustizia il 10 dicembre 2018. Ma é questa ipotesi percorribile nella situazione attuale? Non lo crediamo.
Vediamo cosa succede al voto di sfiducia alla May.
Di certo, l’Unione europea, deve essere pronta a tutte le ipotesi : Hard Brexit (un orrore per il business), proroga dei due anni stabiliti all’articolo 50 TUE (decisione che renderebbe il non-Brexit ancora più possibile ...), qualche modifica dell’accordo di recesso (una classica e usuale Dichiarazione politica ...?), modifica della decisione di recesso con conseguente ritiro della comunicazione della volontà di recedere comunicato prima delle 16h00 ora di Bruxelles del venerdì 29 marzo 2019. Un regalo di Natale a scoppio ritardato?
Non ci stupiremmo di leggere l’annuncio di un possibile vertice d’urgenza del Consiglio europeo per questo week-end.
Di fronte a cotanta tenzone, noi ripetiamo sin dall’ottobre 2016: cui prodest? (azelio fulmini*\aise)
* Avvocato al Foro di Bruxelles 

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