CONTE AGLI AMBASCIATORI: RUOLO INSOSTITUIBILE

CONTE AGLI AMBASCIATORI: RUOLO INSOSTITUIBILE

ROMA\ aise\ - Un lungo intervento quello del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, oggi alla Farnesina nella giornata di chiusura della XIII Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia nel mondo. Accolto dal Ministro Moavero Milanesi, il premier – di fronte ai diplomatici riuniti in Sala conferenze internazionali – ha parlato di Europa e Cina, di Brexit e Russia, di Usa e Mediterraneo, ma anche della crisi in Venezuela, ripercorrendo i punti salienti che hanno caratterizzato il suo primo anno a Palazzo Chigi.
“Sono veramente lieto di chiudere oggi con voi questa “tre giorni” dedicata, come mi avete anticipato, alle vostre riflessioni sulla politica estera del nostro Paese e sul ruolo, insostituibile, da voi tutti esercitato nel quotidiano nel realizzarla, attraverso la vostra rete d’interlocuzione all’estero. Compito questo che è essenziale per la difesa dei nostri interessi nazionali, intesi come tutela del benessere della nostra società, difesa dei nostri valori e quindi di tutti i nostri concittadini”, ha esordito Conte. “In questo primo anno di legislatura ho potuto verificare in prima persona quanto il versante della politica europea e della politica internazionale più in generale assorbano i miei compiti di Capo del Governo. Si è trattato di un’esperienza molto impegnativa, di grande responsabilità. Ne discende l’importanza primaria che attribuisco all’intera macchina dello Stato che la rende possibile. Il primo pensiero non può dunque che andare a chi opera nella Farnesina e a voi, in particolare, che la declinate oltreconfine”.
Obiettivo “primario” del suo Governo “è senz’altro quello del rapporto con l’Unione Europea. Il chiaro mandato assegnato dai cittadini italiani ad un Governo che lavorasse affinché dall’Europa giungessero soluzioni concrete – giungano soluzioni concrete - alle questioni complesse dell’era globale, è stato in qualche modo confermato anche su scala continentale, seppur espresso in forme diverse, dal voto del 26 maggio scorso”, ha osservato Conte che ha ricordato come “fin dal primo Consiglio Europeo cui ho partecipato nel giugno dello scorso anno, con al centro il tema migratorio, ho cercato di imprimere sul piano europeo un nuovo passo, un cambio di prospettiva rispetto alle principali sfide che l’Unione ha di fronte”. Un passo rimasto “incompiuto, ma sempre più indispensabile”, per Conte che ha ribadito la posizione del suo Governo sulla necessità di “riequilibrio” nell’Unione che deve essere “più vicina ai cittadini”. Per il premier “l’avvio della legislatura europea è un’opportunità da non mancare per rilanciare l’Europa in direzione della responsabilità e della solidarietà e per aggiornare, con coraggio, con visione, regole e assetti, ad esempio per quanto concerne la governance economica dell’Eurozona e dell’Unione. Da voi Ambasciatori ci si attende dunque a Bruxelles – ma questo vale anche nelle altre capitali europee - la rappresentazione della spinta propulsiva che il nostro Paese intende imprimere in direzione di un’Europa più equa, più sociale: unico modo questo per essere anche più coesa”.
“Complesso” anche il nodo della Brexit: “l’ho definito più volte un dilemma, perché nel Regno Unito il dibattito sulle modalità con cui lasciare l’Ue non ha mai trovato una sintesi compiuta. Il Governo italiano ha istituito, come sapete, una task force Brexit a Palazzo Chigi, presieduta dal mio Consigliere Diplomatico che dal settembre 2018 ha seguito tutte le fasi del negoziato sull’accordo di recesso e sul quadro delle future relazioni. Abbiamo anche finalizzato i preparativi per il non auspicato scenario del “no deal”, con l’approvazione del decreto legge Brexit e l’adozione di misure settoriali di messa in sicurezza. Un lavoro questo – ha aggiunto Conte – che ci sarà utile per affrontare con maggiore chiarezza le ultime settimane che ci separano dal 31 ottobre 2019, che è la data fissata per l’uscita del Regno Unito dalla Ue. Nonostante le difficoltà a Londra sulla ratifica dell’accordo di recesso, voglio ribadire che l’Italia continuerà a mantenere una linea equilibrata, tra difesa dei nostri interessi e ascolto verso i nostri amici britannici. Vogliamo che il Regno Unito resti un partner importante per l’Unione europea anche dopo la Brexit e in questo spirito lavoreremo anche con il nuovo Primo Ministro britannico”.
Ribadito che “la scelta atlantica dell’Italia e la sua appartenenza alla NATO non solo non sono in discussione, ma sono e restano un architrave della nostra politica estera”, Conte ha citato il rapporto con gli Stati Uniti – che “rimane qualitativamente diverso da quello che abbiamo con altre Potenze, perché si fonda innanzitutto su valori, su principi condivisi, di una consuetudine di rapporti che sono il fondamento stesso della Repubblica e che sono parte integrante della nostra Costituzione: la sovranità democratica, libertà e uguaglianza dei cittadini, la tutela dei diritti fondamentali della persona” – e gli incontri con Trump. L’Italia, secondo il Premier, “ha tutto il potenziale, direi, per favorire senza velleitarismi ma in modo molto concreto il partenariato euro-atlantico anche quale moltiplicatore dell’azione di tutela dei nostri interessi e di riconoscimento della nostra visione del mondo”.
Ma non ci sono solo gli Usa, oggi “lo scenario globale appare policentrico”. Dunque “non possiamo ignorare l’ascesa prepotente della Cina, che travalica ormai ampiamente i confini dell’Asia; il riaffermarsi della Russia come potenza geopolitica; o il ruolo sempre più profilato dell’India stessa. Questi Paesi hanno una rilevanza crescente anche per i nostri interessi economici, vista la magnitudine delle opportunità di cooperazione che offrono alle nostre imprese”.
La Russia “è ormai a tutti gli effetti un player centrale in quasi tutti i principali teatri dove sono in gioco la sicurezza e la stabilità internazionali. Non possiamo quindi prescindere da Mosca per identificare e cercare di perseguire le soluzioni alle crisi”. L’Europa “non può essere una semplice spettatrice rispetto al dialogo strategico fra Stati Uniti e Russia su tematiche come il disarmo e il controllo degli armamenti, che sulla sicurezza europea hanno ricadute dirette”.
Quanto alla Cina, la sua “forza economica e, sempre di più, la sua influenza geopolitica sono tra gli elementi più caratterizzanti dell’attuale scenario globale”. L’iniziativa Belt and Road, ha aggiunto Conte, “è oggi il principale strumento di proiezione economica, ma dobbiamo riconoscere anche geopolitica, della Cina su scala globale, con un impegno finanziario di Pechino che supera i 100 miliardi di euro. Come per altri progetti di connettività tra Europa e Asia, che riteniamo peraltro parimenti validi, anche l’iniziativa cinese deve svilupparsi in modo aperto, in modo inclusivo, rispettando gli standard e i principi sanciti anche dalla strategia dell’Unione europea. Con il Memorandum of Understanding, bilaterale che abbiamo sottoscritto, noi abbiamo posto questi principi alla base della collaborazione con la Cina, e siamo orgogliosi di essere stati i primi dopo numerosi Paesi UE che pure lo avevano già sottoscritto. Nel rapporto con Pechino perseguiamo inoltre un maggiore accesso al mercato cinese, attraverso l’eliminazione di barriere tariffarie e non tariffarie, maggiore trasparenza e un vero level playing field. Dobbiamo infine vegliare sui rischi di investimenti predatori e tutelare proprietà intellettuale, le nostre indicazioni geografiche che sono patrimonio inestimabile delle nostre industrie, dei nostri artigiani ed agricoltori, del nostro tessuto produttivo”.
Quanto al Mediterraneo “tra le nostre priorità c’è naturalmente anche l’impegno per la stabilizzazione e lo sviluppo della sponda sud, regione segnata da crisi umanitarie e crescenti conflitti, ma anche terra di opportunità, la cui realizzazione in termini di sicurezza e prosperità è nostro comune interesse promuovere. Ad essa – ha osservato Conte – non ci lega solo la geografia, ma soprattutto una condivisione di culture che nel corso dei secoli hanno dato vita a quel pluralismo identitario che rende questa parte del mondo unica e veramente molto affascinante. I flussi migratori, la lotta al terrorismo e alla radicalizzazione, la cooperazione energetica e il dialogo interculturale sono parti interconnesse di un’unica sfida che impone l’intensificazione del confronto, aperto, costruttivo. La stabilizzazione del quadrante mediorientale passa anzitutto attraverso la soluzione delle crisi che lo attanagliano; una soluzione che per l’Italia deve essere ricercata, come ho detto più volte a tutti gli interlocutori con cui ho avuto occasione di toccare questo punto, all’interno di processi politici inclusivi e sostenibili”.
Il Premier ha quindi ricordato la Conferenza di Palermo, il recente I Vertice intergovernativo italo-tunisino, i Med Dialogues, organizzati ogni anno dalla Farnesina e dall’ISPI, senza dimenticare le missioni militari in Iraq e in Libano.
“Significativi investimenti reciproci, ma anche sfide securitarie comuni sono alla base dei nostri rapporti poi con i Paesi del Golfo, dove – nel caso degli Emirati Arabi Uniti – si è svolta ad aprile un’importante missione di Sistema”, ha aggiunto Conte. “In questo quadro si pone ugualmente il dialogo con un partner strategico come l’Egitto, con cui vi assicuro non ho mai desistito, né intendo farlo in futuro, dal richiedere giustizia per Giulio Regeni, sostenuto in questo dall’azione della nostra diplomazia”.
“Con lo sguardo alle grandi crisi umanitarie – come in Siria e in Yemen – occorre sostenere gli sforzi degli Inviati Speciali ONU, per promuovere percorsi credibili insieme alla Comunità internazionale”, ha sottolineato il premier. "Soluzioni sostenibili richiedono necessariamente di intervenire sulle cause profonde dell’instabilità e con un impegno di lungo respiro. Da questo punto di vista, l’Italia non agisce solo in via bilaterale, ma si inserisce anche nei contesti multilaterali di cui è parte attiva e protagonista per svilupparne una chiara dimensione mediterranea. È nostro compito ed interesse nazionale – ha sottolineato ancora Conte - proseguire in questa azione di sensibilizzazione, a partire dall’Unione Europea, per rafforzare assieme un’agenda positiva, che sia in grado di garantire una prospettiva di crescita in particolare alle nuove generazioni, puntando ad un salto qualitativo della nostra collaborazione in materia di formazione e sviluppo sostenibile”. Lodata la Rete delle Donne Mediatrici nel Mediterraneo promossa dalla Farnesina, Conte ha ribadito “l’esigenza di valorizzare a più livelli il ruolo delle donne”.
Tornando a quello che lui stesso ha definito un “excursus geografico”, Conte ha citato i Balcani occidentali e parlato più diffusamente dell’Africa, continente in cui Italia e Europa “devono farsi promotori di un nuovo, più coraggioso e sicuramente più efficiente approccio”.
Infine, il Venezuela, “dove abbiamo un’importante collettività da proteggere, una delle più significative in America Latina. Un continente questo dove i nostri connazionali svolgono spesso un ruolo di primo piano, e al quale ci legano vincoli di ogni tipo, specialmente – ma non solo – in Argentina e in Brasile. In quell’area infatti sto pianificando una delle mie prossime missioni”.
In Venezuela, “l’Italia promuove attivamente il dialogo tra le parti per una soluzione politica, pacifica e democratica della crisi per il ristabilimento dello stato di diritto. Partecipa dunque pienamente agli sforzi del Gruppo Internazionale di Contatto e sostiene con convinzione il tentativo di facilitazione portato avanti dalla Norvegia. Il mio Consigliere Diplomatico, - ha ricordato Conte – in raccordo con la Santa Sede, è stato in aprile in missione a Caracas e porta avanti da settimane iniziative di dialogo con tutte le parti in causa, incluso il recente incontro a Roma con il Ministro degli Esteri venezuelano Arreaza. Ritengo che la credibilità di tutti questi esercizi risieda nella effettiva disponibilità del regime a convergere su un calendario serrato per la tenuta di elezioni presidenziali autenticamente libere e democratiche, necessarie a stabilire Istituzioni pienamente legittimate dal consenso del popolo venezuelano. Da questa azione di moral suasion non intendiamo desistere, convinti come siamo che per questa ed altre crisi sul pianeta una soluzione politica negoziata rimane sempre e comunque la via maestra da perseguire”.
Avviandosi alla conclusione, Conte ha assicurato agli ambasciatori di “conoscere la grande professionalità di molti di voi, quale ho potuto peraltro costatare nelle mie numerose missioni all’estero. Sono anche consapevole degli assets e delle liabilities all’interno delle quali voi operate. Tra gli assets vi è appunto quello dell’imponente rete estera. E qui sono consapevole di un certo overstretching: una rete da grande potenza come estensione ma non simmetricamente supportata da risorse umane e materiali proporzionate a tale estensione. E questa è una liability cui occorre in qualche modo mettere mano. Ma nel frattempo è giocoforza utilizzare al meglio ciò di cui disponiamo: che rimane comunque un significativo patrimonio. Così come, annovero sempre tra gli assets, la presenza della Farnesina all’interno di numerose Amministrazioni italiane e grandi società partecipate, strumento questo essenziale per sostenere quell’unitarietà di azione politica che anche nelle relazioni esterne è fattore ineludibile di efficacia”.
“Sono anche consapevole – ha aggiunto – come, in un periodo di disintermediazione accentuata quale quello che stiamo vivendo, la comunicazione in politica estera e della politica estera possa risultare più impegnativa rispetto ad altre funzioni dello Stato. Ma ciononostante la difficoltà deve essere vissuta come fattore di sfida e non come killer assumption. E le sfide in quanto tali vanno raccolte. Le funzioni praticamente uniche che ricoprite in termini di versatilità vanno raccontate e spiegate. Ciò, avvalendosi di ogni strumento ancorché, ovviamente, con modalità istituzionali. E tutto questo va perseguito sia nei confronti di altre Istituzioni sia a beneficio dell’opinione pubblica. Una sorta di intermediazione della disintermediazione. Occorre poter raggiungere i cittadini senza trascurare l’autorevolezza dell’Istituzione. Occorre sostenere le altre Istituzioni nel raggiungimento di quell’unitarietà d’azione cui facevo prima riferimento. Questo Ministero ne ha le capacità e l’autorevolezza”.
“Anche se la società odierna, sia nella sua componente civile sia in quella pubblica, è chiamata spesso a reagire sulla base delle informazioni del momento, continuano a sopravvivere quelle “forze profonde” - per citare Pierre Renouvin - che informano ogni società e la spingono a guardare il futuro senza dimenticare il portato del proprio passato. Queste forze profonde concorrono alla formazione del nostro sostrato culturale dal quale partire. È un fiume carsico che può condurre verso l’improvvisazione a chi guarda solo la superficie. Anche, direi forse soprattutto, - ha concluso – se si ha come obiettivo il “cambiamento””. (aise) 

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