DIVENTARE AZIONISTI DEL RINASCIMENTO 4.0 DEI BORGHI ITALIANI: PARTE LA CAMPAGNA DI “AMAVIDO”

DIVENTARE AZIONISTI DEL RINASCIMENTO 4.0 DEI BORGHI ITALIANI: PARTE LA CAMPAGNA DI “AMAVIDO”

Foto di Matthias Neuman e Giulio Rivelli

FANO\ aise\ - Diventare azionisti di Amavido per contribuire alla rigenerazione dei borghi italiani: è questo l’obiettivo della campagna di crowdinvesting lanciata da “Amavido”, startup italo-tedesca che si occupa di aggregare e promuovere l’offerta turistica, ricettiva ed esperienziale dei piccoli Comuni del nostro Paese.
Con la campagna iniziata il 17 maggio sul portale della società BacktoWork24, infatti, Amavido compie un passo fondamentale per la propria crescita, impegnandosi, al tempo stesso, a dare impulso all’innovazione del mercato turistico italiano e al “Rinascimento” in atto in alcuni territori, per troppo tempo abbandonati a se stessi, alle prese con spopolamento e perdita di identità.
Io sono nato in Germania, ma mio padre è originario di un paesino in Calabria. Quando mia sorella e io eravamo piccoli andavamo sempre in quel borgo, ed eravamo innamorati dell’atmosfera che si viveva. Poi, crescendo, ci siamo resi conto anche dei problemi che c’erano, con la mancanza di lavoro e l’abbandono delle case: un fenomeno stranissimo ai nostri occhi, perché sappiamo quante persone sono interessate a vivere esperienze in questi luoghi”, dice l’amministratore delegato Dominik Calzone, spiegando le motivazioni che lo hanno portato a fondare Amavido.
Fondatrice e Destination Manager di Amavido è Lucia Tomassini: “mi occupo di turismo in Italia e all’estero da tanti anni, come professionista e come ricercatrice: quando abbiamo iniziato a pensare ad Amavido ci siamo subito resi conto che i borghi italiani custodiscono un potenziale enorme, ancora inespresso perché spesso questi luoghi sono esclusi dai circuiti turistici. Ma in questi luoghi succedono cose bellissime, perché ci sono persone che danno vita a strutture e alloggi in posti unici e che offrono una serie di esperienze assolutamente affascinanti”.
Analogamente a quanto fatto dai presidi Slow Food nel settore agroalimentare, Amavido si propone, dunque, di raccontare e promuovere il turismo in paesi, borghi e piccoli luoghi d’Italia preziosi per il proprio patrimonio fatto di storia, cultura, enogastronomia, folclore, artigianato e soprattutto di persone. Aggregandone l’offerta ricettiva diffusa e portando i viaggiatori a scoprire – con pacchetti turistici tailor made – destinazioni ed esperienze altrimenti difficilmente individuabili in modo indipendente, Amavido intende contrastare lo spopolamento e l’oblio dei borghi italiani, andando incontro ad un numero crescente di viaggiatori.
“Unendo le caratteristiche di una innovativa piattaforma on line con il calore umano e l’attenzione al cliente di un’agenzia di viaggio, la nostra startup da quattro anni si occupa di portare turisti tedeschi a visitare, o meglio a entrare in contatto con lo sterminato patrimonio di questi piccoli Comuni attraverso proposte personalizzate e calibrate sui desideri degli stessi viaggiatori”, spiega lo staff. “Chi si reca in un borgo del nostro Paese grazie alle proposte elaborate da Amavido, infatti, potrà vivere un’autentica full immersion in una comunità locale e in un territorio. E naturalmente, dato il contesto rurale dei nostri borghi, il viaggiatore che sceglie un’esperienza Amavido potrà conoscere le tradizioni locali, l’artigianato, gli antichi mestieri e il folclore, così come potrà assaporare i prodotti tipici dell’enogastronomia locale, dalle materie prime fino ai piatti che di generazione in generazione sono diventati parte integrante dell’identità di questi luoghi. Un’esperienza sensoriale che può iniziare ancor prima del viaggio: prenotando almeno una settimana di vacanza, infatti, si riceverà a casa un box di prodotti tipici del territorio scelto, a cura di Amavido”.
“Rendere visibile l’invisibile” il motto del turismo targato Amavido, che propone viaggi “sostenibili, responsabili ed esperienziali” per contribuire a quello che chiama il “Rinascimento 4.0” dei borghi italiani che “dopo decenni di abbandono, spopolamento e “chiusura” di intere comunità, negli ultimi anni i nostri borghi stanno registrando i primi segnali di ripresa”. (aise) 

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