"IL MIO DEBITO CON L'UNIVERSO": INTERVISTA A FABIO SOGNI HAUSMEISTER DI "ITALIANI A MONACO" - DI ANTONELLA LANZA

"IL MIO DEBITO CON L

MONACO\ aise\ - “Fabio Sogni è una persona che parla con la famigerata cognizione di causa di chi conosce davvero cosa significa emigrare, con tutti i pro e contro del caso. Non mi soffermo a presentarlo, la pagina Facebook da lui gestita (Italiani a Monaco - ndr) può essere davvero un vademecum per chi vuole trasferirsi, per chi l'ha appena fatto e, perché no, anche per i cosiddetti emigrati di vecchia data”. Ad intervistarlo è stato Antonella Lanza per “Rinascita Flash”, bimestrale diretto a Monaco di Baviera da Sandra Cartacci.
D. Da dove vieni? Di cosa ti occupi? Da quanto tempo sei in Germania?
R. Fabio Sogni, classe '66, sono un informatico e lavoro in un'organizzazione attiva nella ricerca astronomica. Sono qui arrivato a Monaco con un contratto determinato di tre anni, che, ridendo e scherzando sono diventati 23!
D. Sei venuto qui per lavoro o per fare un'esperienza all'estero?
R. Io sono della provincia di Varese, Gallarate esattamente. Lavoravo a Milano ed ero totalmente scontento. Io ero l'equivalente di Milano di quelli che si lamentano di Monaco: odiano e non si schiodano. Nel 1994 ha vinto le elezioni Berlusconi e ho capito che non era il Paese per me. Ho mandato curriculum ovunque, e non pensavo mai alla Germania. E invece, sono arrivato a Monaco. Sono uno di quei privilegiati, che con il tappeto volante è arrivato con un contratto già in mano, in un posto di lavoro dove la lingua ufficiale è l'inglese (che si rivela presto una trappola per imparare il tedesco), con tre mesi di casa. E ci ho messo proprio tre mesi per trovarne una, all'epoca dei giornali.
D. Quando e come è nata l'idea di un gruppo Facebook per aiutare i connazionali?
R. Quando sono arrivato nella mia organizzazione mi hanno dato un libretto azzurro, con le prime informazioni orientative sulla città. L'ho trovato utile, per un certo periodo. A distanza di anni, con l'esperienza, ho iniziato a pensare che sarebbe stato bello che tutti potessero avere uno strumento del genere. Sentivo le storie di altri, e mi sono sentito un privilegiato, arrivato qui con contratto, con casa per tre mesi... Per cui mi sono detto: ok, sdebitiamoci nei confronti dell'universo e offriamo l'esperienza.
D. E da lì è nata tutta la vicenda. Hai iniziato a sdebitarti con Facebook?
R. Negli anni 2000 avevo un blog e avevo messo tutti questi documenti informativi che non avevano un grande riscontro perché non facevo promozione o non so. Poi a un certo punto scrivevo della vita in Germania, ma su altri temi che non fossero quelli pratici. Con l'avvento di Facebook, ho notato che c'erano già dei gruppi di italiani a Monaco e per curiosità li leggevo, ma non imparavo nulla di nuovo sulla città, sugli italiani sì. E mi sono detto: perché non posso insegnare io qualcosa? L'idea del gruppo non è venuta a me, ma era stato creato da Patrizio Bassi, un dottorando di L'Aquila. Finito il dottorato, è tornato in Italia e mi ha detto: "Beh, poiché sei l'utente più attivo, manda avanti la baracca!". Il gruppo era nato il 1° agosto 2008, io sono entrato circa un anno dopo. Io fornivo i materiali e automaticamente la gente arrivava. Ai tempi il gruppo non si distingueva dagli altri, se non per questo materiale informativo.
D. In 10 anni di gruppo, hai notato dei cambiamenti nel pubblico, nelle richieste che fanno?
R. Non più di tanti. Cervelli in fuga o le classiche richieste "cerco lavoro va bene tutto" c'erano 10 anni fa, come oggi. Il numero degli iscritti e le proporzioni sono cambiati. Quando è nato il gruppo, nel 2008 in Germania c'era già la crisi, si sentiva. In Italia no. Due anni dopo è iniziata ad arrivare l'ondata degli Italiani con richieste d'aiuto, persone non specializzate disposte a tutto pur di lavorare. Il fenomeno è solo aumentato, le domande sono le stesse.
D. Vecchie e nuove emigrazioni: che tipo di utenti si affacciano oggi sulla pagina? Di cosa hanno maggiormente bisogno?
R. Qui i cambiamenti si vedono. Quando io sono arrivato non c'era internet e gli Italiani erano una grande maggioranza di gente con qualifica medio-bassa e, in numero minore, i cosiddetti cervelli in fuga. Vedo nel gruppo oggi, e penso sia un riflesso della realtà, un grande mutamento: sta aumentando la fascia media. Gente con diploma, laurea breve, liberi professionisti, insegnanti, artigiani. Questa è la cosa più scioccante, questa è la prova che qualcosa in Italia non sta funzionando. Nella storia chi emigra sono due categorie di persone: chi lo fa per disperazione e fame; chi lo fa per vedere il mondo. Il fatto che si sposti la classe media è un segnale inquietante. Togli risorse all'Italia, e ci guadagna la Germania.
D. La mole di informazioni del gruppo supera ampiamente quello che si può venire a sapere da enti e istituzioni: tempo, dedizione, accuratezza?
R. Ma in realtà, oggi, non dedico tantissimo tempo. All'inizio, quando caricavo materiale, sì, anche perché non so tutto e mi documentavo. Successivamente scrivevo i miei soliti post pipponi e li caricavo. Finalmente, dopo anni, il gruppo è decollato e si è formata la massa critica, per cui qualsiasi post ha un seguito di commenti. All'inizio c'era il deserto ed ero sempre io che fornivo informazioni e supporto. Oggi io e Paola Mucciarelli siamo gli Hausmeister del gruppo, il Dio-fondatore rimane Patrizio Bassi. L'impegno è calato molto.
D. Come affrontate la piaga delle bufale?
R. Non abbiamo questo problema per due motivi. Innanzitutto i post sono moderati, quindi quando arriva un post controllo la fonte. Ci sono dei siti anti-bufale che hanno l'elenco dei siti che diffondono fake news e bufale varie. Qualcuno ha tentato di diffondere false informazioni nei commenti, che non possono essere moderati perché Facebook non lo permette. In ogni caso, possiamo cancellarli, chiudere i commenti, bannare la gente, segnalare che la notizia è falsa.
D. Da dove nasce l'esigenza di moderare, ossia di controllare la pubblicazione dei post?
R. È uno dei gruppi più rigidi in questo senso, dove si fa molta scrematura. Questo mi permetto di dire è anche il motivo del successo di "Italiani a Monaco" che oggi ha quasi 20.000 utenti e dove non succedono cose spiacevoli. L'esigenza c'era già da anni a causa dei soliti "cerco casa, cerco lavoro" che ogni volta generavano disastri, perché c'erano già commenti, insulti. Mi sono deciso a iniziare la moderazione quando una ragazza ha mandato un post, in periodo di elezioni, in cui vendeva la scheda elettorale. Reato! La sera o il giorno dopo è apparso un post pornografico, davvero terribile, con dei minori. Da questi due episodi, ho attivato l'opzione di moderazione. I post devono essere approvati, e da lì gli utenti mi hanno chiesto di cancellare i post "cerco casa, cerco lavoro". Ci sono state anche polemiche a non finire: "Censurate, questa non è democrazia". Tante persone sono andate via, tanti sono arrivati: "Finalmente la moderazione!". In ogni caso è stata potenziata l'area file: come trovare lavoro, come trovare casa, come imparare il tedesco, e così via. Sul gruppo, ho notato, a volte i toni si scaldano: "Cercatelo su google", "Arrangiati come abbiamo fatto tutti", "Gli italiani, ci ammazziamo sempre!".
D. Come giudica questa, apparente o non, mancanza di solidarietà tra italiani?
R. È un discorso molto complesso... Gli Italiani a Monaco, inteso come gruppo Facebok, sono una vaga rappresentazione degli Italiani a Monaco, quelli fisici. E gli Italiani a Monaco sono una rappresentazione degli Italiani d'Italia. Il Censis, in una ricerca del 2015, ha definito gli Italiani "una massa informe atomizzata". Le persone non hanno un vero senso di solidarietà, comunità, sono frammentate. A Monaco, infatti, non esiste una vera comunità, come sono le altre comunità nazionali. Questo problema è individuato anche dalle istituzioni. Una persona che lavora per il comune di Monaco, e fa dei progetti imprenditoriali, mi diceva che lui riesce a lavorare con tutti tranne che con gli Italiani, perché non sa dove andare, a chi chiedere. Quest'aspetto è negativo e positivo: negativo perché non si riescono a fare progetti (magari finanziati dalla comunità europea) perché non esiste la comunità italiana; positivo perché gli Italiani sono quelli più integrati nella società tedesca e monacense, i matrimoni misti tra Italiani e Tedeschi ne sono un esempio. Il gruppo riflette un po' questa mentalità, non ci si aiutava in Italia e non ci si aiuta qui. Non ci vogliamo molto bene, ed è specchio della società italiana. L'altra componente riguarda l'educazione: entri in casa d'altri (il gruppo) dove c'è un regolamento, delle informazioni. Almeno leggile! Gli attriti ci sono sempre, infatti, tra i nuovi arrivati e gli immigrati di lunga data.
D. In che modo, quindi, Italiani a Monaco riesce ad aiutare concretamente le persone?
R. Qui credo che scatti il grande gap culturale con i Tedeschi, studiato anche antropologicamente. In Germania se chiedi aiuto a un Tedesco implicitamente stai ammettendo la tua debolezza e per questo sono restii a farlo. Gli Italiani domandano aiuto per stabilire delle relazioni: anche se posso farlo da solo chiedo per avere un legame. Quando un Italiano è qui da tanto tempo e si abitua a un altro tipo di mentalità, non riesce a essere solidale soprattutto se hai vissuto sulla tua pelle tante difficoltà. Ti racconto un caso culmine. Agli inizi del gruppo, una ragazza ha scritto "Chi viene con me ad aprire un conto in banca", nessuno le ha risposto. Il giorno dopo la stessa ha detto "Alla fine sono andata sola e ho dovuto parlare inglese. Bella solidarietà tra Italiani”. E uno ha risposto "Beh, però ce l'hai fatta!". La solidarietà nel gruppo scatta alla tedesca, cioè quando dimostri che hai fatto il possibile e non ci sei riuscito! Se cerchi modi per instaurare relazioni o per trovare una scorciatoia allora è più difficile.
D. Nonostante le mille difficoltà (affitti, lavoro, lingua, costo della vita) gli italiani continuano a venire a Monaco. Qual è la tua opinione?
R. Sì, ma l'ex presidente dei Comites, Claudio Cumani, mi ha mandato una statistica l'anno scorso in cui si vede che il saldo è in diminuzione. Mentre il picco massimo lo abbiamo avuto nel 2014 mi sembra. Ci sono comunque più Italiani che se ne vanno di quelli che arrivano.
D. In ogni caso, perché continuano ad arrivare?
R. Secondo me per propaganda, pura propaganda. Il fenomeno era oscuro anche a me, ma degli amici mi hanno mandato video youtube di varie trasmissioni italiane di approfondimento politico-sociale. Dai questi estratti si evince un'immagine rosea della Germania, e di Monaco in particolare: ti danno i sussidi, la casa, c'è lavoro, alta qualità della vita, hai il Kindergeld per i figli. Ho 20 anni, vivo in un paesino del Sud, non si batte chiodo, perché non partire? Però non ti dicono l'altra faccia della medaglia: è vero che c'è lavoro, ma la casa non la trovi. È vero che ti danno i sussidi, ma devi aver lavorato un anno. È vero che ti danno la casa se non ce la fai, ma devi essere qui da 5 anni. È vero che la qualità della vita è alta, ma non hai il cibo di casa tua, gli amici e la famiglia sono lontani. Ma puoi scontrarti con questa realtà solo vivendo qui.
D. Oppure?
R. Oppure frequentando questi gruppi! La gente sul gruppo viene massacrata se fa delle domande che puoi trovare su Google. Le persone sono davvero solidali con chi fa delle domande che non trovi in rete. "Vengo a Monaco con tot stipendio e con questa situazione familiare... ne vale la pena?": qui vien fuori un grande aiuto. Questo è uno degli scopi del gruppo, perché questo tipo di servizio non te lo dà nessuno, se non pagando un consulente. Poi ovviamente, i tafferugli e le incomprensioni ci sono: siamo 20.000, è inevitabile.
D. Mondo web: elezioni estere pilotate, capi di stato che twittano, personalità che postano per comunicare con le masse. Cosa pensi di tutto ciò, cosa puoi immaginare per il futuro? Grazie alla tua esperienza con il gruppo, qual è l'incidenza di Facebook nella vita delle persone?
R. Facebook è in declino. Fino a 10 anni fa era un mezzo d'avanguardia. I giovani non sono più su Facebook, sono su Instagram, Whatsapp. I gruppi Whatsapp vanno di moda adesso. Secondo aspetto: nessuno legge più. Non si leggono più i libri, né le notizie. Avevo in mente di fare un manuale, avevo raccolto il materiale ed ero pronto a fare un libro per aiutare i nuovi arrivati. Alla fine ho deciso di non farlo perché i destinatari di questo libro sono persone che non leggono. È gente che quando appaiono i miei "post pipponi" sviene, non va oltre le dieci righe. Quello che farei adesso è un canale youtube. La gente è abituata a vedere e sentire, non leggere. Se io fossi un'istituzione e volessi dare un servizio ai miei connazionali, farei un canale youtube, farei dei tweet. Per esempio: "Oggi parliamo di Anmeldung, per maggiori informazioni clicca questo link!", dove appare un video che in 5/10 minuti ti spiega quello che devi o non devi fare. O nel canale si potrebbero inserire anche video interviste a gente che ce l'ha fatta o che non ce l'ha fatta, spiegandone le ragioni nell'uno e nell'altro caso.
D. Quindi? Aspettiamo presto il canale Youtube Italiani a Monaco?
R. Lo spero! Certo, sarei disposto a collaborare fornendo materiali e esperienza, ma non lo farei io.
D. Per concludere: qual è il valore di questo gruppo?
R. Beh, due persone si sono conosciute sul gruppo e si sono sposate! Per me il valore aggiunto di questo gruppo è che fa da ponte con la vita reale. Quello che cerco di fare è di indirizzare verso le istituzioni locali i nuovi arrivati, e soprattutto i giovani, che non le conoscono. Pochissimi sanno che c'è la Cgil, che ci sono i Patronati, quasi nessuno sa cos'è la Caritas. Per esempio l'anno scorso due ragazze che stanno facendo il dottorato hanno organizzato degli incontri alla LMU proprio destinati ai nuovi arrivi. Vogliono rifarlo, e hanno fatto un sondaggio sul gruppo chiedendo i temi da trattare. È a questo che servono i social! D. Ma alla fine, hai estinto questo debito con l'universo?
R. Secondo me l'ho già estinto! È che ti dispiace vedere certe situazioni, e non fa bene a nessuno avere nella tua città, nella città che ami, gente scontenta oppure schiavizzata, oppure che non ha idea di cosa fare. Non è il mio lavoro, potrei anche non farlo, ma tutto torna. E il karma anche”. (aise) 

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