LEONARDO DA VINCI IN CUCINA: IL GENIO AI FORNELLI – DI FRANCESCA VALDINOCI

LEONARDO DA VINCI IN CUCINA: IL GENIO AI FORNELLI – di Francesca Valdinoci

MELBOURNE\ aise\ - "Leonardo è noto per le sue mirabili opere d'arte ma anche per essersi dedicato all'architettura, alla scultura, all'ingegneria e altre scienze, comprese quelle della cucina", come racconta Francesca Valdinoci in un articolo e in un video pubblicati oggi su SBS Italian, lo Special Broadcasting Service che diffonde informazioni in lingua italiana in tutta l’Australia.
""Uomo d'ingegno e talento universale", come lo definì Benedetto Croce, Leonardo da Vinci è noto per le sue mirabili opere d'arte, tra cui la Gioconda conservata al Louvre e il Cenacolo ambrosiano, ma anche per essersi dedicato all'architettura, alla scultura, all'ingegneria, all'anatomia, alla botanica e a molte altre scienze.
Il suo ingegno si espresse in stravaganti invenzioni, poi mai realizzate, come la macchina volante che doveva permettere all’uomo di volare o l’organo positivo continuo, uno strumento musicale che doveva creare musica senza interruzioni.
Accanto alle sue "macchine impossibili", spuntano nei suoi scritti anche schizzi di ben più pratiche invenzioni: come quella del coperchio, del primo rudimentale frullatore e del girarrosto, come ci ha raccontato in questa intervista la storica dell'arte italiana Lavinia Palmas.
Schizzi di invenzioni rinvenuti nel Codice Atlantico, probabilmente la più importante raccolta di studi e disegni dell’artista-inventore, e in un curioso libricino che si intitola "Le note di cucina di Leonardo da Vinci" scritto da Jonathan Routh e che racconta dei trent'anni trascorsi da Leonardo come Gran Maestro di feste e banchetti alla corte degli Sforza, a Milano.
La passione per la cucina nasce in Leonardo negli anni dell’adolescenza: durante gli anni di apprendistato presso la bottega di un altro grande genio del suo tempo, Andrea del Verrocchio, si racconta che Leonardo abbia lavorato come cameriere alla taverna Le Tre Lumache, vicino a Ponte Vecchio a Firenze.
Nel 1473, Leonardo fu promosso cuoco per un fatto curioso: tutti i cuochi della taverna morirono misteriosamente, forse a causa di un avvelenamento da cibo.
Leonardo prese il suo nuovo incarico molto seriamente e rinnovò il menu della taverna con quella che oggi sarebbe considerata nouvelle cuisine: pochi piatti e più sperimentali.
Ma la taverna prese fuoco improvvisamente probabilmente a causa di alcune liti tra i clienti e la sua esperienza alle Tre Lumache si concluse improvvisamente.
Leonardo non si diede per vinto e decise di aprire una sua attività, con un altro nome illustre dell’Arte Rinascimentale, Sandro Botticelli. Così nacque la Taverna delle Tre Rane. L'impresa però non fu un successo e chiuse poco tempo dopo; forse proprio a causa del carattere "sperimentale" dei piatti. Probabilmente i fiorentini dell’epoca non apprezzarono le scelte, insolite per il tempo, come l’utilizzo di spezie quali curcuma e zafferano, ma anche aloe, ginestre e olio di lino.
Molti degli ingredienti inseriti nei piatti di Leonardo avevano uno scopo terapeutico, un’attenzione all’aspetto terapeutico dell’alimentazione che ha fatto l’artista un "naturopata" ante litteram.
Ad esempio, una delle sue ricette più famose era la zuppa di rapa e cavoli, consigliata in caso di problemi di digestione. Per preparare la zuppa si dovevano avvolgere in un telo le cime di rapa e le foglie di cavolo, legando il fagotto con crini di cavallo e facendo cuocere il tutto per 30 minuti. Una ricetta per contrastare i malanni di stagione era invece la zuppa di agrumi: in cui si mescolavano succo di agrumi, uovo sbattuto e brodo.
Molte delle ricette di Leonardo avevano come base verdure e spezie, fatto che ha portato ad ipotizzare che fosse vegetariano, ma non ci sono prove che lo fosse.
Il genio del Rinascimento non si limitò solo all’ideazione di ricette e attrezzi per la cucina, ma anche a considerazioni su come ottimizzare il lavoro in cucina.
Una cucina doveva essere in ordine e "pulitissima" e poi bisognava lavorare ascoltando la musica che avrebbe messo di buon umore e ispirato chi era ai fornelli. "Per creare dei piatti perfetti, bisognava essere in un ambiente gradevole e confortevole" ha continuato a raccontare a SBS Italian Lavinia Palmas.
Secondo Leonardo, "il bravo pasticcere doveva essere uomo perché la delicatezza di una donna non era adatta a sollevare le grandi forme di marzapane" e doveva conoscere l'architettura, per sapere come distribuire i pesi e le leve.
Infine, Da Vinci scrisse anche delle note di Galateo a tavola, alcune tra le più curiose sono: Nessun ospite doveva posare la testa sul tavolo; Nessun ospite doveva prendere cibo dal piatto del vicino senza chiedergli il permesso; Non si doveva utilizzare il coltello per incidere il tavolo; Non doveva rimanere a tavola troppo a lungo, né mettere piedi sul tavolo; Nessun ospite doveva dare morsi alla frutta e poi rimetterla nella fruttiera". (aise)


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