L'EVOLUZIONE CHE SERVE AL PAESE, ITALIA VIVA – DI MASSIMO UNGARO

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ROMA\ aise\ - Care italiane e cari italiani residenti in Europa, vi scrivo per rendervi partecipi della mia scelta di fondare con un gruppo di colleghi del Partito Democratico un nuovo soggetto politico assieme all’ex segretario nazionale del PD Matteo Renzi, Italia Viva. Di seguito vi illustro le mie motivazioni.
L’evoluzione del centro-sinistra in Europa: i due fronti
Per conoscere e poter rappresentare al meglio le nostre comunità, da molti mesi viaggio per l’Europa dove ho spesso l’occasione di confrontarmi con esponenti del centro-sinistra di altri paesi europei. Questi scambi continui mi hanno gradualmente portato a pensare che abbiamo bisogno di un rinnovamento del centro-sinistra anche in Italia, una riorganizzazione del suo assetto per adattarlo al nostro tempo e combattere meglio le destre con l’obbiettivo di costruire un paese giusto e moderno.
Alcuni processi della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica stanno portando grandi cambiamenti nelle nostre società a partire dalla graduale erosione del potere d’acquisto dei ceti medi, un divario sempre più grande tra aree urbane e aree rurali, tra chi ha un titolo di studio e chi non lo ha, tra chi ha un contratto indeterminato e determinato, tra generazioni, tra il Nord e Sud, per non parlare delle sfida migratoria e della sfida della sostenibilità ambientale, profondamente interconnesse fra loro. Tutto questo comporta una graduale polarizzazione dell’elettorato e importanti conseguenze politiche. Da mesi nei miei interventi osservo le “forze centrifughe” che stanno portando il centro-sinistra in molti paesi europei a riorganizzarsi per meglio rispondere alla nuova domanda di rappresentanza dell’elettorato progressista.
In Europa il centro-sinistra vince, ottiene più consensi e tiene le destre al largo quando si “specializza”, quando si organizza con due punte, due fronti. Un fronte “social-democratico”, più classico, la cui funzione è quella di rassicurare e offrire protezione a quelle persone, e a quelle famiglie che vivono come una minaccia le sfide del nostro tempo e un fronte più “liberal-democratico” la cui funzione è l’innovazione politica ponendo al centro la giustizia inter-generazionale, lo sviluppo sostenibile e le pari opportunità (per giovani, donne e minoranze) che comportano grandi riforme dello Stato, della società, dell’economia, dei diritti civili, della cittadinanza, dell’Europa, la difesa dello stato di diritto e delle istituzioni.
Un fronte capace di parlare a quella parte dell’elettorato che forse non vede per sé minacce imminenti ma pensa al futuro dei propri figli e sogna un paese più giusto, sostenibile e moderno. Ovviamente non esistono competenze esclusive: per il fronte “liberal-democratico” la riduzione delle disuguaglianze è essenziale per assicurare le pari opportunità, mentre per i social-democratici sono ugualmente essenziali i diritti civili e la sostenibilità ambientale per riuscire a proteggere i più deboli. È una questione di efficienza e di organizzazione, non di valori: ogni fronte è meglio equipaggiato, in un contesto di elettorato sempre più polarizzato, a intercettare l’elettorato più contiguo che la media dei due fronti.
Questo processo è in corso, in forme più o meno diverse, in molti paesi dell’Europa occidentale, dalla Francia al Regno Unito, dall’Olanda al Belgio, per certi versi anche in Spagna. In quei paesi dove il centro-sinistra non ha cominciato questo percorso e dove ancora esistono modelli di partito “mediani” ovvero con il modello “stessa taglia per tutti” (“one size fits all” o la teoria laburista del partito “broad church”) il centro-sinistra arranca.
È il caso della SPD in Germania, che intercetta sempre meno il voto dei miei coetanei in fuga verso i verdi, come anche per la SPO in Austria (elezioni fra pochi giorni, incrociamo comunque le dita). Ho paura che questo sia anche il caso del Partito Democratico italiano.
I problemi del Partito Democratico
Nel Partito Democratico convivono oggi otto correnti in perenne competizione tra loro che rendono la sintesi sempre più difficile e soprattutto poco comprensibile all’esterno. Lontano dal voler demagogicamente denunciare l’esistenza delle correnti, un fattore fisiologico e direi quasi normale in qualunque grande partito di qualsiasi paese, si pone comunque un problema di chiarezza e di manovrabilità politica se la logica correntizia prevale sul senso di appartenenza alla stessa comunità e sul perseguimento di obbiettivi comuni. Troppo spesso queste correnti non esprimono una vera diversità di opinioni politiche o di idee ma gruppi diversi di persone: gruppi statici che rendono gli organi del partito terra di conquiste da ruba bandiera e sempre meno luogo di sintesi politica. Potremmo parlare di scuole di pensiero se fossimo in presenza di gruppi che si compongono e scompongono a seconda dei temi e delle problematiche, ma se invece sono sempre gli stessi gruppi a prescindere dal tema sorge un problema di mancata integrazione. Il messaggio inevitabilmente diventa troppo confuso e poco comprensibile per grande parte dell’elettorato, soprattutto quello più volatile, quello magari meno legato a fattori identitari come l’elettorato giovanile.
Come farà un partito diviso in otto correnti a farsi capire e poi a conquistare il voto di un diciottenne?
Inoltre vi confesso di aver vissuto con malessere alcune, legittime, scelte della nuova segreteria del PD di valorizzare esponenti che si erano notoriamente opposti alle riforme chiave attuate o tentate dai governi PD degli ultimi anni. Riforme che avevo a suo tempo sostenuto convintamente e quindi devo prendere atto di una divergenza crescente tra la linea politica del nuovo PD e le mie convinzioni (riforme istituzionali, sistema elettorale, politiche attive del mercato del lavoro ecce cc).
L’Italia Viva, riformista, europeista e liberale
Da qui le ragioni di Italia Viva. Italia Viva sarà un partito nuovo che chiede una riorganizzazione del centro-sinistra italiano portando una chiarezza di cui abbiamo estremamente bisogno. Italia Viva si pone come obbiettivo quello di intercettare milioni di elettori che non vogliono semplicemente gestire l’esistente ma pensare al futuro. Con Italia Viva si rafforza il nuovo governo tenendo alla larga la coppia Frankenstein Salvini-Meloni e allargando il campo in Parlamento e soprattutto nel paese parlando a tante italiane e tanti italiani che hanno perso fiducia nella politica. La stella polare dell’azione politica di Italia Viva saranno le pari opportunità per giovani, donne e minoranze, lo sviluppo sostenibile, l’europeismo riformista, il liberalismo egualitario promuovendo riforme coraggiose per il nostro paese come fatto in passato. L’Italia Viva non si pone come obbiettivo quello di accontentare tutti ma di prendere decisioni giuste per tutti, sostenendo gli ultimi senza opprimere i primi.
Continuo a credere che il nostro paese abbia bisogno di una scossa dato il pantano socio-economico in cui si ritrova da decenni. Le ragazze e i ragazzi che lasciano la penisola non chiedono solo attenzione per le loro questioni in quanto italiani all’estero ma chiedono soprattutto riforme radicali per trasformare l’Italia in un paese dove sia possibile realizzare le proprie aspirazioni. Il gruppo che si appresta a fondare Italia Viva è stato protagonista di una stagione di grandi riforme quali l’abbassamento delle tasse sul ceto medio, l’introduzione del contratto unico a tutele crescenti, l’introduzione del primo sussidio semi-universale contro la disoccupazione, del primo sussidio semi-universale contro la povertà, l’introduzione delle unioni civili e il tentativo, poi fallito, di superare il bicameralismo perfetto.
Dobbiamo riprendere questa strada e ce la possiamo fare grazie alla guida e alle capacità comunicative di Matteo Renzi, già segretario del PD e Premier del nostro paese.
Mi sento molto legato a quella intensa stagione riformista del Partito Democratico al governo. Non sono un politico di professione: mi sono candidato un anno fa per far valere il punto di vista degli italiani all’estero e soprattutto per ridare dignità e opportunità ai giovani italiani. Ritengo che l’immobilismo sia un rischio da evitare a ogni costo. A noi la sfida di costruire un soggetto riformista, europeista, aperto, contendibile, che rafforzi il centro-sinistra italiano per tenere alla larga le destre. Stiamo cominciando a scrivere il manifesto e invito tutti quelli che vogliono partecipare a scrivermi e a farsi avanti, abbiamo bisogno di voi. Vi invito già da ora a venire alla Leopolda e a partecipare in prima persona (Firenze, 19-21 Ottobre, ci si può iscrivere qui).
Altri fattori importanti
Ci sono altri due fattori rilevanti che hanno in qualche modo facilitato la mia scelta. Negli ultimi mesi ho dovuto prendere atto di una difficile interlocuzione se non vera disattenzione dei vertici del Partito per le istanze degli italiani all’estero. Una situazione incresciosa che si è sviluppata nel tempo culminando con la mancanza di qualsiasi riferimento nel programma del nuovo governo delle questioni degli italiani all’estero e soprattutto con la conferma nel nuovo governo di esponenti di forze politiche a noi ostili, che da anni osteggiano il PD Mondo sui territori e che, in quanto membri del governo gialloverde, avevano notoriamente agito contro gli italiani all’estero avvallando i peggiori decreti della storia repubblicana - i decreti Salvini I e II - che hanno reso la vita impossibile a molti nostri connazionali all’estero (dall’ottenimento della cittadinanza per matrimonio alla questione targhe estere). In queste condizioni diventa davvero difficile svolgere al meglio il mandato parlamentare conferitomi dagli italiani all’estero.
Per non parlare di un clima di crescente acrimonia che ho visto svilupparsi a vari livelli del partito, dai circoli, alle federazioni fino all’Assemblea. Il confronto, il dibattito, sono sempre positivi ma in 17 anni di militanza nel centro-sinistra non ho mai registrato tali picchi di scontro e ostilità. Queste ovviamente non sono categorie politiche ma influenzano le decisioni dal lato umano. Insomma, a poco a poco io, nativo democratico, ho cominciato a sentirmi estraneo in casa mia, una sensazione che non auguro a nessuno. Lascio quindi il Partito Democratico dopo 12 anni di intensa militanza, 12 anni di volantinaggi, turni alle feste dell’Unità, marce, iniziative, assemblee.
Valori e impegno restano gli stessi
Ovviamente le mie idee, i miei valori, il mio impegno per gli italiani all’estero e per l’Italia non cambiano. Vanno ben al di là di un simbolo, di una bandiera, di un logo. Nel centro sinistra italiano siamo stati capaci di far evolvere l’offerta politica in linea con i tempi e questa operazione di “specializzazione” è un’altra importante evoluzione necessaria per il bene del nostro paese.
Agli amici e ai compagni che rimarranno nel Partito Democratico mando un grande abbraccio. Sono stati anni formidabili e ringrazio tutti i militanti e i dirigenti con i quali ho collaborato e lavorato tra le varie federazioni in Italia ma soprattutto nel mondo, dove ho militato in 4 circoli e dove ho contribuito a fondarne 5. Lotteremo insieme per campagne comuni e saremo sempre alleati contro le destre, le ingiustizie, le disuguaglianze a favore dell’Europa unita e di un’Italia più giusta.
Non è stata una decisione facile. Ma è ora di rimettersi in cammino, consapevole che i partiti sono mezzi, veicoli, strumenti a servizio della nostra democrazia e della nostra Repubblica. Non sono Chiese, non sono il fine dell’azione politica. Quello che importa è dove si va, non da dove si viene. (massimo ungaro*\aise)
* deputato Italia Viva 

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