CHI (RI)CERCA TROVA

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ROMA – focus/ aise - La Fondazione EBRI “Rita Levi-Montalcini” ha celebrato nei giorni passati la settimana internazionale del cervello (11-17 Marzo 2019) con una serie di eventi di divulgazione scientifica a Roma, rivolti ad adulti, ragazzi, studenti e aperti a tutti i cittadini.
Lunedì 11 si è iniziato all’Università di Roma “la Sapienza” con il seminario EBRI aperto a tutti i cittadini “Simulare il cervello umano” sul programma europeo “Human Brain Project”, un ambizioso programma decennale finalizzato alla simulazione computazionale del cervello umano. I ricercatori EBRI, A. Cattaneo, E. Cherubini, C. Marchetti, S. Marinelli, G. Meli, insieme con i colleghi dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) P. Del Giudice e M. Mattia, e dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) P. Paolucci, hanno raccontato come i dati sperimentali possano essere trasformati in modelli matematici per l’ambizioso progetto di ricreare in silico, cioè con strumenti informatici, il cervello umano, e poterlo studiare in condizioni fisiologiche e patologiche.
Martedì si è proseguito con il caffè scientifico, “Restiamo connessi: a che punto è la ricerca scientifica sul cervello? In occasione della “brain awarness week 2019”, ci si è confrontati con i ricercatori sui progressi della ricerca su Alzheimer e Autismo” in diretta su“Radio 32“ agorà della salute (https://radio32.net/). Dalla Libreria Caffè “Lo Yeti” via Perugia 4 Roma Pigneto, i ricercatori hanno parlato della ricerca scientifica sul cervello, “come lo racconterebbero alla nonna”. Si sono focalizzati in particolare sui progressi della ricerca nel campo dell’autismo e della malattia di Alzheimer. Il pubblico della libreria caffè è potuto intervenire ponendo delle domande. Sono intervenuti E. Cherubini direttore scientifico fondazione EBRI e F. Malerba ricercatrice EBRI. Venerdì 15 marzo 2019 ore 10 si è conclusa la serie di seminari con la lezione “Rita Levi-Montalcini e la scoperta di NGF” partecipata nella scuola di periferia “I.C. Antonio Rosmini”. Gli alunni delle terze medie hanno potuto ascoltare la ricercatrice F. Malerba, che ha lavorato con Rita Levi-Montalcini, raccontare la vita della professoressa fondatrice dell’istituto EBRI e la sua scoperta, il fattore di crescita nervoso NGF, che le valse il premio Nobel per la medicina.
Uno strumento innovativo e di facile utilizzo per progettare aree verdi con le specie della flora d’Italia e individuare quelle più idonee sulla base dell’area geografica e delle caratteristiche ambientali. Si chiama Anthosart Green Tool ed è il risultato di un progetto omonimo coordinato da ENEA che punta a ridurre i costi di gestione delle aree verdi e il consumo di acqua, ma anche a scoprire eventuali utilizzi alternativi delle piante nell’alimentazione e nell’artigianato e i loro legami con l’arte, la letteratura, la musica e il territorio.
Disponibile gratuitamente anche per smartphone e tablet, questo “giardiniere virtuale” pensato per vivaisti, progettisti, amministratori e privati cittadini consente di selezionare un set di specie presenti nel nostro Paese tra le oltre 1.400 disponibili nel database per allestire spazi verdi ed accedere a un corredo di informazioni con l’obiettivo di promuoverne il valore ambientale e culturale, nel pieno rispetto delle esigenze di tutela della natura. In pratica, dopo aver inserito i dati relativi all’area geografica, altitudine d’interesse, tipo di infrastruttura da realizzare (aiuola, giardino roccioso, viale, ecc.), tipologia e colori preferiti, livello di luminosità, umidità e salinità del terreno, potremmo accedere facilmente a tutte le informazioni sulle specie più idonee, ma anche fotografie, schede botaniche, approfondimenti culturali, consigli pratici e link utili.
Infine, due gruppi di ricerca italiani, coordinati da Giovanni Maga dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia (Cnr-Igm) e da Maurizio Botta dell'Università di Siena, hanno messo a punto una nuova famiglia di inibitori dell'enzima cellulare DDX3X efficace nel bloccare la replicazione del virus West Nile in cellule umane, senza danneggiare le cellule sane. La ricerca è stata pubblicata su Journal of Medicinal Chemistry, della American Chemical Society, e segue un altro recente lavoro, dello stesso team di ricerca, che ha individuato la prima molecola capace di inibire la replicazione di diversi virus (tra cui Epatite C, HIV, Dengue) agendo sull’enzima DDX3X.
"Il virus di West Nile è trasmesso da zanzare presenti nel nostro paese, ed è responsabile in Italia di numerose infezioni ogni anno, anche con complicanze neurologiche gravi. Inoltre questo virus infetta ogni anno milioni di persone in tutto il mondo. Ad oggi non esistono farmaci per combatterlo", commenta Maga. "Il nostro approccio è altamente innovativo perché utilizza un enzima cellulare per bloccare la replicazione di un virus. Si tratta di rendere la cellula un ambiente sfavorevole per la moltiplicazione del virus". (focus\ aise) 

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