LE CONFESSIONI DI UN LAVORATORE ILLEGALE ITALIANO IN AUSTRALIA - DI CARLO OREGLIA

LE CONFESSIONI DI UN LAVORATORE ILLEGALE ITALIANO IN AUSTRALIA - di Carlo Oreglia

MELBOURNE\ aise\ - “La storia di Vittorio (nome di fantasia) inizia come tante altre storie in Australia. L’arrivo con meno di 30 anni ed un visto Working Holday Visa in tasca e l’innamoramento per il Paese. La decisione successiva, racconta il ragazzo a SBS Italian, è quella di trovare un modo per restare e questo modo viene individuato nei visti studenteschi, che rinnova in due occasioni. Alla fine del secondo visto studentesco, Vittorio ha dovuto fare i conti con le spese: i corsi sono costati intorno ai diecimila dollari all’anno e non era possibile continuare in questo modo”. A raccontare la sua storia è Carlo Oreglia su “Sbs Italian”, lo special broadcasting in onda in italiano in tutta l’Australia.
“La “via più economica”, come Vittorio la descrive, era quella di tornare da turista, strada che lo ha portato ad entrare ed uscire dall’Australia in diverse occasioni.
In questo periodo ha sempre lavorato, nonostante il visto turistico non dia la possibilità di farlo legalmente.
"Non sono certo l’unico esempio di studente, quando ero studente, che ha fatto delle ore extra pagate in nero” – sottolinea a SBS Italian il ragazzo – “perché uno studente che si paga gli studi da solo non può farlo con un lavoro part-time”. Con il visto turistico il lavoro in nero è diventato per lui la norma.
“Lavoro in una situazione illegale perché sono costretto dalle circostanze, ma credo di dare qualcosa alla comunità”, aggiunge Vittorio.
Se la ricerca di stabilità e quella di un lavoro sicuro sono le motivazioni che spingono molti italiani a lasciare il loro Paese, per Vittorio la scelta di lavorare illegalmente per mantenersi in Australia non è problematica.
“L’Australia la si ama e la si odia, per quante volte me ne vada, poi voglio sempre ritornare”, confida il ragazzo a SBS Italian – “Mi piace averla come base anche se non posso starci per 12 mesi di fila”. È la possibilità di viaggiare facilmente e di aver l’Australia come rampa di lancio che gli ha fatto accettare la sua situazione incerta e potenzialmente rischiosa, visto il suo lavoro illegale.
Una vita che continuerà a condurre in questo modo ancora per diverso tempo e che “verrà fermata solo dagli eventi”, magari l’incontro con l’anima gemella.
Dal punto di vista lavorativo, fortunatamente Vittorio non si trova in una situazione in cui il suo status di immigrazione lo ha portato ad essere vittima di sfruttmento.
Ha trovato un buon equilibrio con il suo datore di lavoro, proprietario di un bar, che lo fa lavorare nonostante il visto turistico. Un accordo di mutuo soccorso, secondo Vittorio, dato che i costi del personale sono molto alti e lavorando in nero ci sono dei vantaggi per entrambi.
L’avvocato di Job Watch Gabrielle Marchetti però vede la sua situazione in modo meno ottimista.
“Anche se lui non si sente tale, mi sembra che sia in una situazione molto vulnerabile”, ha commentato l’avvocato ai microfoni di SBS Italian. "Persone nella sua situazione, molto precaria e senza sicurezze, non hanno la protezione della legge".
Una vulnerabilità che diventa chiara in caso di incidenti sul luogo di lavoro, che causano spese mediche e l’impossibilità di lavorare. Nei contratti di lavoro regolari è infatti prevista la copertura assicurativa per tutti gli impiegati, circostanza che chiaramente non si applica a lavoratori in nero.
In caso di incidente o di disputa con il datore di lavoro, l’impiegato viene di fatto lasciato a se stesso, senza la possibilità di vedere riconosciute le proprie istanze.
“Io vivo tranquillamente questa situazione”, ribatte Vittorio, “mi ritengo fortunato di fare questa vita, però a parlare con le altre persone, sembra che siano più preoccupate di me””. (aise) 

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